La legge regionale sul paesaggio lascia la commissione e perviene al Consiglio con l'intenzione che passi prima della vacanze estive. Le modifiche hanno riguardato un leggero riequilibrio tra poteri consiliari e di giunta nel procedimento di approvazione del futuro piano paesaggistico regionale, ma non hanno scalfito il famigerato articolo 15, il quale maschera dietro un paravento di semplificazione legislativa una deregolamentazione di aree sensibili per la fragilità ambientale e di grande potenzialità paesaggistiche. Il piano strategico ed operativo per la zona vesuviana, già redatto dalla Provincia, avrebbe bisogno solo dell'approvazione regionale, ma viene abrogato, cancellando, in questo modo, tutti i provvedimenti di messa in sicurezza del territorio in esso previsti, rivolti non solo a mitigare il rischio delle eruzioni, ma anche quello delle frane ed allagamenti di cui quella zona soffre continuamente. La beffa per gli abitanti è che della legge regionale 2103 resta la proibizione della costruzione di nuove abitazioni ma vengono eliminate le misure compensative, incluse quelle che, attraverso il Pso, avrebbero guidato la ridestinazione delle aree edificabili a usi diversi da quelli residenziali, oltre che dare un percorso più limpido alla conclusione delle pratiche di condono. La motivazione di questa scelta ha sede in un pasticcio concettuale che confonde ambiente e paesaggio. Il Pso, che è un piano di mitigazione dei rischi naturali, viene assimilato al piano paesaggistico e considerato un suo doppione. Il bisticcio compare anche nell'unico articolo della legge in cui si esprimono i contenuti del futuro piano, tutti declinati in termini di compensazione ambientale ed ecoconto, come se fossimo nella regione della Ruhr o in nordamerica. Sono culture basate su una netta contrapposizione tra natura ed ambiente umano dove paesaggio significa stato di natura e recuperare paesaggi significa ricostruire gli ecosistemi o mascherare le costruzioni con barriere vegetali. Noi abbiamo, invece, un paesaggio culturale, dove i valori storici si intrecciano profondamente con quelli della natura grazie alla millenaria opera della nostra civiltà di convivere in maniera armoniosa con essa. A qualunque paesaggio di valore a cui pensate dovete sempre attribuire quel valore al modo intelligente ed elegante con cui i nostri avi e qualche nostro contemporaneo ha saputo modellare la presenza umana nel contesto geografico, vuoi che siano i terrazzamenti della penisola sorrentina-amalfitana o il paesaggio agrario della vite maritata della piana campana, le vedute del golfo di Napoli o Salerno dalle passeggiate dei lungomare. È un'azione modellatrice di cui conserviamo le tracce dalle centuriazione romane, alle masserie, cappelle votive, ai conventi e santuari del Settecento, alle opere idrauliche del XIX secolo. Tuttavia di questo patrimonio non si fa cenno nella legge, ma si attenta al suo carattere non fungibile. Se l'intervento sul paesaggio dovesse essere regolato dall'ecoconto, allora, di principio, potrei tagliare tutti gli alberi della Reggia di Portici, per costruirvi un bel quartiere residenziale, e ripiantarne un numero uguale a Cardito senza aver mutato nulla in termini ambientali, come l'assorbimento di Co2 e la produzione di ossigeno, ma certamente avrei inferto un duro colpo al paesaggio delle costa vesuviana. Sulle rive del lago Miseno o sulle falde dei Camaldoli sarebbe più che lecito realizzare un cospicuo villaggio turistico purché venga mascherato da un "parco di assorbimento", come recita l'articolo 7, c. 1b. Ecco i paradossi a cui porta la confusione tra ambiente e paesaggio, quando si importano acriticamente "lezioni" straniere. Il secondo punto di conflitto riguarda la penisola sorrentina amalfitana dove viene derubricata la zona 7 del Put, che interessa i comuni di Cava dei Tirreni, Castellammare di Stabia, Sant'Antonio Abate e Santa Maria la Carità. Gli ultimi due Comuni hanno elaborato un piano comunale che non vuole attenersi alle regole di dimensionamento del Put. Sono pronti a costruire le case che non si possono realizzare a Napoli contribuendo al dilagare di quelle macchia d'olio che consuma il territorio ed aumenta la pendolarità con emissioni di gas serra modificatori del clima. A Castellammare si finge di non accorgersi del valore paesaggistico di una costa le cui vedute spaziano dal Faito al Vesuvio con lo sfondo della collina di San Martino, perché è degradata da fatiscenti edifici industriali, dimenticando l'obbligo del Codice del paesaggio al recupero dei paesaggi. Di concerto con la Regione si muove il Comune con una serie di delibere che tendono a far uscire quell'area dalle regolamentazioni dell'Asi insieme a quelle del Put, per applicare il piano casa privo di alcun disegno, volto alla valorizzazione del paesaggio, al recupero della spiaggia, alla creazione di spazi pubblici ed alla qualità urbana ed edilizia, tutti elementi essenziali per creare le condizioni di sviluppo economico e creazione di posti di lavoro. D'altra parte il legalismo del sindaco Bobbio si limita alle feste patronali, ma si guarda bene dal verificale la legittimità degli usi lungo corso De Gasperi. La norma ha una illogicità palese: immediatamente, con l'entrata in vigore della legge regionale si attua la de-regolarizzazione di zone che dovranno qualche mese od anno dopo essere sottoposte al piano paesaggistico regionale, se è vera la rapidità che promette la Regione. Così i Comuni dovrebbero fare due varianti urbanistiche di seguito nell'arco di un anno. Come semplificazione amministrativa, veramente geniale. In compenso un utile interregno per chi ne voglia approfittare. Spero che la direzione regionale dei Beni culturali voglia smentire di aver dato il suo parere favorevole sulle modifiche del Put, con la motivazione che la zona 7 non rientrava nella perimetrazione della Galasso, dimenticando di averla comunque inclusa in un piano paesistico in un regime di concorrenza. Da questo punto di vista ritengo fondato l'eccezione di incostituzionalità sollevata dalle associazioni ambientaliste, un argomento che dovrebbe costituire motivazione di opposizione in Consiglio e di una successiva impugnativa presso la Corte.