Bruxelles sta per decidere ma l'iter è ancora lungo L'alta velocità OPERAZIONE tunnel, la «Monna Lisa» può attendere. A Campo di Marte non si comincerà in ogni caso a scavare prima di ottobre o novembre. Col rischio di nuovi aumenti dei costi, dopo i quasi 200 milioni in più rispetto al prezzo d'appalto appena comunicati dal consorzio Nodavia a Ferrovie. L'equazione è del resto implacabile: cantieri fermi, costi che crescono. E ad oggi il rebus che sta dietro a tutto, dietro all'Alta velocità come al by-pass del Galluzzo, cioè quello della classificazione delle terre di scavo, non è ancora sciolto. Potrebbe sciogliersi il 6 agosto, quando per il decreto sulle terre fermo all'esame della commissione ambiente a Bruxelles scatterà il silenzio-assenso. E per il tunnel sotto Firenze sarebbe una bella semplificazione: il testo, così com'è oggi classifica il materiale di scavo non più come terre da portare in discarica ma 'sottoprodotti', dice Riccardo Baracco, direttore regionale delle politiche del territorio per la mobilità. Non rifiuti comunque, che hanno un costo di smaltimento ben superiore. Tradotto, significa che le terre scavate dalla 'talpa' potrebbero essere portate a Santa Barbara, a Cavriglia. Ma il silenzio assenso è solo il primo passo: dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale che potrebbe arrivare a fine agosto, Rfi da una parte e Enel dall'altra (proprietaria di Santa Barbara) sono chiamate a presentare un 'Piano di utilizzo' per il materiale estratto. Un progetto che deve però essere approvato dal ministero dell'Ambiente. E passo dopo passo il calcolo che si fa è che fino a ottobre- novembre non si possa mettere in funzione la «Monna Lisa». Inoltre, i "sottoprodotti" andranno ripuliti dagli additivi chimici e sottoposti a campionamenti dell'Arpat. Ma dagli uffici regionali emerge un nuovo dato: sono lievitate anche le terre, non solo i costi. La talpa non scaverà più 1,5 milioni di metri cubi come previsto nel progetto originario ma 3 milioni. Per questo a Cavriglia le colline schermo saranno due, non solo una. Tutt'altra storia per i 700mila metri cubi derivanti dalla scavo alla Foster. Lì niente fresa e niente bentonite, solo movimento terre: con lo scavo alla stazione si potrebbe partire prima. Intanto, il gruppo Ferrovie risponde anche alla lettera di Nodavia. Ammette che le 15 varianti sono arrivate in «una fase successiva all'affidamento dell'appalto », ma che «hanno «comportato un incremento» dei costi inferiore al «10 del valore originario». Alle ditte che l'accusano di «mancata cooperazione», risponde di «non essere mai venuta meno al proprio ruolo», e le «criticità» non sono «riconducibili» a Rfi e Italferr. Impossibile prevedere si ci saranno aumenti in futuro. E infine, FS non intende gestire, in attesa del decreto, le terre come rifiuti come chiedeva Nodavia: «I quantitativi in gioco non sarebbero compatibili» con le autorizzazioni, «senza considerare il rilevante incremento dei costi che ne deriverebbe».