Ma Volterra è la città della tortura o degli etruschi? Decine di migliaia di turisti affollano il museo degli strumenti di supplizio che, a numero di visitatori, sta incalzando il museo Guarnacci (fondato nel 1761, uno dei più antichi musei pubblici europei). Il lascito del ricco abate ed erudito Mario Guamacci (una collezione archeologica e una biblioteca di somila volumi) è una tra le più importanti raccolte di reperti etruschi in Italia, dopo quella di Villa Giulia a Roma. Ma il museo (di proprietà comunale) è oggi in picchiata: ha perso 4.4,32 visitatori dal 2010 al 2011 contandone ora 60.312 paganti contro i 100mila degli anni Novanta. Il che significa avere in cassa solo 361mi1a euro, di cui al museo, a conti fatti, ne vanno per la ordinaria manutenzione dell'anno corrente solo 5mila (la gestione incide per 373mila euro). E non c'è da vantarsi di possedere uno dei più celebrati capolavori dell'archeologia, l'Ombra della sera, se questa splendida creatura non diventa vera icona di rinascita culturale per tutta la città. Il che presuppone un patto civile e un investimento economico sonante per far uscire da un degradante letargo e dal vecchiume lo stantio Guamacci. Nel Teatro Romano, forse costruito secondo le proporzioni canonizzate da Vitruvio nel suo De architettura, spadroneggiano ovunque le erbacce. Affatto salutari per la "tenuta" delle pietre del sito (dove s'interviene costantemente alla messa in sicurezza del criptoportico). E diversi gradini della cavea slittano. Tettoie in lamiera coprono alcuni resti. È l'antitesi della valorizzazione dei beni culturali. Abbiamo oro colato che gettiamo alle ortiche. Senza impegno ro Vedo grwn Un tappeto erboso ricopre la cavea dell'anfiteatro. Il sito archeologico è stato visitato nel 2011 da 16mlla persone. Qui si è tenuto per nove anni un festival internazionale del teatro, ma l'inagibilita di tutto il complesso non ha permesso quest'anno di programmarvi spettacoli. congiunto di Comune, ministero per i Beni culturali, Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana, Regione e sponsor qui si rimane in un vicolo cieco (un'interpellanza parlamentare del senatore Pd Marcucci al ministro Ornaghi ha un po' smosso le acque). Altrimenti è inutile vantarsi di prestare l'Ombra della sera alla Royal Academy di Londra per la mostra sui bronzi (dal 15 settembre). Il museo Guamacci, che la cu ,. stodisce, non è più all'altezza della fama di quell'opera Illuminazione penosa, vetrine opacizzate dalla polvere, pavimenti di mattonelle scrostate. Per non parlare poi della museografia così abissalmente lontana dai criteri internazionali adottati anche dai musei minori di "qualità". E qui invece ridotta a mera, anonima infilata di urne cinerarie (anche molto preziose come quella raffigurante una coppia di sposi), vasellame, oreficeria (la corona in Iamina d'oro). C'è all'interno del museo una parte riadattata, moderna (tutta in legno verde scum, stile "capanna del giardiniere") che stride con il resto di questa sede storica di Palazzo Desideri-Tangassi. Che ha un suo fascino (ma appannato). Decine le epigrafi murate nelle pareti La sfida è ripartire da questi ambienti (da rifunzionalizzare), riprogettando l'antico con una visione archeologica contemporanea e proiettata nel futuro. Ecco la "patata bollente" ereditata tre mesi fa dal nuovo direttore del Guarnaati, l'etruscologo Fabrizio Burchlanti, 33 anni (un contratto a tempo determinato fino al gennaio 2013, sovvenzionato con 80mila euro lordi dalla Cassa di Risparmio di Volterra che supporta varie emergenze). Ma essendo anche sindaco di Casale Marittimo è preso tra due fuochi. Ha cominciato a "tamponare" lo status quo (interventi per 8rmila euro). Procedono i restauri dei mosaici pavimentali, da ricoprire con un sopralzo in vetro. Quel posto di direttore del museo etrusco era vacante dal 2007 e fu retto fino al 2009 da un funzionario del Comune, Alessandro Furfesi anche direttore della Pinacoteca Civica e del Museo dell'Alabastro, una materia un tempo estratta dalle cave della zona (ora