Il festival estivo trasloca. La denuncia del patron Migliorini Fo, Albertazzi e Daverio si uniscono all'appello di Nannipieri Il degrado del teatro Romano di Volterra è stato amplificato da un'intervista che lo studioso Luca Nannipieri ha rilasciato alla Rai. «Quella struttura ha dichiarato Nannipieri è recintata come fosse uno zoo. E invece potrebbe essere dichiarata patrimonio dell'Unesco, per il suo valore archeologico». VOLTERRA Passava quasi inosservata quella rete anti-estetica, verde, da campetto di calcio quando l'attrice Elisabetta Pozzi entrava in scena con la sua Cassandra. Così le pensiline grigie di lamiera installate per proteggere alcune parti archeologiche sparivano nei movimenti della prima ballerina della Scala di Milano, Stefania Ballone che incantava il pubblico in quella cornice del I secolo che, da sola, toglie il respiro per la sua bellezza. Dallo scorso anno a oggi "cambia faccia" lo storicissimo Teatro Romano di Volterra: per la prima volta negli ultimi dieci anni le luci dell'arte si spengono sul tesoro, costruito probabilmente da Vitruvio, il più famoso architetto di tutti i tempi. Il degrado è troppo, i lavori da fare anche di più e i soldi non ci sono: il monumento non è più in grado di ospitare quel festival internazionale Teatro Romano che addirittura porta il suo nome, e che ha sparato l'immagine del Colle in tutto il mondo grazie a ospiti vip e artisti di livello. Per nove anni, lo ha fatto. Perché l'edizione 2012 del decennale trasloca obbligatoriamente altrove, in altre location volterrane. E della più grande testimonianza dell'impero romano in Toscana, oggi, resta un cantiere per lavori di somma urgenza che si concluderà entro Ferragosto. Rimane «un luogo recintato come uno zoo, la recinzione sembra quella di un campo di calcio, le orribili pensiline somigliano a quelle di un parcheggio per auto». Bastano poche parole pronunciate via etere a tutta Italia anche sul notiziario di Radio Rai dallo studioso Luca Nannipieri, che il degrado del gigante ferito diventa un caso nazionale. Amplificato dagli appelli-denuncia del critico d'arte Philippe Daverio, di Dario Fo, dall'istrione Giorgio Albertazzi amico del festival internazionale, e del suo patron, il direttore artistico Simone Migliorini. «Non ci sono più colpe, ma responsabilità. L'impeto è dell'urgenza non dell'accusa, è l'impeto dell'amore per questo luogo e per la città. Vuole essere l'impeto dello stimolo, nessuno si sofferma più a pensare a vedere se non viene scosso da qualche grido», commenta il deus ex machina. E invece il direttore del centro studi umanistici dell'abbazia di San Savino, Nannipieri, non fa fatica a trovare i colpevoli. «La colpa di tutto questo è dell'indifferenza delle amministrazioni locali, regionali e del Ministero che in tanti anni non hanno mai investito per il recupero di una bellezza unica che potrebbe essere patrimonio dell'Unesco». L'sos non si ferma a Volterra. E la cena-denuncia organizzata nei giorni scorsi proprio da Migliorini prende forma nell'interessamento congiunto di Comune, Regione e Soprintendenza che hanno aperto un tavolo tecnico. Per racchiudersi anche in un'interrogazione urgente destinata al Ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi e arrivare in Parlamento grazie a un'interrogazione del senatore Pd Andrea Marcucci, sottosegretario ai beni culturali del secondo governo Prodi. Dal canto suo l'amministrazione di Volterra ci tiene a sottolineare che da parte del Comune valorizzazione e gestione ordinaria del Teatro Romano ci sono sempre state. Tanto che il monumento, comunque, è aperto alle visite, con una media di 28mila visitatori (22mila nel 2011) all'anno. «L'unico modo per uscire da questa situazione chiude Nannipieri sono i finanziamenti che possono arrivare da sponsor privati. Ma in queste condizioni nessuno ci investirebbe»