Isimboli esprimono esattamente quello che raffigurano. La storia del movimento operaio è piena di simboli, fortemente evocativi, a volte ridondanti, affollati, fino alla semplificazione novecentesca che impone facilità di decifrazione e di identificazione. La simbologia sindacale vede ovunque mani, arnesi di lavoro, operai al lavoro. La ruota dentata diviene simbolo universale del lavoro, cornice ideale per altri simboli (contiene anche lo stellone d'Italia nel simbolo repubblicano). Il pugno chiuso rappresenta unità, dita diverse che si serrano insieme. Diffusissima è la simbologia floreale, che cresce con l'estendersi del Primo Maggio, mese propizio allo sbocciare dei fiori (garofano rosso in Austria e in Italia, rosa rossa in quasi tutti gli altri paesi). Una simbologia più elaborata è fatta di catene infrante, la spada spezzata della tradizione antimilitarista, la mano con fiaccola che illumina, il sole che sorge (il sol dell'avvenire della tradizione francese), la falce e il martello. Quest'ultimo simbolo ha una efficacia grafica notevole, ed ha un significato del tutto esplicito, raffigurando l'unione di lavoro operaio e contadino. Diverrà il simbolo dei soviet, e grazie a questo si diffonderà come «marchio» immediatamente riconoscibile in tutto il movimento comunista internazionale, ma la sua forza evocativa andrà oltre, in un intreccio tra partiti, movimenti, associazioni di ispirazione comunista e socialista, ma non solo. Martello e falce li impugna del resto anche l'aquila non più bicipite della repubblica austriaca dal 1919; dopo il 1945 con l'aggiunta di una catena spezzata. Il simbolo si trova alle origini del socialismo italiano, fin dal tempo di Andrea Costa, ed è presente in Italia molto più che in altri paesi, perché raffigura quella che è una delle caratteristiche originali di quel socialismo, la presenza di una componente forte e organizzata del mondo contadino, in un paese che è appunto contadino e che si sta industrializzando senza perdere del tutto quelle radici. Falce e martello vengono riacquisiti stabilmente in Italia dai socialisti nell'ottobre del 1919 (nel 21, dopo la scissione comunista, si aggiungerà il libro, simbolo della cultura), e scompariranno dal simbolo del Psi solo nel 1979, accompagnando quindi senza intervalli la parte più lunga di quel percorso centenario. Ma va notato che anche i socialdemocratici dopo la scissione di Palazzo Barberini mantengono in una prima fase (Psli, '47-'48) la falce e martello inserita nel cerchio attraversato da tre frecce, e solo in seguito ritornano al sole nascente che era stato simbolo del partito di Turati e Matteotti nel 1924. Curiosamente, è l'unica breve occasione in cui è presente in Italia il simbolo socialista più diffuso nella parte centrale del secolo (le tre frecce - forza fisica, economica e spirituale - definite nel 1931 simbolo della Internazionale socialista), a lungo simbolo della Spd tedesca, della Sfio francese e di molti altri partiti. (Vedi Scrivere con la sinistra. Dalla carta intestata a Internet, a cura di S. Caretti, M. Degli Innocenti, G. Silei, Lacaita editore 2002). La netta prevalenza della rosa rossa è nell'ultimo quarto di secolo. Stabile nella tradizione inglese e in quella svedese (la rosa circondata dalle stelle che poi prevarrà nella grafica dell'Internazionale), sbarca in Francia dopo Mitterrand, in Grecia nel Pasok e nella Spagna postfranchista. In Portogallo invece il simbolo socialista sarà pugno chiuso e rosa, e il garofano sarà dei colonnelli. Quest'ultimo fiore appassirà quasi solitario in Italia. I simboli, alla fine, sono abbastanza semplici, se si capisce cosa raffigurano. Un fuoco fatuo che esce dalla bara del Duce comunica esattamente quello che vuole comunicare. Una corona simboleggia la monarchia. Una croce, comunque raffigurata, conterrà sicuramente un richiamo al cristianesimo. Dopo molta storia sotto i ponti, può capitare che simboli elementari evochino cose molto diverse: noi comprendiamo benissimo come una falce e martello possa rappresentare oggi, per molti europei, un simbolo di oppressione; ci aspettiamo però che si possa comprendere che lo stesso simbolo abbia rappresentato - e rappresenti ancora - ideali di giustizia sociale, di liberazione dei popoli, di organizzazione autonoma di lavoratori liberamente associati. Che un deputato lituano e un deputato ungherese possano nutrire avversione per quel simbolo è perfettamente legittimo e comprensibile. Meno comprensibile e dignitoso è che il commissario Frattini si tuffi sull'iniziativa con un vaniloquio di esclusiva propaganda elettorale interna a base di foibe e silenzi della sinistra italiana (sarà difficile vendere grottesche fiction sulle foibe a polacchi, ungheresi, tedeschi esuli a milioni dalle province orientali; si vedano i primi commenti disgustati della stampa tedesca). Quel che di buono emerge da questa situazione è che qualcuno non ne può più di questo grossolano uso politico della storia e comincia a dirlo. L'ossessività della coazione a ripetere lo stesso schema di equiparazione sempre, anche a sproposito e quando proprio non si dovrebbe (vado in pellegrinaggio ad Auschwitz, mi faccio fotografare compunto, me ne sbatto delle centinaia di migliaia di comunisti che ci sono morti, dico qualche banalità su Pol Pot, telefono ad Alessandra Mussolini per proporre un accordo) comincia a produrre stanchezza e manifestazioni di rigetto. Se proprio si deve fare il dibattito proposto da Frattini lo si faccia fino in fondo; ma il contesto in cui si sta discutendo è, ad ogni buon conto, quello della repressione, del razzismo e della xenofobia nella Ue. Più che guardare ai simboli, è opportuno guardare alla sostanza, ai comportamenti, ai programmi e ai linguaggi, alle culture e alle subculture. Da questo punto di vista il governo che ha espresso il commissario Frattini qualche serio problema sembra averlo al suo interno.
FALCE E MARTELLO La storia al bar dello sport
Il simbolo della falce e del martello è stato utilizzato nel movimento operaio e socialista per rappresentare l'unione del lavoro operaio e contadino. È stato utilizzato in Italia fin dal tempo di Andrea Costa e è stato adottato dai socialisti nel 1919. Nel corso del tempo, il simbolo è stato utilizzato da diversi partiti e movimenti, tra cui il Partito Socialista Italiano (PSI) e il Partito Socialdemocratico Italiano (PSDI). Tuttavia, il simbolo è stato anche utilizzato in modo diverso e contestualmente, ad esempio come simbolo della repressione e del razzismo nella Unione Europea. Il governo italiano ha espresso il commissario Frattini, che ha utilizzato il simbolo in modo inappropriato e propagandistico.
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