chiuse) che ha reso celebre la cittadella. Alla Pinacoteca (8mila visitatori nel 2011) la situazione è migliore. Ma la calura surriscalda le sale e può incidere sulla salute del polittico di Taddeo di Bartolo, sul Cristo in gloria del Ghirlandaio (restaurato nel 2004), o sulla Madonna del Signorelli. Per terra, stracci bagnati. Mentre ci vorrebbero umidificatori di ultima generazione. Ma i soldi sono contati, e bastano solo per acquistare due "pinguini". In inverno, il problema è poi l'opposto: a Voltemi fa un freddo becco. Sul manto rosso della martire volterrana Attinta, nel dipinto del Ghirlandaio, un segmento di strato pittorico è "velinato" per arrestarne la frattura. A quando il "ritocchino" dei restauratori della Soprintendenza di Pisa che deve vegliare su queste opere? Turisti perplessi. Su, uno scatto d'orgoglio per questa città cinta da mura, un tempo strategica e che domina la V aldera, la 'al di Cecina e la Val d'Elsa. E che seppe imporsi, con personalità, ai romani i quali le concedettero lo status di città libera (fu tale fino al sacco di Lorenzo de' Medici, nel 492). Lo scrittore Giorgio Manganelli diceva che «Roma è un borgo tardoctrvsco alla periferia di Volterra». Una terra che ha dato i natali a San Lino, primo papa dopo Pietro. Qui insegnava anche Padre Eugenio Barsanti, che mise a punto il motore a scoppio. E qui vive lo scultore Staccioli che con le sue opere monumentali ne ha incorniciato lo splendido paesaggio (caro anche a D'Annunzio). Città d'arte lo è da sempre, con l'acropoli e la necropoli, con il suo Palazzo dei Priori e la 'Torre campanaria appena aperta al pubblico (nelle belle giornate lo sguardo corre dall'Amiata a Portofino), il Museo di arte sacra e i palazzi privati Viti e Cangini Westinghouse, visitabili. Ma la rivalità con la vicina San Gimignano si fa sentire, benché a Volterra si siano fermati l'anno scorso 63mila turisti, di cui quasi 3,5mila stranieri, «Andrebbero intercettati i crocieristi che fanno scalo a Livorno, e che puntano a Pisa e a Firenze», dice Piero Fiumi, presidente delle pro locar e figlio di Enrico, scopritore del 'Teatro Romano, nel luglio del 195o (in barba agli scettici e agli oppositori). Gli americani li riconosci subito: leggono la guida scritta da Rick Sieves. Tutti i turisti visitano il museo Guarnacci. All'uscita i coniugi svedesi Nystraim dicono: «Siamo degli habitué della Toscana. Questo museo andrebbe riorganizzato da cima a fondo, i re-petti non sono esposti in modo né attraente né significativo. E poi il 9996 delle spiegazioni sono in italiano. Se non conosci bene la cultura etrusca non sai orientarti». Se fossero stati qui l'anno scorso avrebbero trovato davanti alla teca dell'Ombra della sera pezzi di linoleum nero a ricoprire avallamenti del pavimento. Scrivere la notizia sul corriere.it equivalse a sanare quella bruttura. A poca distanza dal Guarnacci prospera invece il Museo della tortura, un bel business creato da privati. Ne hanno altri tre: a Siena, San Gimignano e San Marino. Nel sito web dichiarano anche intenti filantropici: con il ricavato dei proventi finanzierebbero attività contro la pena di morte. E vorremmo saperne di più, anche su questo punto, ma uno dei soci, il "signor Mario", dribbla ogni domanda. Alquanto seccato dice: «Non sta». Sbattendo giù il telefono. Perché trincerarsi così? Non è mica una società segreta! In questa città di umila abitanti la cultura dovrebbe prevalere, ma i progetti languono e gli investimenti sono risibili. Nel aooi ci fu quello faraonico di un nuovo Guarnacci, nell'ex conservatorio San Pietro (da recuperare). «Un'operazione da ia milioni di euro, t9 con gli arredi», dice il sindaco Marco Buselli, eletto tre anni fa in una lista civica. «Ma nessun ente, in concreto, s'impegnava a metterci un euro. Già allora le casse comunali erano esangui Era un'ipotesi elettorale, rispolverata per la tornata del 2009». in miraggio alla Guggenheim Bilbao. Oppure no? Nelle mani della Soprintendenza c'è ora un progetto di recupero dell'esistente e un ampliamento di 3mlla metri quadrati