- MIRANO Caro Augias, ho letto con sollievo su Repubblica le considerazioni del prof. Francesco De Sanctis, neo presidente del Consiglio superiore del Mibac, relative alla necessità che i cittadini si responsabilizzino "di fronte a questa ricchezza che non si può intendere in senso capitalistico", e che beni artistici e culturali, nonché il paesaggio che li include debbano essere considerati "bene comune come l'acqua". Insegno storia dell'arte nel liceo classico. Con la cosiddetta riforma Gelmini c'è stato un ridimensionamento di questa disciplina rispetto all'orario in vigore da decenni nella maggioranza dei licei classici; ma c'è stato anche nei licei linguistici e tecnico turistici. La storia dell'arte s'insegna nei licei scientifici, artistici e musicali, sociopedagogici, mentre nelle altre scuole superiori è inesistente. Per quanto riguarda l'università, in modo accorato testimonia il suo progressivo esautoramento il prof. Tomaso Montanari nel suo libretto "A cosa serve Michelangelo". Come si può pensare a una cittadinanza consapevole di essere "comproprietaria" e responsabile di una simile ricchezza se non la si conosce? Maria Letizia Angelini Il richiamo della prof. Angelini mi ha spinto ad aprire il piccolo libro di Tomaso Montanari (Einaudi 2011), un pamphlet vibrante, largamente condivisibile soprattutto nell'impostazione di fondo: l'importanza dell'arte in Italia non è solo nella singola opera per quanto insigne: «ciò che fa l'unità dell'Italia, è il tessuto continuo che c'è nelle chiese, nelle campagne, l'incrocio tra arte e natura sedimentato nella storia. L'opera d'arte è sempre un rapporto: con le altre opere con la cultura, la politica e la religione in cui è nata». Tra le tante intuizioni geniali contenute nella Costituzione c'è quella dell'articolo 9 che affida anche questo compito alla Repubblica: "Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Aver messo insieme, gemellato, il paesaggio e il patrimonio artistico voleva dire esattamente stabilire un nesso di continuità ideale e civile tra i due doni di cui natura e ingegno umano ci hanno fatto eredi. Montanari e Angelini hanno ragione poiché, come scrive il primo: «nelle nostra vicenda l'arte non è mai stata un fatto privato né tantomeno un'evasione nella neutralità morale dell'estetica: almeno quanto la letteratura, l'arte ha invece strutturato e rappresentato il pensiero e l'identità civile del nostro paese. Chi passeggia per piazza della Signoria a Firenze avverte che la bellezza che lo circonda è inseparabile da senso di cittadinanza di giustizia e di vita morale che quasi informa ogni pietra e ogni statua». Le considerazioni del nuovo presidente del Consiglio del Mibac fanno sperare che alle parole seguano i fatti.