NON c'è pace per la candidatura di Langhe, Roero e Monferrato a Patrimonio mondiale dell'Unesco. Dopo l'invito a ripresentarsi il prossimo anno, e la richiesta di maggiori approfondimenti da parte dell'Icomos l'organo tecnico incaricato dell'analisi dei dossier di presentazione adesso si litiga. Questioni di campanile perché, se nessuno mette in dubbio la titolarità di Cuneo e dei suoi vitigni, con il Nebbiolo e con le aree di Barolo e Barbaresco, a non passare l'esame sarebbe stata soprattutto Asti, il cui Moscato non sarebbe considerato autoctono. E neanche Alessandria si sentirebbe tanto sicura. Sarebbe in forse anche la prosecuzione dell'incarico per Roberto Cerrato, l'attivo presidente dell'Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe Roero e Monferrato, tra i sostenitori, di fronte alle prime obiezioni sul paesaggio non proprio intatto, di un progetto per «mascherare le brutture». Sfumata dunque la tanto attesa proclamazione a San Pietroburgo, nella sessione internazionale riunitasi il 1 luglio, non restava che rimettersi al lavoro. Ma per ora non è stato fatto. Eppure il tempo stringe, dato che il prossimo esame sarà a settembre, quando si passeranno al vaglio, ancora da parte dell'Icomos, le prime migliorie apportate. Si scopre inoltre che se tutto andrà bene, se si riterrà soddisfacente la nuova documentazione, il verdetto non arriverà prima del 2014. In attesa di un prossimo incontro mercoledì a Torino, di tutto questo si parlerà oggi a Casa Gancia a Canelli, nell'ambito di una tavola rotonda dall'emblematico titolo "Quale futuro per la candidatura Unesco per Langhe Roero e Monferrato?". Con l'imprenditore Lorenzo Vallarino Gancia, il direttore di Siti (la società del Politecnico incaricata della stesura del dossier di presentazione) Giulio Mondini, lo stesso presidente Cerrato e con il numero uno del Fai Piemonte Sergio Conti, partecipa il vicepresidente della Regione, e assessore alla pianificazione territoriale, Ugo Cavallera. Il quale si era detto convinto, all'indomani della mancata promozione, della necessità di «adeguare il progetto presentato alle osservazioni emerse, in modo da riportare la candidatura all'attenzione dell'Unesco già nel 2013». E, a proposito della partecipazione della delegazione piemontese alla sessione di San Pietroburgo, aveva affermato: «Il Comitato ha riconosciuto come certo il valore universale dei paesaggi vitivinicoli candidati. Il gruppo di lavoro inizierà dunque a lavorare per apportare le modifiche e le integrazioni richieste per ottenere l'importante riconoscimento». Tra le osservazioni mosse, c'era stata oltre all'eccessiva vastità dell'area, 9 zone per un totale di 30 mila ettari anche una insufficiente attenzione per la ricostruzione della filiera del vino e per i beni culturali inseriti in quei territori, dai castelli alle pievi.