Scritte volgari sui muri, rifiuti, bottiglie e vetri sotto il voltone per via Platina Nonostante le segnalazioni e le proteste, non è cambiato nulla Molti angoli della città imbrattati Il Comune spende ogni anno 20mila euro nostro servizio Sono lì da anni e benché i giornali se ne siano occupati più volte, nulla è cambiato. Sono le scritte che Imbrattano i muri del palazzo vescovile, nella maggior parte dei casi volgari. Scritte che minano sempre il decoro di un palazzo, tanto più se è la residenza della Curia a due passi dal Duomo. Su quei muri dietro alla cattedrale, ci si dà appuntamento per trascorrere notti di passione, magari con «ragazze vogliose....chiama subito numero» o con «Jessica» che «lo fa gratis». Due esempi depurati. Nel frattempo gli anni passano, forse Jessica ha traslocato in altra città. Intanto la Curia che fa? Perché lascia correre? Il palazzo è di sua proprietà co-si come il voltone che collega piazza sant'Antonio Maria Zaccaria a via Platina. Qui, non solo mani ignote imbrattano o lasciano a terra lattine e sporcizia. Qui, i maleducati urinano. C'è chi suggerisce di mettere in mano pennelli e pittura agli oltre cento ragazzi africani che sono ospitati alla Casa dell'accoglienza e di pagarli per il lavoro. Cremona è sfregiata ovunque. Ci sono piazze o vie più colpite di altre. Piazza sant'Agostino, ad esempio. Raccontano i residenti che piazza Roma (lato ovest) quasi ogni fine settimana, quando i bar della zona si popolano di gente, viene presa per un vespasiano. Accade sotto la galleria dove un tempo c'era la sede della Banca Regionale Europea. «Una indecenza» per chi vi abita: «Stiamo correndo ai ripari». Muri, saracinesche, reti pannelli dei cantieri, segnaletica stradale, cabine elettriche, panchine. Tutto viene imbrattato. Sono vandalismi che ogni anno costano al Comune un sacco di quattrini. «E' un danno economico ingente ma anche uno sfregio nei confronti della città. Non vi è nulla di artistico in quello che fanno questi vandali, perché tali sono. Sono dei maleducati e si sfogano così, perché non sanno fare altro». Lo aveva detto il vice sindaco, Carlo Malvezzi, nei giorni successivi alla devastazione di piazza Marconi. «Puntiamo ad incrementare la videosorveglianza, tuttavia la città non può diventare una grande cabina di regia», aveva osservato Malvezzi. Quello dei writers è un mondo di omertà e le telecamere della videosorveglianza possono dare una mano, ma non fare tutto. Non va però dimenticato un successo della polizia locale che tempo fa ha denunciato al tribunale per i minori di Brescia tre writers, i quali negli ultimi sei mesi si erano accaniti sui muri di palazzi pubblici e privati, compresi i leoni del Duomo, piazza Marconi e i portici della Camera di Commercio. Grazie a un mix tra il quotidiano lavoro dei vigili di quartiere e le lunghe indagini sul campo, la polizia locale aveva dato un nome ai writers, che hanno poi cominciato a collaborare, accettando di pulire o aiutare a pulire tutto quello che avevano sporcato.