Niente li ha fermati, nemmeno lo spread che veleggiava, impazzito, verso quota 600 punti. Non erano bastati quei 265 milioni di euro distribuiti a pioggia negli ultimi tre anni. Il 12 novembre del 2011, pochi giorni prima che il governo di Mario Monti giurasse davanti a Giorgio Napolitano, la legge di stabilità stanziava altri 50 milioni. Difficile dire, con la spending review incombente, se quei soldi qualcuno li vedrà mai. Ma l'impegno per continuare a far sopravvivere la famigerata «legge mancia», sia pure con un trucco, quello va almeno riconosciuto al nostro Parlamento. Che cos'è la «legge mancia»? Si tratta di un meccanismo per cui veniva messa a disposizione dei parlamentari una certa somma ogni anno, che veniva poi distribuita sul territorio in base alle indicazioni di deputati e senatori. Una «mancia» per i collegi elettorali, di questo si trattava. Abolita dal governo di Romano Prodi, è resuscitata con il ritorno di Silvio Berlusconi, ma sotto una forma nuova: quella di un «fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio». Il quale funzionava esattamente come la «legge mancia». Anche in questo caso, infatti, i soldi venivano distribuiti con un decreto del ministero dell'Economia che semplicemente ratificava gli elenchi dei contributi predisposti dalle commissioni parlamentari. La «tutela dell'ambiente», un pietoso pretesto, come ha riconosciuto qualche giorno fa una relazione della Corte dei Conti che ha fatto le pulci a tutta quella operazione. Come anche la «promozione dello sviluppo del territorio» non era altro che la scusa per giustificare, sottolineano i magistrati, «gli interventi più disparati». Ecco spiegato come sia possibile trovare nelle liste dei circa 1.800 finanziamenti anche i 250 mila euro spesi nel maggio del 2010 dal Comune di Bergamo per l'Adunata nazionale degli alpini. Oppure i 100 mila impiegati dal Comune di Tolmezzo (Udine) per l'«ampliamento dello Skate park». O ancora, i 35 mila utilizzati dal Comune di Terlizzi, in provincia di Bari, per la rassegna internazionale dell'Arpa Celtica. Vero è che i denari di quel fondo sono stati utilizzati anche per far fronte a spese e investimenti necessari, magari privi di stanziamenti. E il caso di molti interventi nel Comune dell'Aquila: anche se nel mucchio sono finite cose del tipo «Acquisto e posa in opera statua Giovanni Paolo II 30 mila euro, che non c'entrano molto con l'ambiente e lo sviluppo ma ancora meno con il terremoto. Con i soldi di quella specie di «legge mancia» i carabinieri di Gemano hanno comprato un'autovettura di servizio: 41.040 euro. I commissariati di Sulmona e Avezzano, due macchine ciascuno: 76 mila euro in totale. E se le associazioni aquilane «Orchestra città aperta» e «Opera prima itinerari d'arte» hanno potuto finalmente comprare i loro pianoforti «a mezza coda» distrutti dal sisma, Chivasso ne ha approfittato per acquistare un «carrello antincendio» (10 mila euro) e la U. S. Primavera rugby di Roma per dotarsi di un'«autoambulanza» (20 mila). Passi poi che la Fondazione Teatro sociale di Piangipane, nel Ravennate, abbia avuto 400 mila euro per la ristrutturazione dello stabile. Meno comprensibili, invece, sono il diluvio di contributi alle parrocchie e alle curie nonché certe voci piccole e meno piccole come i 20 mila euro per «attività di ricerca» all'Istituto Luigi Sturzo, i 30 mila per «ristrutturazione e ammodernamento sala convegni per creazione postazioni Internet per la formazione» alle Acli di Benevento, i 100 mila per l'«adeguamento scuola di volo» finalizzato ai «corsi professionali di pilotaggio" all'Aero Club Olbia Costa Smeralda... al comune di Terlizzi 35 mila euro per la rassegna dell'arpa celtica
ITALIA - Mancia assicurata, tanto paghiamo noi
Il governo di Silvio Berlusconi ha riattivato la legge mancia, un meccanismo per la distribuzione di fondi ai parlamentari in base alle loro indicazioni. I soldi vengono distribuiti con un decreto del ministero dell'Economia che ratifica gli elenchi dei contributi predisposti dalle commissioni parlamentari. La legge mancia è stata abolita dal governo di Romano Prodi, ma è stata riattivata con un nuovo fondi per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio. I fondi sono stati utilizzati per finanziare vari progetti, tra cui la ristrutturazione di edifici, l'acquisto di attrezzature e la realizzazione di eventi culturali.
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