Archeologia. Recuperata, su segnalazione di un sub, una preziosa anfora del IV-V secolo avanti Cristo recupero dellanfora del IV-V sec. d.C. dal mare di Marausa Il mare di Marausa, come quello delle Egadi e di Pantelleria, restituisce questa estate ancora preziose testimonianze del nostro passato. L'ultimo ritrovamento di beni archeologici sommersi, nello specifico un'anfora del IV-V secolo dopo Cristo, risale a pochi giorni fa. Ad effettuarlo, casualmente, è stato Roberto Bono che ha segnalato la circostanza alla Guardia di Finanza e alla Soprintendenza del Mare, guidata da Sebastiano Tusa, che venerdì scorso hanno riportato in superficie l'importante reperto storico. Le Fiamme Gialle sono intervenute con il Nucleo sommozzatori di Palermo, coordinati dal maresciallo Riccardo Nobile e la Soprintendenza del Mare con esperti sub archeologici. L'anfora, che si trovava in ottime condizioni e che era pressocchè integra e di grosse dimensioni, si trovava adagiata su un fondale profondo circa tre metri ed è stata recuperata con l'ausilio del mezzo nautico messo a disposizione dal Nucleo sommozzatori e con la collaborazione del maresciallo Foderà e dell'appuntato Hopps della II squadra unità navali della Guardia di Finanza. Nel corso delle operazioni sono stati recuperati anche frammenti di anfore della stessa tipologia. Il recupero è stato effettuato dai subacquei della Soprintendenza del Mare Pietro Selvaggio, Salvo Emma e Dario Pollara e dai sommozzatori delle Fiamme Gialle Riccardo Nobile e Alessandro De Lucia. Già nel 1999 due subacquei del posto, Tony Di Bono e Dario D'Angelo, segnalarono la presenza nel mare di Marausa dei resti lignei di una imbarcazione che affiorava da un fondale fangoso e attorno a cui c'erano numerosi frammenti di anfore. Il relitto, lungo circa 15 metri e largo 8 metri, risultò di epoca romana e dovette naufragare tra la seconda metà del III e gli inizi del IV secolo dopo Cristo su un banco roccioso di calcarenite. L'imbarcazione forse si arenò in seguito a una tempesta e scomparì in un fondale profondo circa due metri e distante dalla costa 150 metri. L'intero scafo, ben conservato nella parte centrale, molto meno alle estremità, fu messo in luce dieci anni dopo dalla Soprintendenza del Mare. Nel naufragio l'imbarcazione, che presenta tutti i requisiti per rientrare fra le strutture realizzate con la tecnica di costruzione a guscio portante, perdette il carico di anfore contenenti derrate alimentari e subì danni strutturali. La maggior parte del carico ritrovato all'interno dello scafo era materiale fittile. Le anfore africane erano di varia tipologia, erano chiuse da tappi di sughero e dovevano contenere frutta secca, come nocciole, mandorle, pinoli, pesche e fichi secchi, olive, olio e anche salsa di pesce, così come testimonierebbe la presenza di un certo tipo di resina all'interno di alcuni contenitori che in parte erano anche in vetro e in parte in ceramica. margherita leggio 15072012
SICILIA - Marausa restituisce i suoi tesori sommersi
Un sub ha recuperato un'antica anfora del IV-V secolo d.C. dal mare di Marausa. L'anfora è stata segnalata alla Guardia di Finanza e alla Soprintendenza del Mare, che hanno riportato in superficie il reperto storico con l'aiuto di esperti sub archeologici e del Nucleo sommozzatori di Palermo. L'anfora è stata trovata in ottime condizioni e si trovava adagiata su un fondale profondo di circa tre metri. Nel corso delle operazioni sono stati recuperati anche frammenti di anfore della stessa tipologia. L'anfora è stata recuperata dai subacquei della Soprintendenza del Mare e dai sommozzatori delle Fiamme Gialle.
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