CARO direttore, credo sia importante trasmettere ai lettori che in questi giorni stanno seguendo le vicende di Cinecittà che, se è vero che c'è un importante aspetto storico nella difesa dello stabilimento, la ragione per cui deve essere combattuta questa battaglia riguarda il futuro e non il passato. Porto la mia testimonianza. La scena di "Noi Credevamo" in cui quattro cospiratori italiani lanciano delle bombe all'esterno del Teatro dell'Opera di Parigi aveva bisogno di una ricostruzione scenografica complessa. NELLA scena utilizzavamo esplosivi che andavano tenuti sotto controllo dai responsabili degli effetti speciali, di un coordinamento tra stuntman, comparse e cavalli che non poteva fallire nei pochi giorni che avevamo a disposizione. Abbiamo preso in considerazione molte ipotesi per la realizzazione della scena: mescolare luoghi reali e ricostruzione in Piemonte, dove giravamo la maggior parte del film e dove la Film commission ha saputo sviluppare negli anni una formidabile capacità di " fare cinema"; siamo andati a Budapest, dove abbiamo visto un luogo perfetto e conosciuto tecnici bravissimi che ci invitavano a valutare un personale sicuramente competitivo dal punto di vista dei costi; ma alla fine con la Palomar, che produceva il film, abbiamo scelto Cinecittà. Era un film, "Noi credevamo", dal budget che non consentiva sprechi di alcun genere: la valutazione finale era quindi strettamente dettata e da ragioni concrete, produttive, non certo da abitudini, nostalgie, amicizie o comodità. Tutto ha funzionato benissimo, la scena è stata realizzata nel migliore dei modi e senza nessun ritardo sul piano di lavorazione. Già che c'eravamo, abbiamo sfruttato uno scorcio della New York di Dante Ferretti per girare l'esterno di una scena ambientata a Londra, e questo non avremmo potuto farlo altrove: rimane, Cinecittà, un luogo dove l'immaginazione trova praterie di possibilità assolutamente uniche in campo cinematografico. La questione quindi a me sembra molto concreta: Cinecittà è un dispositivo prezioso per la nostra produzione cinematografica. Va difesa non perché si tratta di una gloria del passato, ma perché è una preziosa possibilità per il futuro.