Niente diritto di prelazione su Palazzo Grassi da parte del Ministero dei Beni Culturali, ma perché non ci sarebbero, innanzitutto, gli estremi giuridici per esercitarlo, visto che esso appartiene a una società che è sempre la stessa, anche se la sua maggioranza è passata di mano. E' l'interpretazione a sorpresa del ministro Giuliano Urbani, pur confermando la sua decisione già annunciata. «Con riguardo alle notizie di stampa riguardanti la cessione della maggioranza del capitale sociale della società che gestisce Palazzo Grassi a Venezia a favore del Casinò Municipale di Venezia ed alla ventilata ipotesi di esercizio della prelazione da parte dello Stato, il ministro Urbani precisa - è detto in una nota diffusa dal ministero - che non sussistono le condizioni di legge per tale prelazione, Infatti tale vendita non comporta un mutamento della proprietà perché la società che gestisce Palazzo Grassi continua ad essere la stessa anche se il suo pacchetto di maggioranza è passato ad altro socio». L'interpretazione spiazza gli stessi legali del Casinò e della Fiat che per formalizzare il passaggio di mano della maggioranza, avevano appunto annunciato di voler aspettare i due mesi del possibile diritto di prelazione, esercitatine, oltre che dai Beni Culturali, anche da Regione e Provincia. E proprio la Regione, nei giorni scorsi, aveva lasciato intuire la possibilità di un possibile esercizio del diritto. Ora, con l'interpretazione ministeriale, la maggioranza di Palazzo Grassi spa dovrebbe passare subito nelle mani del Casinò, con il relativo esborso. Da segnalare anche che ieri l'assessore al Bilancio Giampaolo Sprocati in Consiglio comunale ha in pratica annunciato l'imminente chiusura della trattativa in corso tra il Casinò e il finanziere Guido Angelo Terrazzi, spiegando che si è raggiunto l'obiettivo di salvaguardare l'attività del centro, limitando l'esborso pubblico e affidandolo invece nelle mani dei privato, che ne erediteranno la maggioranza.