La Protezione civile: ora tocca alla Regione I sindaci: paesi ancora sconvolti L'iniziativa. La solidarietà per le zone colpite. Un aiuto subito Moglia (Mantova) L'emergenza terremoto in provincia di Mantova è finita con due settimane d'anticipo. Perché le ferite del sisma sono state guarite a tempo record? No, perché sono finiti i soldi. Ai 14 comuni lombardi investiti dalla scossa del 29 maggio scorso la comunicazione è arrivata ieri mattina dalla Protezione Civile e diceva in sostanza così: i primi 5o milioni stanziati dal governo per le opere di primissimo intervento (in pratica le tendopoli e i puntelli agli edifici che rischiano di crollare) per tutti i centri terremotati sono esauriti. Da oggi in avanti occorrerà «intaccare» i fondi per la ricostruzione e affidati alle Regioni. Solo che questi ultimi sono andati per il 95 all'Emilia e solo per il 4 al Mantovano. Con il risultato che la fase post terremoto nell'un caso può proseguire mentre nel secondo rischia di paralizzarsi. «Fin a oggi abbiamo sempre dimostrato di cavarcela, ci siamo rimboccati le maniche: non vorrei che questo abbia illuso qualcuno che qui non è successo niente...»: Simona Maretti, sindaco di Moglia, il comune lombardo che ha riportato i maggiori danni esprime lo stato d'animo non solo dei suoi concittadini ma di un intero territorio. Che si sente «figlio di un terremoto minore». E vero, in Lombardia non ci sono stati morti ma interi paesi sono ancora oggi sconvolti. Moglia, 6 mila abitanti, ha avuto 600 sfollati, ha il municipio e la chiesa da abbattere, il centro storico è un paese fantasma, svuotato e transennato. Stesso scenario a Gonzaga, a Quistello e in altri paesi dove in totale i senzatetto sono ancora 3 mila e i danni stimati 670 milioni. Eppure i riflettori si sono concentrati sull'Emilia, che da qui dista tre chilometri scarsi. La notizia che non c'è più un euro nemmeno per puntellare le case pericolanti ha avuto come prima reazione un'assemblea di tutti i sindaci convocata in tutta fretta ieri a Moglia. «Il 24 andremo a Roma, chiederemo di essere ascoltati perché il governo non può scaricare i problemi come quelli di un sisma» sintetizza Alessandro Pastacci, presidente della Provincia di Mantova, anch'egli presente all'assemblea. Dallo staff di Franco Gabrielli, responsabile della Protezione Civile nazionale, spiegano nel dettaglio cosa è successo: in seguito alle richieste per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati danneggiati dal sisma, il 12 luglio scorso sono finiti i 50 milioni a disposizione della protezione civile «e la Lombardia ha raggiunto una cifra in proporzione superiore a quella dell'Emilia» precisa una nota del dipartimento. Che a questo punto, non potendo più spendere nuovi soldi, lascia il campo alle Regioni. Toccherà a loro proseguire il lavoro, attingendo, anche per i lavori di primissima urgenza, ai fondi già assegnati per la ricostruzione. «Le pratiche non sono state sempre rapide aggiungono da Roma perché spesso contenevano richieste che andavano ben oltre la mera emergenza». Ma a questo punto il solco tra Emilia e Lombardia si fa incolmabile, perché alla prima regione sono andati quasi per intero i 500 milioni a disposizione per il 2012 e agli altri sono rimaste le briciole. «Solo a Moglia ci sono una trentina di costruzioni che ancora non sono state messe in sicurezza denuncia il sindaco Maretti la situazione è analoga negli altri paesi. Le procedure sono state complicate, le Soprintendenze ci hanno fatto perdere quasi un mese e adesso ci dicono che le casse sono vuote. Le conseguenze? I centri dei paesi rimarranno vuoti, la gente scapperà e queste comunità moriranno: transenne e macerie domineranno il paesaggio per mesi». Proprio a Moglia, nelle scorse settimane, i negozianti sfrattati dal sisma, avevano ripreso l'attività allestendo botteghe di fortuna in un parcheggio dentro container acquistati di tasca loro. Dopo pochi giorni sono arrivati gli ispettori dell'Asl col verbale per le sanzioni.