Le polemiche sul progetto che rischia di cambiare i connotati a Palazzo Gualino, capolavoro razionalista di Gino Levi Montalcini e Giuseppe Pagano in corso Vittorio e, più in generale, sulla tutela dell'architettura del Novecento. Ma anche gli interventi poco rispettosi su edifici barocchi come quello, firmato Guarini, che ospiterà il "grande" Egizio. Il soprintendente per i Beni Architettonici di Torino Luca Rinaldi interviene nel dibattito sollevato sulle pagine di "Repubblica". ARCHITETTO Rinaldi, chi ha ragione tra difensori e detrattori del "nuovo" Palazzo Gualino, che da sede di uffici diventerà condominio di lusso? «Guardi, la Soprintendenza segue dal 2007 quel progetto di riconversione. Aveva ammesso allora la funzione residenziale, anche perché assai labili erano le tracce della concezione originale, frutto di una progettazione integrata esemplare tra arredi e architettura. Direi che tutti hanno un po' ragione e un po' torto». La polemica sollevata dal professor Daniele Vitale, tra i più accesi oppositori del recente progetto, è fondata? «Mi sembra tardiva. Il progetto è stato approvato dal nostro ufficio nel gennaio 2009, tre anni e mezzo fa. Non è vero che il vincolo della Soprintendenza, dell'ottobre 2007, riguardi la sola facciata, né che si effettui uno sventramento. Gli elementi originali verranno conservati, così come i muri d'ambito dei locali, e due piani verranno integralmente conservati. Alcuni interventi particolarmente osteggiati poi, come i parcheggi e la nuova scala esterna, sono ancora in fase di valutazione. Da un certo punto di vista però Vitale e i firmatari dell'appello hanno ragione, perché si tratta pur sempre di una pesante ristrutturazione, tesa al massimo sfruttamento immobiliare di un'architettura significativa, soprattutto per la precocità delle forme razionaliste. In ogni caso questa mi sembra essere una buona occasione per riflettere sul tema della conservazione dell'architettura moderna e contemporanea». Ora è sotto esame anche il progetto di riuso del Palazzo del Lavoro di Nervi. Che cosa ne pensa? «E' un edificio vincolato. Il progetto di trasformazione in centro commerciale era già stato approvato dal nostro ufficio alla fine dell'anno scorso. E' grazie alla sensibilità dei progettisti se, dietro mia sollecitazione, se ne sta studiando oggi una variante, maggiormente ispirata alle indicazioni dello stesso Nervi». Edifici vincolati, sulla carta intoccabili, pesantemente trasformati. Sui palazzi barocchi del centro, ugualmente tutelati, non si oserebbe tanto. Due pesi e due misure? «Non è così. Il progetto di Aimaro Isola e Paolo Marconi per il nuovo Museo Egizio, dentro il prestigioso Palazzo dell'Accademia delle Scienze, prevede lo scavo del cortile, la demolizione di parte del monumentale scalone principale ottocentesco e scale mobili che bucano le volte seicentesche. Non mi risulta che in questo caso siano state sollevate le stesse critiche. Il progetto dell'Egizio è stato approvato nel 2009 dal Comitato Tecnico Scientifico per i Beni Architettonici del Ministero, cui la Soprintendenza si era rivolta. E' evidente che i pareri di un consesso così prestigioso fanno testo, ma è anche vero che da parte del ministero andrebbe fatta maggior chiarezza negli indirizzi di intervento ». Sarebbe favorevole a coinvolgere maggiormente professionisti ed esperti per il restauro di edifici di pregio? «Se con ciò si intende il ricorso a gare di progettazione no. Per la mia esperienza spesso fanno solo perdere tempo e soldi. Meglio procedere a gare a inviti, selezionando studi affidabili. Condivido invece l'appello a una maggiore trasparenza sui progetti e sugli iter di approvazione, anche perché questa vicenda dimostra che il mondo universitario e le élite culturali sono spesso disinformati. Resta comunque inteso che il parere definitivo sulla compatibilità degli interventi proposti compete alla Soprintendenza. Mi assumo volentieri questa responsabilità di fronte alla comunità culturale della città e ne renderò conto».