Lo studio condotto da Symbola e Unioncamere TRENTO Che «con la cultura non si mangi» sembra essere un luogo comune destinato ad essere sfatato: la risposta a chi sostiene che la cultura non produce Pil si trova nelle 276 pagine de «L'Italia che verrà», un rapporto sull'industria culturale in Italia elaborato da Symbola (Fondazione per le qualità italiane) e Unioncamere. Si tratta della prima indagine nazionale che quantifica il peso della cultura nell'economia italiana, identificando tale filiera come motore trainante e di rilancio per molta parte del paese, possibile via per combattere la crisi: il valore aggiunto prodotto dalla cultura, infatti, raggiunge il 15 dell'economia nazionale e impiega 4,5 milioni di persone. Il rapporto non ha limitato il campo d'indagine ai settori tradizionali, ma ha allargato lo sguardo a quattro macro aree (industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico architettonico, performing art e arti visive) e a tutti i settori che non svolgono propriamente attività culturali ma che dalla cultura sono innescati (dal turismo alle attività formative). Se la provincia italiana che ha fatto maggiormente tesoro dell' intreccio fra bellezza, cultura, innovazione, saperi artigiani e manifattura è Arezzo (con il valore aggiunto della cultura più alto d'Italia) il Trentino-Alto Adige si colloca al sesto posto fra le regioni italiane per «propensione all'export culturale» con una quota di addetti nelle imprese esportatrici culturali sul totale regionale del 2,4 (la media italiana è del 2,3). In testa alla classifica per incidenza del valore aggiunto della cultura sul totale dell'economia, dopo Arezzo, Pordenone e Milano (con 1'8), poi Pesaro e Urbino e Vicenza (con il 7,9): per la città di Trento questo dato si traduce in un totale di 745,9 milioni di euro. Il valore aggiunto maggiore è rappresentato dalle industrie creative (architettura, comunicazione, design e produzione di stile, artigianato) quantificato in 361,2 milioni. Bolzano supera di poco i «cugini» trentini, con un valore aggiunto totale di 782,2 milioni di euro: anche in questo caso l'indotto maggiore (465,1 milioni) proviene dalle industrie creative. Per quanto riguarda, invece, la distribuzione degli occupati nel sistema produttivo culturale, il rapporto calcola che, sia nella provincia di Trento che in quella di Bolzano, le persone impiegate nelle diverse aree culturali (dall'architettura alla musica, dai videogiochi ai musei) superino di poco le tredicimila unità. La parte del leone, anche in questo caso, la fanno i vari settori delle industrie creative.
Storia e arte come business. La regione Trentino Alto Adige si piazza sesta
Un rapporto condotto da Symbola e Unioncamere TRENTO ha quantificato il peso della cultura nell'economia italiana. La cultura produce un valore aggiunto del 15% dell'economia nazionale, impiega 4,5 milioni di persone e raggiunge un totale di 745,9 milioni di euro in Trento. Le industrie creative sono il settore con il maggior valore aggiunto, con 361,2 milioni di euro. La provincia di Arezzo ha fatto il maggior tesoro dell'intreccio fra bellezza, cultura, innovazione e saperi artigiani e manifattura. Il Trentino-Alto Adige si colloca al sesto posto per propensione all'export culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo