In 18 hanno liberato Monte Caprino da erbacce e rifiuti. Torna alla luce una fontana dell'800 MICHELANGELO ha 35 anni e gli ultimi dieci li ha scontati a Rebibbia per concorso in omicidio. Ora è in affidamento ai servizi sociali, e per tre giorni a settimana sale sul Campidoglio per ripulire da rovi infestanti e sporcizia i giardini di Monte Caprino. «É un bell'impegno, perché qui i mezzi meccanici non possono arrivare e facciamo tutto manualmente. Ma questo posto è rinato. Quando siamo arrivati, era pieno di cartacce ammucchiate, bottiglie e vegetazione incolta, ora le aiuole sono potate e pulite e i sentieri percorribili ». Michelangelo, di origini campane, è uno dei 18 detenuti di Rebibbia coinvolti nel progetto Ras-Recupero ambiente sociale per la manutenzione di 33 aree archeologiche e verdi di pregio, partito tre mesi fa con un protocollo siglato tra Comune e ministero di Giustizia. E ieri, il sovrintendente Umberto Broccoli insieme al provveditore regionale del dipartimento penitenziario Maria Claudia Di Paolo, ha fatto una serie di sopralluoghi per stimare i primi risultati. Le pendici nordoccidentali del Campidoglio, l'area archeologica di 4mila metri quadrati di Monte Caprino, sono state ripulite dagli arbusti infestanti di acanto. «Una pulizia che ha attenuato il degrado di questo posto frequentato di notte soprattutto per il turismo sessuale », avverte Alberto Danti responsabile dell'area. Il lavoro dei detenuti ha reso di nuovo visibile una fontana dell'800, la roccia viva della Rupe Tarpea con la vecchia "Casa del luparo", la gabbia dove, per delibera della Roma Capitale postunitaria veniva tenuta una lupa vera, e i resti delle fondamenta del Tempio di Giove Capitolino. Fino al Ninfeo dei Vitelleschi, sopravvissuto alle demolizioni del palazzo della famiglia nobiliare avvenute nel 1929. Altra grande sorpresa la riserva Villa Torlonia. Qui il giovane italiano Luca di 25 anni e il rumeno sessantenne Marcel, a Rebibbia per spaccio, hanno restituito ai visitatori i cosiddetti "falsi ruderi" di un ninfeo e il tempio di Saturno, due chicche dell'estro esuberante del principe Alessandro Torlonia, commissionate all'eclettico architetto Giovanni Battista Caretti nel 1838, oscurate da anni avvolte com'erano da una vegetazione selvatica alta oltre 2 metri. Il tempio di Saturno è stato liberato anche dai calcinacci accumulatisi per sessant'anni dopo il crollo del soffitto originario nel secolo scorso. «Era uno dei luoghi di delizie del principe Torlonia racconta la responsabile della Villa Annapaola Agati Dietro la monumentale facciata classica si conservano le cucine, con i fuochi e i lavelli, dove si preparavano i sontuosi banchetti imbanditi per gli ospiti nell'area davanti al tempio». Monumenti che, dopo la pulizia, aspettano però il restauro d'urgenza. «In un momento di difficoltà economica, in un Comune che non ha un bilancio, noi stiamo cercando nel piccolo di portare risultati concreti ci tiene a sottolineare Broccoli Inoltre, il progetto Ras è un modello, nato a Roma ed esportato dal ministro Severino nel resto del paese ». Tra i siti ripuliti, spiccano anche il Mausoleo di Villa Gordiani e le pendici di Villa Celimontana, col sistema di viali che portano al ninfeo della fine del '500.