Il decreto del governo dichiara la soppressione dell'Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi. Contiene quasi 500mila supporti inventariati e catalogati, "tutto lo scibile fonografico pubblicato". All'Icbsa sono pronti alla mobilitazione: "come mai viene soppresso un Istituto storico che non ha auto blu e non effettua sprechi e ha un budget ridotto a livelli di sussistenza?". L'Idv lancia un appello Un altro tassello di prestigiosa memoria storica nazionale, l'ex Discoteca di Stato - Museo dell'Audiovisivo, rischia di essere cancellato dall'oggi al domani sotto la mannaia dellla Spending Review del governo Monti. Dove si punta ad eliminare, sopprimendoli o accorpandoli, 37 tra enti e istituti pubblici non economici statali considerati dal governo non più strategici, o addirittura "doppioni". C'è tensione e sconcerto nella splendida sede cinquecentesca di Palazzo Mattei, in via Michelangelo Caetani 32, dove al piano terra tutti i servizi e i locali rimangono ancora aperti al pubblico ma, si teme, forse per poco. I dipendenti e la direzione hanno paura che la storica Discoteca di Stato, che dal 1928 custodisce l'intero patrimonio musicale italiano, possa venire smantellata come altri prestigiosi enti di ricerca e culturali come l'Istituto di Alta Matematica e il Centro Fermi. QUASI UN SECOLO DI REPERTI UNICI - Una decina di righe - al comma 38 dell'articolo 13 del decreto legge n 95 del 6 luglio 2010 bastano per azzerare quasi un secolo di testimonianze musicali e di reperti unici nella storia della fonografia, dell'etno-antropologia e un punto di riferimento unico per musicisti e musicologi a livello internazionale, come anche per i cittadini. "A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Icbsa.) è soppresso" - recita a pagina 43 il decreto - mentre "le funzioni e i compiti, nonché le risorse di personale, finanziarie e strumentali, dell'Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi sono trasferite alla competente Direzione generale del Ministero per i beni e le attività culturali". L'APPELLO DELL'IDV - «Dopo l'eliminazione di Cinecittà e della Cineteca Nazionale, anche il destino dell'Icbsa sembra segnato con la sparizione della più imponente collezione pubblica del nostro Paese, composta da quasi 500mila supporti inventariati e catalogati» denuncia Andrea Costa, delegato ai Beni culturali di Roma per l'Idv, che invita anche tutto il mondo culturale e musicale italiano alla sottoscrizione dell'appello, lanciato sul web dall'Istituto (nonchiudiamoicbsayahoo.it), per salvare «un sussidio formidabile per i musicisti italiani con tutto lo scibile fonografico pubblicato, con registrazioni ad hoc realizzate da tutti i cantanti e direttori d'orchestra, le voci e i discorsi celebri dei protagonisti della storia d'Italia, dal Duca d'Aosta a Leone XIII, oltre alla più grande collezione di antiche lacche incise di musica napoletana, nastri magnetici, antichi strumenti di fonoriproduzione e i preziosi archivi del Folk Studio di Roma. Vogliamo la certezza, infine, che l'operazione non nasconda un'abile mossa speculativa per appropriarsi di un gioiello immobiliare in centro storico». PRONTI ALLA MOBILITAZIONE - Dall'Icbsa sono pronti ad ogni forma di mobilitazione, chiedendo anzitutto conto al governo del «come mai nel testo di un dispositivo legislativo finalizzato a reali risparmi a livello nazionale viene espressamente nominato un Istituto storico, unico nel nostro Paese, che non ha auto blu, non effettua alcuno spreco di denaro pubblico, con un budget ridotto a livelli di sussistenza». A rilanciare il quesito dei lavoratori ci pensa, dalla Regione, la consigliera Giulia Rodano: «Condivido la domanda su quale mai risparmio dovrebbe venire dallo scioglimento nel Mibac dell'Archivio. Anche per il Centro Sperimentale e per la Cineteca Nazionale si tratta di scelte difficilmente comprensibili e sempre all'interno di quella che appare una vera e propria linea di smantellamento delle nostre istituzioni culturali piú prestigiose. Come Italia dei Valori abbiamo già posto al ministro Ornaghi pubblicamente le nostre richieste su queste questioni e agiremo con tutti gli strumenti possibili, anche in sede parlamentare, per salvare un istituto che da oltre 80 anni assicura la tutela del patrimonio sonoro nazionale».