del Guarnacci presentato dal Comune (quantificato in 5 milioni di Curo, ancora non coperti). Dall'area di un parcheggio scoperto, interno alle mura, si costruirebbe uno spazio polivalente, sul retro del museo. CAPOLAVORI L'Ombra della sera II Museo Guarnacci (fondato nel 1761) raccoglie migliaia di reperti di età etrusca e romana. II bronzetto l'Ombra detta sera (a destra), mondialmente conosciuto, appartiene tipologicamente alla serie degli ex voto. Una figura (probabilmente risalente al Ilt secolo a.C.) che rappresenta una divinità offerente. L'opera sarà in mostra in settembre alla Royal Academy di Londra. A sinistra la sala XXIII del museo, nelle cui vetrinette (un arredo del 1877 che rispecchia la museografia in voga allora) sono conservati materiali bronzei e un'importante raccolta numismatica. Decoro In alto, nell'ultima sala superiore deI museo etrusco Guarnacci, un gruppo di urne cinerarie. Qui sopra, il pavimento corroso di un'altra sala. Sotto, un pezzo di raffinata fattura, il coperchio dell'Urna degli sposi, monumento funerario che raffigura due anziani coniugi distesi sul letto mentre banchettano. Allarme rosso. 25 luglio 2000, Dario Fo recita al Teatro Romano il suo San Francesco e denuncia il degrado del rudere. Luglio 2012: le gradinate, l'emiciclo e il frons scaene non sono più agibili. EH decimo festival internazionale del teatro, diretto dal regista-editore volterrano Simone Migliorini, li non può tenersi. Il teatro, con altre aree archeologiche, è affidato al Comune di «Iterra, tramite una convenzione con la Soprintendenza della Toscana. «A maggio, fresco di nomina, il mio primo sopralluogo è stato proprio qui, per via di quel masso staccatosi dal pendio della cavea», dice Andrea Pessina, soprintendente per l'Abruzzo, ma anche reggente per la Toscana. Un doppio incarico che presume energie inesauribili e giornate doppie. Sono trascorsi solo 62 anni dalla scoperta di quel sito. Il teatro e le terme (di età augustea e tiheriana) furono disseppellite da Enrico Fiumi, allora direttore deI Guarnacci. Convintissimo che sotto il campo di calcio - fino al 1926 ippodromo - ci fosse un tesoro (già subodorato nel 194o). Seguiva tracce riscontrabili in uno scritto del 1580. Alla campagna di scavo (195056) partecipò anche un gruppo di pazienti dell'ospedale psichiatrico di Volterra (di cui Fiumi era il contabile). E nel 1970 il soprintendente Maetzke ordinò l'opera di anastilosi, facendo rimontare le pietre così da ricreare i colonnati del fronte scena. Recuperare questo bene (e il museo etrusco) è anche una questione identitaria nazionale. Siamo pratici, a quando la rimozione delle tettoie in alluminio? «Orrende, ma assolvono alla loro funzione. C'è anche un progetto di restauro delle terme con una somma prevista di 40mila euro», dice Elena Sorge, funzionaria responsabile per la Soprintendenza. E i mosaici ricoperti di terriccio devono restare così? «Abbiamo previsto il restauro, altri 20mila euro. Ma il problema resta, non si potranno mai lasciare scoperti in inverno. La facoltà di architettura dell'Università di Firenze sta progettando per noi una sorta di "tappeto" in materiale high tech, serigrafato con il disegno musivo, da posare in inverno. Allo stato attuale è impensabile riportare il teatro alla funzione della cavea con migliaia di spettatori. Ma la statica non è compromessa, il teatro non è né un malato terminale né grave». Solo un bell'esempio di giardino spontaneo. L'occhio sorvola l'anfiteatro: vegetazione infestante à gogo. Verdurina fresca per le capre. «Stiamo proprio accordandoci con un contadino del posto. Porterà le sue capre a brucare l'erba in un'area ben delimitata», dice la Sorge. Una soluzione ecologica. Ma chissà quale satira scriverebbe sull'Italia di oggi il poeta filosofo volterrano Aulo Persio Fiacco. (Morto 1950 anni fa).
Corriere della Sera
20 Luglio 2012
✓ Entità verificate
VOLTERRA - A Volterra Etruria fa rima con incuria
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Bene culturale
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