Marchigiani e Dapretto: atteggiamento di chiusura Maria Giulia Picchione: io procedo solo con rigore Sono entrati pieni di speranze e sono usciti preoccupati e bacchettati. Non è stato molto felice il primo atteso incontro tra gli assessori all'Urbanistica e ai Lavori pubblici e il neosoprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici Maria Giulia Picchione. Che, insediata a maggio, ha preso effettivo servizio solo a inizio luglio, con una marea di pratiche arretrate. «Abbiamo trovato un preoccupante atteggiamento di chiusura - riferisce Elena Marchigiani -, una visione della tutela e dei compiti della Soprintendenza che è fuori dalla concretezza delle cose, il che è drammatico per questa città: no ai déhor chiusi, o delimitati da piante fuori dai locali pubblici, permessi per ogni palco da mettere in piazza e preferibilmente da non mettere più, la richiesta di tutta la documentazione dalla prima pratica in poi per ogni variante paesaggistica, per ogni progetto edilizio, il che crea più burocrazia e più spese al cittadino. Noi - afferma Marchigiani - siamo certamente per il decoro, per primi abbiamo cercato il dialogo preventivo con la Soprintendenza, ma la tutela non può andare contro lo sviluppo: la città dev'essere viva, non assoggettata a criteri assoluti. Speriamo nel dialogo, ma se non c'è non resteremo a mani conserte». E così «preoccupato» si definisce anche Andrea Dapretto per i Lavori pubblici: «Ho sentito pareri "chiusi", la soprintendente ha smentito perfino pareri già dati dagli uffici comunali, non so come potremo riqualificare e innovare la città per portarla in linea con le città europee che le assomigliano. La soprintendente - aggiunge l'assessore - pretende perfino il fotovoltaico "color tegola" sui tetti: forse c'è una sola ditta in Italia che lo produce, come possiamo andare in linea restrittiva mentre il mondo, il governo, ci spingono alle energie alternative? Bisogna valorizzare i beni, ma in chiave contemporanea. E se per ogni cosa serve un parere come facciamo a sburocratizzare?». Maria Giulia Picchione ieri era nel suo ufficio di Udine. «Io solo procedo con rigore - risponde - ma non ho mai detto "no" ad alcunché. Collaboro con tutti, ma devo tutelare paesaggio e monumenti, e nell'interesse di tutti: la Soprintendenza ha la massima apertura, non rinuncia però alle proprie prerogative. Io sono il soprintendente, l'assessore comunale fa il politico». E così Picchione cita specifici articoli del Codice dei beni culturali. Dice che i déhor non possono essere chiusi: «Lo spazio urbano storico deve restare fruibile, vanno studiate e regolate le tipologie». Che le manifestazioni in piazza sono da autorizzare una per una: «Bisogna sapere e di volta in volta che cosa si fa, se le installazioni sono coerenti non c'è problema». Che chiunque proponga interventi sul patrimonio ha da presentare un'istruttoria completa: «Come si valutano se manca la relazione paesaggistica? Se non c'è il progetto precedente? Si rischiano valutazioni errate. Sì, le pratiche giacenti sono carentissime». E le lungaggini burocratiche? «Solo se mancano documenti i tempi si allungano, perché noi chiederemo le integrazioni. Quindi è il Comune che deve controllare in fase istruttoria che le pratiche siano complete, così la città risparmia tempo».
Trieste. Comune-Soprintendenza: è subito guerra fredda su dehor e palchi in piazza
Gli assessori all'Urbanistica e ai Lavori pubblici di Udine, Elena Marchigiani e Andrea Dapretto, hanno espresso preoccupazione per l'atteggiamento della Soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, Maria Giulia Picchione, che considerano chiusura e visione fuori dalla concretezza delle cose. Marchigiani e Dapretto hanno criticato la richiesta di tutta la documentazione per ogni variante paesaggistica e progetto edilizio, che crea più burocrazia e spese al cittadino. La Soprintendente ha smentito pareri già dati dagli uffici comunali e ha richiesto il fotovoltaico "color tegola" sui tetti.
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