Il restauro. Ghiberti cambiò la Firenze del '400. Sarà di nuovo visibile a settembre Le Porte del Paradiso fuse da Lorenzo Ghiberti vengono collocate nel 1452 nel Battistero di Firenze di fronte alla facciata incompiuta di Santa Maria del Fiore, progettata da Arnolfo di Cambio nel '300. La leggenda dice che Michelangelo le avrebbe battezzate così, ma «Paradisus» era lo spazio tra fronte della cattedrale e Battistero: mito e storia uniti nel nome. Andiamo a qualche decennio prima: nell'aprile del 1424 Lorenzo Ghiberti mette in opera nel Battistero di Firenze la porta con le Storie del vecchio Testamento: nel 14o1 aveva vinto il concorso con i maggiori artisti del tempo battendo anche Brunelleschi, scultore e architetto come lui. Ghiberti adesso è famoso, ha realizzato grandi opere: per Orsanmichele il San Giovanni Battista (1412-16) e il San Matteo (1419-22) e adesso quella porta continua il dialogo con il gotico di Francia, quello dei massimi cicli scolpiti del '2oo: da qui la maestà di gesti e il pathos delle figure, anche se suddivise in piccoli campi, quasi senza spazio attorno. A poca distanza dalla fine del grande lavoro i consoli dell'Arte di Calimala i sovrintendenti chiedono a Ghiberti di realizzare anche la terza e ultima porta del Battistero: il contratto viene firmato nel gennaio 1425 e il programma dei bronzi lo suggerisce un umanista, Leonardo Bruni, prevedendo 28 pannelli, ancora un sistema di piccole scene entro cornici gotizzanti. Vengono consultati anche altri umanisti, Niccolò Niccoli e Ambrogio Traversari e, alla fine, Ghiberti rivoluziona il progetto e divide le porte in dieci grandi riquadri, su ciascuno stipite cinque scene e, lungo i battenti, nicchie con figure intere e clipei (ritratti inscritti in spazi rotondi) con teste sporgenti; attorno, sempre in bronzo, una cornice di foglie e fiori. Il lavoro delle porte è complesso, nel 1429 si getta il telaio, fra 1436 e 1439 sono finite cinque formelle, nel 1447 le lastre sono fuse e poi, dal 1448 al 1450, sono finite le cornici dei battenti e i fregi. Nel 1452 la porta è ripulita e dorata e montata sul lato est del Battistero. Ghiberti è consapevole dell'importanza dell'impresa e così scrive nei Commentari: «Cominciai detto lavoro in quadri, i quali erano di grandezza di un braccio e un terzo; le quali storie molto copiose di figure erano Istorie del Testamento Vecchio, nelle quali mi ingegnai osservare in esse cercare imitare la natura quanto a me fosse possibile, e con tutti i lineamenti che in essa potessi produrre e con egregi componimenti e doviziosi con moltissime figure». Ghiberti parla delle «istorie»: far storia è il massimo compito dell'artista che imita la natura. I rilievi in alto, quelli con Genesi, Caino e Abele, Noè, Abramo hanno forte impatto ma non certo a caso chi guarda le scene vede, ad altezza d'occhio, i due pannelli mediani, quelli di Isacco e di Giuseppe, dove dominano grandi strutture in prospettiva che evocano le architetture di Brunelleschi e Michelozzo. Nei campi sottostanti poi ecco le grandi vedute urbane di Gerico e Gerusalemme, peraltro immagini di un'antica, mitizzata Roma. Politicamente è importante il pannello con l'incontro fra Salomone e la Regina di Saba messo in scena in uno spazio come il Duomo di Firenze, simbolico incontro delle due Chiese, d'Oriente e Occidente, incontro che avverrà realmente in città l'8 aprile 1438. Con questa porta Ghiberti si pone al centro del dibattito fiorentino contemporaneo: da una parte i prospettici, figli di Masaccio e Alberti, dall'altra la tradizione gotica che è dell'occidente europeo. Le porte dunque sono una grandiosa sintesi di due culture, quella settentrionale dal '2oo al '400 e quella fiorentina dopo Brunelleschi.