Piccoli inceneritori crescono nnella provincia di Pisa e nell'Ato Toscana Costa. Nessuno vuole l'inceneritore: prima a Pontedera lo hanno chiamato "dissociatore molecolare", poi a Castelfranco "pirogassificatore" e ora la Teseco di Pisa lo chiama "essiccatore". Come nella favola dei fratelli Grimm del lupo e dei sette capretti, non sarà che qualcuno tuffa la zampa nella farina per nascondere i peli neri e gli artigli? Infatti, dietro al progetto della Teseco presentato in Provincia per l'assoggettabilità alla Valutazione d'impatto ambientale (Via) dal titolo inoffensivo "Piccole modifiche migliorative ad impianti di trattamento esistenti" potrebbe nascondersi un pericoloso inceneritore. Il progetto presenta due interventi: il primo consiste nella costruzione di un evaporatore sotto vuoto e "gate-dryer" ed il secondo di un essiccatore per i fanghi di "filtropressato" del lavaggio terre nel quale però "si prevede, in casi specifici, di trattare particolari rifiuti che necessitano di trattamento termico prima dell'avvio al lavaggio terre o all'impianto di inertizzazione". Un processo, questo, realizzato con un forno rotante che, secondo Wikipedia «trova moltissime applicazioni industriali tra cui: processi di essiccamento, calcinazione catalizzatori e prodotti chimici, trattamento termico metalli e minerali, cottura materiali vari, industria del cemento, fusione, incenerimento rifiuti eccetera». Ma se è vero che si tratta soltanto di un essiccatore analogo a quelli per la produzione di conglomerato bituminoso, perché vengono dichiarate temperature che raggiungono ben 1.300 gradi centigradi? Ma soprattutto perché è prevista una sezione di trattamento dei fumi tipica di un inceneritore, compreso il post-combustore, obbligatorio per legge per gli inceneritori, ma non per gli essiccatori utilizzati nella produzione di conglomerato bituminoso? In ogni caso, sia che venga utilizzato come essiccatore o inceneritore, quest'impianto sarà un formidabile produttore di polveri fini, Pm 10 e Pm 2,5, in una zona già considerata satura per questo pericoloso inquinante come asserì l'Usl nel 2010 sul suo parere allegato alla conferenza dei servizi che poi autorizzò la stessa impresa alla realizzazione di un impianto a biomasse. Di quanto andrebbe ad incrementarsi il carico sul territorio di Pisa sud-est non è dato sapere: infatti, se da una parte viene dichiarata una operatività prevista annua di 20.000 tonnellate (circa un terzo dei quantitativi attualmente bruciati nell'inceneritore di Ospedaletto), dall'altra si rileva invece una potenzialità oraria di 8 tonh, analoga a quella dello stesso impianto Geofor. Sul bilancio ambientale, vanno considerate inoltre le polveri generate dai fumi di combustione del metano per mantenere in funzione questa nuova impiantistica, (un totale dichiarato annuo di 1.100.000 Nmcanno di consumi di metano) pari a quello che consumerebbero più o meno 1.500 nuove caldaie d'appartamento, alla faccia di chi dà la colpa dell'aumento delle polveri fini al riscaldamento delle abitazioni. In questo caso, però, gli impianti non lavoreranno solo quando fa freddo, ma tutto l'anno! Comitato NonBruciamoci Pisa