Un elmo e uno schiniere decorato, che serviva a proteggere la gamba dei guerrieri: la scoperta, fatta dall'èquipe di archeologi e studiosi dell'Università di Pisa che da poco ha concluso la campagna di scavi, la quattordicesima in dieci anni, ha un carattere di eccezionalità e conferma lo straordinario valore storico del sito archeologico individuato da Paolo Orsi su una terrazza che si affaccia sul mare agli inizi del secolo scorso. Fino ad allora Monasterace era nota soprattutto per il suo borgo medievale, ma dopo l'individuazione dei resti dell'antica Kaulon sono emerse le grandi potenzialità archeologiche di un'area diventata un grande laboratorio culturale che ha fatto da cornice alla bella serata organizzata sabato scorso dall'Amministrazione comunale, dalla Soprintendenza dei beni archeologici della Calabria e dal Fai. Un'occasione per parlare anche del mosaico del Drago, lo straordinario tappeto di pietra d'epoca ellenistica rinvenuto nella seconda metà del secolo scorso nei resti di una domus, la cui fama ha superato gli oceani visto che sulle spiagge di Bahia Bianca, una cittadina a 700 km da Buenos Aires, nel maggio scorso è stato inaugurato un murales raffigurante il reperto realizzato dall'artista Luigi Gallo, presente all' iniziativa assieme al console generale d'Italia Pierluigi Ferraro originario di Caulonia. Quest'ultimo, proprio per sottolineare l'orgoglio delle sue origini calabresi, nel suo intervento incentrato sull'esaltazione degli aspetti positivi della nostra regione, ha voluto usare anche frasi in dialetto. Atteso l'intervento del professore Vito Teti, antropologo dell'Università della Calabria che, dopo avere parlato a lungo del mosaico spiegando che «la figura del drago marino non può essere compresa se non viene inserita in un contesto culturale più vasto», ha affrontato, in chiave di lettura antropologica, il fenomeno dell'abbandono dei borghi e dei paesi interni, privati di ogni identità culturale, e destinati, a causa di fattori antropici di lungo periodo, come la marginalità economica, l'emigrazione, ma anche i terremoti, a incidere sulla mentalità, sulle tradizioni e i riti. «Spesso ha tuttavia sottolineato sulle rovine si creano le basi per conoscere a fondo e amare una civiltà». La serata, dopo i saluti del sindaco Maria Carmela Lanzetta, della direttrice del museo archeologico Maria Teresa Iannelli è andata avanti con l'intervento del delegato Fai della Locride, Vincenzo De Nittis che ha illustrato ai tanti cittadini e amministratori presenti che affollavano il giardino dell'Antiquarium le varie campagne promosse dall'associazione per la tutela dei beni culturali locali. Presente all'evento anche l'orafo crotonese Gerardo Sacco che ha presentato alcuni gioielli realizzati e ispirati alla Magna Grecia. «Non sono copie, ma rivisitazioni originali», ha infatti puntualizzato, prima di esibire il gioiello, indossato dalla modella Mariana Lancellotti raffigurante il Drago marino, realizzato per la raccolta fondi avviata dal Fai per la ricollocazione del reperto in situ.