A Pisa la cultura vale 740 milioni di euro Nella classifica di Symbola e Unioncamere la nostra provincia è al nono posto in Italia per valore aggiunto legato al settore Il professor Sacco come supervisore e un pool di esperti Il rapporto presentato da Fondazione Symbola e Unioncamere sull'industria culturale in Italia è stato realizzato con la supervisione del professor Pierluigi Sacco e con il coinvolgimento di oltre venti esperti, i quali hanno dato un contributo importante per individuare le esperienze più avanzate e le tendenze emergenti di ogni settore. È un viaggio tra creatività, tradizione, innovazione, ingegno e saper fare che comprende anche la Toscana del vino, il marmo di Carrara, il tessile di Prato e la nautica di Viareggio. PISA, Sfiora i 740 milioni di euro la ricchezza prodotta in provincia di Pisa dalla cultura, pari al 6,9 per cento di quella complessiva, a fronte di 15mila persone impiegate, ossia il 7,9 per cento di tutti gli occupati del sistema economico locale. Sono dati (anno 2011) che si ricavano da uno studio e dalla relativa graduatoria di Fondazione Symbola e Unioncamere secondo cui Pisa è al nono posto in Italia quanto a valore aggiunto creato dalla cultura e al sesto per numero di occupati. In Toscana, che vanta la leadership nazionale delle cosiddette esportazioni culturali con il 22 per cento sul totale dell'export su scala regionale, meglio di Pisa riesce a fare soltanto Arezzo, che si conferma addirittura prima nella classifica delle dieci migliori province in Italia, con una ricchezza riconducibile alle attività culturali pari a oltre 700 milioni di euro, che vale l'8,4 per cento di quella totale. All'ombra della Torre a fare da traino sono le industrie creative con oltre il 63 per cento del fatturato del settore. Alle industrie culturali propriamente dette, grazie soprattutto alla vitalità di software e videogiochi, si deve un sostanzioso contributo: circa il 33 per cento. In coda troviamo performing arts e intrattenimento, patrimonio storico-artistico, rispettivamente con circa il 3 e l'1,2 per cento. La classifica è contenuta nello studio "L'Italia che verrà: rapporto 2012 sull'industria culturale in Italia", elaborato da Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell'assessorato alla Cultura della Regione Marche, presentato nei giorni scorsi a Treia, durante la prima giornata del seminario estivo della fondazione. Uno studio - osservano i promotori - che rappresenta la migliore risposta possibile a chi sostiene che con la cultura non si mangia. «L'Italia deve fare l'Italia - commenta Ermete Realacci, presidente di Symbola, fondazione per le qualità del nostro Paese -. Non è un caso che Pisa risulti ben piazzata in questa speciale graduatoria del Pil legato alla cultura. A Pisa ci sono tutti i fattori che già oggi sono fondamentali per la produzione di ricchezza e tanto più potranno e dovranno esserlo nel futuro. È necessario fronteggiare la crisi finanziaria e il debito pubblico senza lasciare indietro nessuno, ma per risanare l'economia serve un'idea di futuro. Non possiamo che puntare su innovazione, ricerca, green economy, e incrociarle con la forza del made in Italy, la qualità e la bellezza. La cultura è l'infrastruttura immateriale di questa sfida». «Pisa - sottolinea il sindaco Marco Filippeschi, commentando lo studio "L'Italia che verrà" - si conferma nel Paese e in Toscana come una delle città con grandissimo impatto, anche economico, delle attività culturali. Questo fatto è molto rilevante dato che si tratta di una qualità strategica per il futuro. Per rafforzarla, il Comune sta facendo investimenti senza precedenti, incrociando le politiche dell'Unione Europea. Il piazzamento eccellente nella graduatoria di Symbola e Unioncamere è tanto più importante perché, nel caso di Pisa, non si possono contare a vantaggio settori economici come quello orafo di Arezzo, ma valgono molto di più le attività di produzione e fruizione di cultura, dei beni culturali e del turismo di qualità. Pertanto questi dati dicono molto delle nostre straordinarie potenzialità di sviluppo». Il cuore della ricerca di Symbola e Unioncamere, primo rapporto in Italia teso a quantificare il peso della cultura nell'economia nazionale, consiste nel non limitare il campo d'osservazione ai settori tradizionali, ma nell'andare a vedere quanto contano cultura e creatività nel complesso delle attività economiche, nei centri di ricerca delle grandi industrie, nelle botteghe artigiane e negli studi professionali, attraverso l'individuazione di quattro macrosettori: industrie culturali, industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design, made in Italy), patrimonio storico-artistico architettonico, performing arts e arti visive. Al corpo centrale della ricerca è stata affiancata un'indagine su tutta la filiera delle industrie culturali, ovvero quei settori che non svolgono attività culturali, ma da queste sono fortemente influenzate: formazione, produzioni agricole tipiche, attività commerciali al dettaglio, turismo, trasporti, attività edilizie, etc. Una filiera articolata e diversificata che, se compresa nei calcoli, fa salire il valore aggiunto prodotto dalla cultura dal 5 al 15 per cento dell'economia nazionale e fa lievitare anche l'occupazione, con ben 4 milioni e mezzo di persone impiegate, equivalenti al 18,1 per cento degli occupati a livello nazionale.
A Pisa la cultura vale 740 milioni di euro
La cultura è un settore economico importante in Italia, con un valore aggiunto di 740 milioni di euro nella provincia di Pisa. La Toscana è la regione con la leadership nazionale delle esportazioni culturali, con il 22% del totale. Pisa si trova al nono posto in Italia per valore aggiunto legato alla cultura, con un contributo del 6,9% al PIL. L'industria culturale è il settore con il maggior impatto economico, con oltre il 63% del fatturato del settore. Le industrie creative, come software e videogiochi, contribuiscono con il 33% del fatturato. La classifica è stata realizzata da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la supervisione del professor Pierluigi Sacco.
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