Uno studioso: copie del '600 Chissà perché a scoperte eclatanti corrispondono spesso amare delusioni. Il nuovo caso? L'attribuzione al giovane Merisi di 96 disegni del Fondo Peterzano, custodito nel Castello Sforzesco, a Milano, realizzati - secondo gli studiosi Maurizio Bemardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli - durante il periodo di apprendistato di Caravaggio nella bottega del maestro. Fin da subito, molti gli addetti ai lavori che hanno storto il naso davanti alla notizia del "sensazionale ritrovamento" nel nucleo eterogeneo di 1378 fogli, per altro pluriscandagliati dai più grandi specialisti del pittore milanese: «Mina Gregori e Maurizio Calvesi ad esempio, ma anche da studiosi di disegno lombardo del 500 come Giulio Bora», spiega Davide Dotti, storico dell'arte ventiseienne ma dal curriculum massiccio. «Proprio Bora, in un articolo pubblicato su "Paragone" nel 2002, sottolineava come le sue ricerche non avessero portato a nulla di concreto, se non ad una prudentissima ipotesi attributiva al giovane Merisi per il "Volto di vecchio e studio di panneggio"», sottolinea Dotti. La convinzione che non si trattasse di Caravaggio è scattata, per il giovane studioso bresciano alla vista delle fotografie dei disegni, pubblicati dai media e sul sito del Comune di Milano: «Ho fatto un balzo sulla sedia». Per quale motivo? «Perche John Spike (Storico dell'arte americano specialista di Caravaggio al College of William and Mary, in Virginia) e il sottoscritto hanno riconosciuto istantaneamente che tre di essi sono copie pedisseque e di fattura accademica tratte da due famose sculture, l'una di ambito pergameno (II secolo a.C.) e l'altra dei primissimi anni del 600». Nessuna traccia di Caravaggio? «Di quelli pubblicati, tre non possono essere in alcun modo di mano del giovane Merisi. I due disegni attribuiti al Caravaggio raffiguranti "Testa di vecchio" di profilo, uno dei quali Curuz e Fedrigolli ritengono sia stato utilizzato da Caravaggio per eseguire la testa della fantesca situata all'estremità destra della "Giuditta con la testa di Oloferne" della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palmo Barberini, sono in modo lampante copie pedisseque, probabilmente dei primi decenni del seicento e sicuramente post 1601-1603, della famosa scultura in terracotta nota come il "Seneca" eseguita da Guido Reni poco dopo il suo arrivo a Roma nei primissimi anni del Seicento; mentre il Merisi era a bottega de Peterzano dal 1584 al 1588. Disegno impossibile» E l'altro? «La "Testa di uomo rovesciata all'indietro", disegno attribuito al Caravaggio da Curuz e Fedrigolli a loro parere da collegare al dipinto del Merisi con la "Maddalena in estasi" di collezione privata, è anch'esso una copia accademica da una scultura ellenistica d'ambito pergameno (databile al II secolo a.C) nota come "Alessandro morente", conservata presso la Galleria degli Uffizi a Firenze». Si è confrontato con i suoi collegi? «Avere un contro parere è sempre necessario in queste delicate questioni, ho sottoposto quindi le considerazioni critiche e filologiche mie e di Spike e le relative fotografie con i relativi confronti a Claudio Strinati, Mina Gregori, Giulio Bora e Maurizio Calvesi». La diagnosi? «Senza alcuna riserva, hanno confermato pienamente la tesi che i tre presunti disegni giovanili del Caravaggio sono in realtà copie seicentesche».