Girolamo Zampieri già direttore dei Musei Civici e direttore conservatore del Museo Archeologico Il professor Francesco Caglioti, uno dei nostri più raffinati storici dell'arte e uno dei massimi studiosi al mondo di scultura rinascimentale, ebbe a occuparsi di un noto e importante Crocifisso ligneo conservato nella chiesa di Santa Maria dei Servi, a Padova, recentemente riportata all'antico splendore grazie a un accurato restauro finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Molti problemi, cui era difficile trovar risposta, sollevava questa singolare opera d'arte riguardo all'ambiente artistico e all'epoca in cui era stata realizzata. Mancava infatti per essa quel prezioso attestato di nascita che per molte altre sculture ci è dato sapere. Circa due anni fa, però, il professor Caglioti, con esemplare rigore scientifico, fece la sua scoperta sui meriti artistici del Crocifisso miracoloso, che nel 1512, secondo una pia tradizione, trasudò sangue per ben 15 giorni. Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello ne è l'autore. Sensazionale conferma di ciò che un tempo qualche studioso, poco accreditato in verità, osò supporre. Il professor Caglioti spazza via ogni dubbio al riguardo, e tale importantissima conferma arricchisce la città antenorea di un capolavoro del maestro fiorentino. Ma di un altro problema intendo qui occuparmi, capire perché ci fu poca attenzione alla saggia proposta del professor Caglioti il quale, nel 2009, offrì alla Curia Vescovile di Padova la possibilità che il Crocifisso di Donatello venisse restaurato gratuitamente presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, cioè presso la migliore sede possibile per lavori di questo genere. Il restauro avrebbe sicuramente dato luogo a nuove interessanti osservazioni. Il Vescovo di Padova, la cui disponibilità d'assumersi importanti incombenze progettuali riguardanti il recupero di opere d'arte è dimostrata in maniera patente in molte occasioni, e don Lino Bacelle, saggio e dinamicissimo parroco della chiesa dei Servi, purtroppo scomparso l'anno scorso, si dimostrarono pieni d'entusiasmo per la proposta avanzata dal professor Caglioti, mentre la Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici del Veneto Orientale avrebbe dimostrato poco interesse. Qual è la ragione? gelosia di mestiere? superficialità? Non credo. Certo si è che la lettura del Crocifisso, che definitivamente si consegna nella sua realtà formale a conclusione di una vicenda culturale così accidentata e così sicura viceversa nella certezza della volontà che ne aveva guidato la sorte sino a rappresentarvi una memoria insostituibile di storia, resta affidata alla mediazione delle puntuali descrizioni scientifiche edite nel 2008, nel 2010 e nel 2012 dal professor Francesco Caglioti, attivamente coadiuvato dal professor Marco Ruffini. A loro va il nostro più vivo ringraziamento; e alla Soprintendente per i Beni Artisti e Storici del Veneto Orientale rivolgiamo un appello affinché emerga il dato dell'obiettiva necessità di restauro del Crocifisso presso il Laboratorio di Firenze, senza ambiguità e sfocature, all'interno del vocabolario della cultura artistica rinascimentale, di cui anche Donatello aveva governato nell'immaginare forme e segni partecipando alle problematiche politiche e artistiche del suo tempo impegnandosi in continue sperimentazioni figurative, iconografiche e tecniche.
Padova. Crocifisso di Donatello, un'occasione mancata
Il Crocifisso ligneo di Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello, conservato nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Padova, è stato oggetto di un accurato restauro finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Il professor Francesco Caglioti ha fatto la sua scoperta sui meriti artistici del Crocifisso, che nel 1512 trasudò sangue per 15 giorni, confermando la sua autenticità. Il professor Caglioti aveva proposto nel 2009 un restauro gratuito del Crocifisso presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ma la Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici del Veneto Orientale non ha mostrato interesse.
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