Il minisindaco Medici: contro il progetto lavoratori, municipio e mondo della cultura «NON ce la farà Cinecittà Studios in questa sua strategia: la città del cinema resterà la città del cinema. Contro ci sono i lavoratori, un intero territorio che in Cinecittà ha una sua radice identitaria e la sensibilità del mondo della cultura italiana. Tutto questo nonostante gli espliciti consensi e gli imbarazzanti silenzi delle amministrazione pubbliche che devono rilasciare le concessioni edilizie». Spara a zero Sandro Medici, presidente del Municipio X, in prima fila fin dalle prime assemblee dello scorso inverno quando il progetto di valorizzazione urbanistica di Luigi Abete venne presentato al ministero dei Beni culturali e poi alla stampa. Quel piano che porta nella città del cinema un albergo a tre o quattro stelle, un'area wellness, una zona per uffici e un nuovo teatro simile al 5 andato a fuoco, proprio non piace al minisindaco "rosso". «Cinecittà non è un'azienda qualsiasi, ma il suo valore immateriale e storico è superiore ai fatturati industriali». Così spiega Medici la critica talmente aspra che ha portato i lavoratori a "occupare" gli stabilimenti, anche se non possono entrare perché i badge sono stati disattivati e quindi relegati a un presidio fisso fuori dalla struttura. «Lo stato anziché concedere cubature dovrebbe chiedere conto del fallimento della mission dei privati che era quella di rilanciare e sviluppare Cinecittà - attacca il minisindaco - Fare così gli imprenditori culturali vuole dire non farli proprio». E poi aggiunge: «Purtroppo l'imprenditoria romana è arretrata, con un patrimonio come quello della Cinecittà Studios si sarebbero potute fare cose straordinarie, non ci sono riusciti e ora la proposta è di estinguere questa gloriosa esperienza». Il Municipio X va da tempo ripetendo che la via per il successo è un'altra. Ha presentato un progetto, ma «nessuno sembra volermi ascoltare», sbotta. L'idea è quella di seguire l'esempio americano degli "Universal Studios", cioè di mantenere da una parte gli stabilimenti industriali e dall'altra di affiancare un museo super tecnologico che attirerebbe milioni di visitatori. «Sicuramente riusciremmo a farlo in modo più sobrio ed intelligente - confessa Medici - Pensavo ad un museo del cinema italiano, in tutto il Paese ce n'è solo uno piuttosto ridotto a Torino nella Mole Antonelliana. Senza alcun dubbio avremmo la fila di giapponesi, americani e russi. Invece si preferiscono le cubature e il cemento al reale rilancio culturale».
"Pronti alle barricate, salveremo Cinecittà"
Il minisindaco di Roma, Sandro Medici, ha espresso durissime critiche al progetto di valorizzazione urbanistica di Cinecittà Studios, che prevede la costruzione di un albergo, un'area wellness, uffici e un nuovo teatro. Medici ha affermato che Cinecittà Studios non è un'azienda qualsiasi, ma un patrimonio storico e culturale di grande valore, e che lo stato dovrebbe chiedere conto del fallimento dei privati nel rilanciare l'azienda. Il minisindaco ha anche criticato l'imprenditoria romana, affermando che non ci sono riusciti nel rilanciare Cinecittà Studios e che la proposta di estinguere l'esperienza della Cinecittà Studios è "sbagliata".
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