Dovrebbe essere il contrario, tanto più che la qualità può andare d'accordo anche con la popolarità e il vasto pubblico, come mostrano le duemila persone accorse al Priamar. Per la Liguria, come per tutte le regioni che vivono di turismo, è una questione vitale. Sembra infatti che il turismo, condannato a pensarle tutte pur di sopravvivere, debba optare definitivamente per la strada dell'intrattenimento invasivo e prepotente, all'insegna del rumore assordante, dei miasmi sgradevoli, non solo a scapito di un'ospitalità più fine ed educata ma anche a danno degli stessi residenti. C'è gente ad Alassio che deve ricorrere agli avvocati perché le innumerevoli band di cui ogni bar ormai si dota d'estate suonano a tutto volume per buona parte della notte; a Imperia si debbono tenere le finestre chiuse perché c'è sempre una pizzeria sottocasa che scarica i suoi fumi e odori incurante delle norme igieniche e del rispetto dovuto al prossimo. Sotto i miei occhi, mentre scrivo, i marinai di uno yacht hanno scaricato sulla banchina pubblica del centro città le loro seggiole e le lavano accuratamente, infradiciando di detersivo il suolo pubblico e ostacolando il passaggio; e via di seguito. E non c'è autorità che intervenga, se non dopo infiniti solleciti ed esposti. Il motivo è chiaro. Il turismo non va ostacolato, purché attiri gente, faccia quello che vuole. Il disagio sarà compensato dal guadagno. Ora, a parte che il guadagno va solo o soprattutto ad alcuni, è certo che, di questo passo, in futuro ce ne sarà sempre meno, perché le persone civili scapperanno dalla Liguria. All'industria del turismo si concede di fare quello che mai si tollererebbe da altre attività, economicamente non meno rilevanti: inquinamento del mare e dell'aria, disturbo della quiete notturna, occupazione abusiva di spazi pubblici. È giusto che il turismo si accompagni a modi e luoghi di ristorazione e intrattenimento che debbono incontrare il gusto oggi dominante. Ed è doveroso essere molto tolleranti. Ma di qui a consentire agli operatori ogni licenza ce ne corre, tanto più che, alla lunga, lo scadimento della qualità che ciò comporta finirà per allontanare i turisti stessi. Sembra incredibile come la Liguria abbia dimenticato quanto ha perduto in termini di turismo di pregio. Se non fosse perché ancora dispone di piccoli borghi nell'entroterra, antichi e vivibili, dove chi cerca pace, bellezza e una vacanza intelligente, si rifugia, di tedeschi, tanto per fare un nome, non ci sarebbe più neppure l'ombra in Riviera. Troppi imprenditori del turismo trattano l'ambiente naturale e umano circostante come un bene accessorio, da succhiare sino a consumazione o esasperazione totali di ciò e di chi sta intorno; con la complice distrazione di Comuni, capitanerie di porto, polizia. Basta andare nella Costa azzurra per toccare con mano l'oculato controllo delle autorità sulle modalità dell'intrattenimento turistico, che pure lì è diffuso e vario. Altrove hanno capito che il turismo si salva garantendo la qualità dell'ambiente, diversificando le attrazioni perché accontentino tutti i gusti, ma nel rispetto di tutti. La Regione Liguria ha unito in un solo assessorato turismo e cultura e poteva essere un'idea per favorire un turismo meno volgare e una cultura più popolare. Invece ci si è limitati a cassare o quasi la cultura e a dare via libera a qualsiasi iniziativa e prepotenza fatte in nome del turismo. Per questo, quando ci si imbatte in una perla come il Don Giovanni di Savona, si resta pieni di meraviglia e di rimpianto per le troppe opportunità mancate dalla nostra regione.
Liguria. Industria turistica senza qualità.La cultura ne diventa la vittima
La Liguria è affrontata da problemi legati al turismo, che sta distruggendo la qualità dell'ambiente e dell'ospitalità. I turisti tendono a preferire luoghi di intrattenimento invasivi e rumorosi, a scapito della quiete notturna e della bellezza naturale. I residenti sono costretti a soffrire per la presenza di molti imprenditori del turismo che trattano l'ambiente come un bene accessorio. La Regione Liguria ha unito in un solo assessorato turismo e cultura, ma non ha fatto abbastanza per favorire un turismo meno volgare e una cultura più popolare. I luoghi come il Don Giovanni di Savona sono però ancora una perla della regione.
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