Pronto il nuovo polo universitario sulla Dora IL PRIMO spazio pubblico compiutamente contemporaneo della città, pensato e realizzato dal 1930 a oggi, sta per aprire le porte agli studenti, ai lavoratori dell'Università e ai torinesi. Passando sul Lungodora non è possibile in alcun modo ignorarlo: sette edifici high tech su un'area di 45 mila metri quadri coperti in gran parte dalla più ampia tensostruttura in teflon mai realizzata. «Un'opera di grandissimo valore architettonico, indiscutibilmente innovativa nel panorama torinese e di rottura con il tessuto della città dice Benedetto Camerana, tra i professionisti che hanno curato la realizzazione dell'opera - È stata una scelta coraggiosa quella dell'Università che ha voluto affidare la progettazione allo studio di Norman Foster, un architetto che lavora sempre ai massimi livelli dell'high tech e che dà all'innovazione un linguaggio aggiornato e di rilievo internazionale ». Il conto alla rovescia per il taglio del nastro è iniziato, l'inaugurazione è fissata per il 22 settembre. Tra gli ospiti annunciati anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I numeri fanno effetto. Traslocano qui circa 10 mila persone dalle sedi sparse dell'università, tra studenti del dipartimento di Scienze giuridiche e lavoratori. Si aprono 70 aule capaci di ospitare lezioni per 8 mila studenti contemporaneamente, 280 camere e 40 mini appartamenti per un totale di 400 nuovi posti letto Edisu, un polo segreterie, sale studio, e la seconda più grande biblioteca della città dopo la Biblioteca Nazionale con 26 chilometri di ripiani per oltre 10 mila volumi. I sette edifici sono «tenuti insieme» dalla copertura in teflon che non si interrompe mai e che diventa bianchissima con l'esposizione ai raggi solari. Al centro è stata progettata una piazza del diametro di 80 metri che in gran parte sarà giardino e che costituirà lo spazio comune del campus e di dialogo con il quartiere. «La forma circolare della piazza centrale è memoria dei gasometri e parallelo contestuale con piazza Montebello spiega Camerana per trovare uno spazio pubblico così compiutamente contemporaneo realizzato a Torino bisogna risalire agli anni Trenta e spostarci in piazza Cln». Qualche particolare sugli spazi interni che non sono meno curati. «Un elemento sicuramente innovativo è quello che riguarda gli spazi per lo studio dice l'architetto che ha firmato, tra le opere più recenti, l'arco delle Olimpiadi che sfruttano la vista dell'edificio sullo spazio del fiume e sull'interno la piazza alberata. Abbiamo pensato a un unico lunghissimo tavolo lineare che corre lungo le pareti vetrate e che fa sì che ogni studente o lettore alzando lo sguardo dal libro non veda altro che paesaggio ». I pavimenti sono in gomma per attutire il rumore dei passi dai colori brillanti, pareti bianche e soffitti a cassettoni in legno. L'impatto per il quartiere sarà straordinario, non in termini di caos però, perché il Campus Einaudi dispone già di 900 posti auto parte interrati e parte in superficie. Al disegno di riqualificazione della zona, interamente portato avanti dall'Università di Torino, iniziato con le residenze universitarie, manca ormai solo il tassello dei due gasometri, simbolo cittadino, vincolati dalla Soprintendenza ma abbandonati da decenni.