I beni culturali italiani hanno bisogno di una cura di marketing. Una cura a base di vitamina P: prodotto, punto vendita, pubblicità. Con un'attenzione particolare alle nuove tecnologie che potrebbero permettere la promozione dei beni culturali nazionali anche all'estero, pur non facendoli uscire dai confini. A raccontarlo a ItaliaOggi è uno dei nomi più conosciuti del marketing e della comunicazione italiana, Walter Hartsarich. Dopo aver guidato il colosso Aegis Media in Italia, Hartsarich da un anno si dedica alla giovane Fondazione dei Musei civici di Venezia, nata nel 2008, di cui è stato nominato presidente con il compito preciso .di far camminare i musei veneziani con le proprie gambe: senza finanziamenti pubblici. Non solo ci siamo riusciti ma in un annodi crisi terribile per tutta l'economia come è stato il 2011, siamo riusciti a far crescere il fatturato dei musei del 2010, da 20 a 24 milioni di euro, con un 9 di biglietti venduti». La ricetta di Hartsarich per valorizzare undici tra le più importanti sedi museali della città lagunare (tra cui Palazzo Ducale, Museo Correr,7brre dell'Orologio, Ca' Rezzonico, Galleria Internazionale d'Arte Moderna, Museo Fortuny, la casa di Carlo Goldoni, il Museo del vetro e il Museo di storia naturale 1 si basa -sulle più semplici regole del marketing: siamo partiti dal prodotto. Alcuni potrebbero pensare che chiamare prodotto un bene culturale possa essere un'eresia ma non è così: significa definire meglio le caratteristiche di ciascuno dei musei per esempio, capire qual è il target di riferimento, il visitatore tipo e cercare di creare un'offerta che lo soddisfi al meglio. Lo abbiamo fatto, ridefinendo in base a questo anche le aree di prezzo. Poi», continua Hartsarich, -siamo passati alla comunicazione partendo dal web. Il sito preesistente era legato al nome 'Fondazione' e gli utenti non lo trovavano facilmente mentre cercavano informazioni sui musei veneziani. Abbiamo fatto un restyling e ci siamo anche dedicati ad agevolare la vendita dei biglietti on-line, una pratica ormai necessaria in un contesto museale moderno -. Un museo moderno, gli Stati Uniti insegnano, non può dimenticare il valore promozionale e di marginalità dei ricavi del merchandising. «Un merchandising di qualità rinforza l'identità del museo e ne propaga il marchio oltre la visita., continua Hartsarich. «Oggi, dal nostro merchandising provengono oltre il 30 dei ricavi della Fondazione e, per la prima volta in Italia, abbiamo anche aperto un vero e proprio negozio di merchandising fuori dal museo, all'aeroporto di Venezia. Dalla definizione del prodotto alla diversificazione dell'offerta (mostre ed eventi) il passo è breve e, nel caso di Venezia, ha comportato la chiamata da parte della Fondazione di un numero uno nell'ambiente della direzione museale. «Dal dicembre 2011 è arrivata Gabriella Belli e ha portato tutta la sua esperienza e i suoi contatti capitalizzati in tanti anni di direzione del Mart di Rovereto (a cui è approdata nel 1989, ndr)». L'arrivo della Belli «è seguito dalla grande mostra di Klimt a gennaio. A settembre sarà la volta di Guardi e nel 2013 toccherà a Monet ». Ultimo ingrediente, ma non per importanza, della ricetta Hartsarich: la pubblicità. «Non dobbiamo temere di promuovere l'arte e la cultura con gli strumenti dell'advertising classico-, racconta. -Inoltre, dobbiamo guardare alle nuove tecnologie per portare, attraverso realtà virtuali ed esperienze di altissima definizione e coinvolgimento emotivo per gli spettatori, il nostro patrimonio all'estero con eventi spettacolari -. Con che fondi? «Noi abbiamo un bilancio totalmente autosostenuto, conclude Hartsarich, «e non prendiamo un ego di finanziamenti pubblici. Ma dovremmo renderci conto che promuovere l'Italia all'estero attraverso i propri beni culturali è uno dei modi più sicuri di investire sul futuro della nostra economia. Lo stato dovrebbe tenerne conto».
Una cura di marketing per i musei
Walter Hartsarich, un nome conosciuto nel marketing e nella comunicazione italiana, è presidente della Fondazione dei Musei civici di Venezia. La Fondazione, nata nel 2008, si è impegnata a valorizzare i musei veneziani senza finanziamenti pubblici. Hartsarich ha guidato la Fondazione a crescere il fatturato dei musei dal 2010 a 24 milioni di euro, con un aumento del 9% dei biglietti venduti. La ricetta di Hartsarich si basa sul prodotto, comunicazione e pubblicità. Ha ridotto le aree di prezzo, ha fatto un restyling del sito web e ha agevolato la vendita dei biglietti on-line. Ha anche introdotto un merchandising di qualità che propaga il marchio del museo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo