NON lanciamo i fuochi d'artificio per l'annuncio che i mastodontici condomini navali potrebbero rinunciare ad attraversare la Laguna dal Canale della Giudecca al Bacino di San Marco. Intanto perché per ora si tratta solo di una ipotesi di studio su una rotta alternativa, tirata fuori dai cassetti per rispondere alle proteste dei cittadini e della stampa (vedi nostro articolo di lunedì scorso) sulla pericolosa ignominia di sfidare la staticadi palazzi, chiese monumenti alti in media 1015 metri facendoli sfiorare da mega, super-navi che li sovrastano di almeno 60 metri. Quel che va sottolineato è che non ci troviamo affatto di fronte ad un progetto reale, accompagnato da una legge e relativi disegni esecutivi da parte della Magistratura alle Acque, del Comune, della Regione e delle rappresentanze cittadine. Il sindaco Orsoni si compiace che le due maggiori compagnie da crociera abbiano riconosciuto che «passare davanti al Palazzo Ducale e nel Canale della Giudecca non è un elemento essenziale per mantenere l'attività crocieristicaaVenezia». Ringraziamo per il tardivo riconoscimento ma dobbiamo far presente che così si sfiora solo il punto centrale: la salvaguardiadellaLaguna el 'urgenzadibloccarne l'erosione. Ai primi del Novecento la profondità media della Laguna era di 40 centimetri, oggi siamo a un metro e 50. II più noto idraulico universitario veneto, il prof. Luigi D'Alpaos, ha calcolato che se non si bloccheranno i traffici marittimi e d'altro genere ad un livello compatibile in 50 armi lalaguna salirà a2 metri e mezzo. Rimarrà un reticolo di fiumi e torrenti. E allora, se vogliamo riprendere un discorso serio, con l'obbiettivo di salvare la Laguna dobbiamo porci l'obbiettivo di espellere le grandi navi da turismo dalle sueacque e riservare la navigazione "smisurata" alla portualità in grado di accoglierla, da Trieste ai nuovi scali adriatici da progettare. Anche questo si chiama spending review.