II colpo di freddo che ha colpito uno dei ire addetti al servizio di vigilanza all'interno dell'Anfiteatro Flavio, costringendolo alle cure mediche, ha causato anche l'ennesima chiusura al pubblico del sito archeologico tra i più visitati dell'intera provincia di Napoli. E la chiusura a singhiozzo del monumento dopo aver provocato la richiesta in Parlamento di rimozione della sovrintendente di Napoli e Pompei, adesso fa invocare l'apertura di una indagine della Corte dei Conti per i presunti danni allo Stato derivanti dai mancati incassi. Ieri mattina ai cancelli di ingresso è comparso per l'ennesima volta in questo scorcio di estate l'avviso di chiusura per «mancanza del personale di vigilanza», con il disappunto di intere comitive di turisti anche stranieri, tra i quali un gruppo di tedeschi e una comitiva di giovani ungheresi. Ancora una voltai cancelli del Flavio, il terzo anfiteatro d'Italia per importanza, sono rimasti sbarrati. Nel pieno della stagione turistica e dopo la decisione presa dalla sovrintendente speciale Teresa Elena Cinquantaquattro di tenere aperto l'Anfiteatro solo quattro giorni su sette «per motivi organizzativi» legati alle presenze dei quindici dipendenti. Ieri doveva essere giorno di apertura dalle 9 alle 19, secondo il calendario reso noto dalla stessa sovrintendenza. Ma l'improvviso malore di uno dei tre dipendenti con mansioni di vigilanza ha provocato l'emergenza. La responsabile locale della sovrintendenza, del resto, si è dovuta attenere con scrupolo e correttezza al rispetto della norma che prevede, per motivi di sicurezza, che il sito sia visitabile solo con la contemporanea presenza in servizio di tre impiegati con mansioni di vigilanza. Il problema, semmai, deriva dalla scarsa dotazione organica: negli ultimi anni decine sono stati i dipendenti andati in pensione senza essere rimpiazzati. Al momento ne sono quindici, sei dei quali con mansioni di custodia e vigilanza, gli altri con compiti di manutenzione del patrimonio storico-archeologico. E ancora una volta nel mirino delle critiche finisce la responsabile della Sovrintendenza unica, Teresa Elena Cinquantaquattro. Appena una settimana fa oggetto di una interrogazione presentata dalla senatrice del Pdl Diana de Feo al ministro dei Beni culturali, Lorenzo Omaghi, nella quale l'esponente politico della commissione parlamentare Cultura chiedeva apertamente la «rimozione immediata della Cinquantaquattro». Critiche bipartisan. Alla de Feo fanno sponda i Verdi, con il commissario regionale Francesco Emilio Borreni, che rilancia chiedendo l'intervento dei giudici contabili. «Dopo quanto sta accadendo a Pozzuoli, con l'Anfiteatro Flavio ormai chiuso senza neanche un preavviso e l'impossibilità di visitare gli altri siti, la sovrintendente Cinquantaquattro farebbe bene a rassegnare le dimissioni - tuona Borrelli - Sarebbe un atto di amoreverso i beni archeologici di Pozzuoli. Tra l'altro, con queste chiusure a singhiozzo si potrebbero avere anche dei danni erariali per i mancati incassi giornalieri. Sarebbe opportuno una indagine della Corte dei Conti per verificare quest'eventualità». Secondo i dati ufficiali della Regione, risalenti ad un report del 2007, in quell'anno si registrarono ventisettemilaseicento presenze all'Anfiteatro Flavio: in media, oltre cento presenze per ogni giorno di apertura con un incasso intorno ai cinquecento euro. Sulla questione nelle settimane scorse hanno presentato note di protesta anche la Fede-ralberghi, la Pro-loco e i vari tour-operator flegrei, che hanno anche chiesto al ministro Omaghi l'invio di ispettori del Mibac per capire cosa stia accadendo nell'Anfiteatro di Pozzuoli.