Ma negli altri porti scatta la corsa ad aggirare il blocco ROMA C'è chi si "inchina" ancora, come se il naufragio della Concordia del 13 gennaio scorso non avesse niente da insegnare. Passaggi sottocosta a sfiorare gli scogli, resi possibili dalle deroghe al "decreto rotte" concesse dalle Capitanerie come accade a Portofino e a Livorno. E come ha chiesto Ischia. Sul fronte opposto c'è Venezia, dove il transito delle grandi navi da crociera nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca, spettacolare quanto surreale viste le dimensioni fuori scala degli alberghi galleggianti, per la prima volta viene definito «non essenziale» dalle stesse compagnie di navigazione. A comunicarlo al sindaco di Venezia sono stati lunedì gli amministratori delegati di Msc e Costa Crociere, Pierfrancesco Vago e Michael Thamm. L'annuncio, considerati i 1900 passaggi annuali (1300 sono le crociere, 600 i traghetti per la Grecia) e la scia di polemiche alimentata dal comitato "No Grandi Navi", ha fatto un certo rumore. Il senso dell'incontro lo chiarisce il direttore generale di Msc Domenico Pellegrino: «Non abbiamo problemi a cambiare la rotta in Laguna delle nostre navi purché questo percorso alternativo si faccia. Fino ad allora abbiamo il permesso di navigare davanti a San Marco». La partita ruota dunque attorno alla costruzione del nuovo canale Contorta-Sant'Angelo, con ingresso alla stazione marittima da Malamocco. Un progetto che ad oggi è poco più di un'ipotesi, per la cui realizzazione servirà almeno un anno e mezzo. Sempre che il Magistrato alle Acque e il Comitato interministeriale trovino un accordo a breve. «Una soluzione transitoria propone il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è fermare tutte le grandi navi al porto di Marghera, fino a quando non sarà completato il canale. Comunque è positivo che gli armatori abbiano preso coscienza dell'impatto dei loro "bisonti"». Impatto che gli ambientalisti e il comitato "No Grandi Navi", non soddisfatti dall'ipotesi di una rotta alternativa, quantificano così: «Ogni anno un milione di metri cubi di sedimenti sostengono viene rimosso dai fondali per lo spostamento dell'acqua causato dalle navi da crociera, ognuna delle quali inquina l'aria quanto 14 mila automobili ». Gli armatori, disposti ad utilizzare carburanti più ecologici, hanno sempre respinto l'accusa di creare danni al sistema idrico della Laguna. E mentre a Venezia si discute di allontanare le navi da crociera, in altri porti si chiede di riavvicinarle, ripristinando l'"inchino". Una pratica che il "decreto rotte" del 3 marzo aveva interrotto nelle aree protette, vietando la navigazione di imbarcazioni oltre le 500 tonnellate entro due miglia dalla costa. «Portofino è stata la prima a ottenere una deroga per abbassare il limite a 0,7 miglia denuncia Sebastiano Venneri, curatore del rapporto Mare Monstrum 2012 di Legambiente solo per agevolare lo sbarco dei turisti per una toccata e fuga ». A Livorno il comune ha dato l'ok alla deroga per l'Isola di Gorgona e le Secche della Melora. E da Ischia arriva l'appello al premier Mario Monti: «Ripristiniamo l'inchino dicono gli albergatori è fondamentale per l'economia turistica dell'isola».
Via le navi da San Marco Venezia apre la strada alla battaglia anti-inchino
Il porto di Venezia ha deciso di non richiedere il permesso per le navi da crociera di passare davanti a San Marco, a causa della costruzione di un nuovo canale. Il sindaco di Venezia ha chiesto di fermare le navi al porto di Marghera fino a quando il canale non sarà completato. Gli armatori hanno accettato di utilizzare carburanti più ecologici, ma hanno sempre respinto l'accusa di creare danni al sistema idrico della Laguna. Altri porti, come Portofino e Livorno, hanno ottenuto deroghe per abbassare il limite di navigazione entro una certa distanza dalla costa.
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