Da tempo la Svimez (l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), con i suoi rapporti sul Sud dell'Italia, ci aveva abituati ad una riflessione amara, di anno in anno sempre più aspra, sul divario, soprattutto industriale, tra Nord e Sud. Fa notizia, nel travaglio di una crisi destinata a redistribuire profondamente le chances di sviluppo dei territori, il rapporto elaborato da Svimez-SRM su Energie rinnovabili e territorio, che costituisce uno strumento utile per delineare quello che appare attualmente come uno degli ambiti più promettenti di sviluppo del Mezzogiorno, all'interno del contesto del Mediterraneo. Pur mettendo in guardia sui rischi connessi all'adozione di una via bassa alla green economy, tutta basata sullo sfruttamento intensivo di materie prime quali sole e vento, che dura finché durano gli incentivi pubblici, il rapporto ha il merito di non indulgere troppo in geremiadi sudiste, ma di delineare con chiarezza e dovizia di dati una via alta al riposizionamento della piattaforma produttiva del Mezzogiorno dentro il paradigma green. Dopo la recente fase di sviluppo tumultuoso sostenuto dall'attore pubblico costretto ad inseguire la sfida contenuta nella Strategia Europea 20.20.20 e intenzionato ad abbattere i costi di una bolletta energetica sempre più salata, restano aperte alcune sfide che, se ben governate, posso effettivamente costituire una prospettiva di sviluppo sostenibile di ampio respiro. Oggi siamo il secondo paese al mondo per fotovoltaico installato, con oltre 18.000 occupati nel 2010, siamo il sesto paese nella produzione di energia eolica, con 25.000 occupati complessivi nel solo Sud. In quest'area si produce il 65,9 dell'energia da fonti rinnovabili italiana, al netto di idroelettrico e geotermico, con quote che vanno dal 59,3 nel fotovoltaico al 98,1 nell'eolico. Abbiamo, sempre nel Mezzogiorno, un grande potenziale nel geotermico. Qui si stima addirittura un potenziale equivalente a quello al quale abbiamo recentemente confermato di rinunciare dicendo no al nucleare. In questo ambito disponiamo inoltre di un primato tecnologico con big player quali Enel Greenpower (terzo produttore al mondo di energia elettrica da fonte geotermica) ed Edison. A proposito di tecnologia, e qui arriviamo ad una prima sfida cui rimanda la ricerca, attualmente siamo grandi installatori di impianti ma dipendiamo fortemente dai grandi produttori americani, cinesi e giapponesi di celle fotovoltaiche ed impianti, così come dipendiamo dai produttori danesi e tedeschi per l'eolico (dei quali, ad esempio, siamo subfornitori con la siderurgia e la componentistica meccanica bresciana). Insomma occorre ancora fare molto per costruire quelle filiere produttive capaci di produrre ricerca, innovazione, industrializzazione e, fatto non certo irrilevante, civilizzazione ambientale e sostenibilità sociale. Non dimenticando che un bene comune per il nostro Paese è anche il paesaggio, bene competitivo per l'economica dell'esperienze e del turismo e dell'agricoltura. Anche pale eoliche come boschi d'acciaio, e pannelli solari al posto degli ulivi per vantaggi a breve possono essere nel lungo periodo scorciatoie poco ambientali. Tornando all'oggi le filiere della green economy potranno essere realizzate se si concretizzeranno almeno altre due condizioni: il miglioramento dell'infrastrutturazione della rete di trasporto dell'energia prodotta e l'armonizzazione della regolazione, oggi frammentata tra comuni, regioni, Stato e Unione europea. Infine, e qui sta uno dei punti più stimolanti della ricerca, c'è da pensare politicamente a come lo sviluppo delle FER nella piattaforma del Mezzogiorno si collochi all'interno del più ampio contesto Mediterraneo. Un'area che, se e quando ritroverà pace sul litorale meridionale e nel quadrante mediorientale, rappresenta per il nostro paese un ambito di sicuro interesse, avendo un notevole potenziale anche in rapporto allo sviluppo di energie rinnovabili. In prospettiva, questa è anche l'ambizione del Piano Solare lanciato dai 43 paesi dell'Unione per il Mediterraneo, bacino che ambisce a strutturarsi come vero e proprio polmone delle FER verso il Nord Europa e verso l'Africa. Su questo fronte i fondi dell'Unione europea peraltro non mancano, purché vengano impegnati in maniera razionale e senza intenti speculativi. Il POI Energie Rinnovabili 2007-2013 ha stanziato 1,6 Mld per l'Italia dei quali solo il 25 spesi e il 45 impegnati all'inizio del 2012, segno che non bastano i fondi, ancorché impastoiati nella burocrazia, senza una strategia di sistema. Intendendo con ciò una strategia da sistema-paese che abbia la volontà e la capacità di pensarsi adulto anche se costretto in questa fase alla dolorosa condizione dello studente ripetente. Dobbiamo essere consapevoli che la fenomenologia della crisi in quanto momento di trasformazione porta con sé nuove prospettive che devono essere trasformate in sistemi di opportunità. Da questo punto di vista il tema delle energie rinnovabili suggerisce di prendere in maniera più criticamente positiva la prospettiva del Mediterraneo. Utile per rovesciare, in una debole Europa ove ogni Nord cerca un suo Sud, eletto a periferia dallo spread, la geografica di uno sviluppo lento e difficile ma possibile. bonomiaaster.it
Il paradigma green che può rilanciare il Mezzogiorno
L'associazione Svimez ha pubblicato un rapporto sull'energia rinnovabile e il territorio del Mezzogiorno. Il rapporto mette in guardia sui rischi dell'adozione di una via bassa alla green economy, ma delineata con chiarezza e dati una via alta al riposizionamento della piattaforma produttiva del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno è il secondo paese al mondo per fotovoltaico installato e il sesto per energia eolica. La regione ha un grande potenziale nel geotermico e un primato tecnologico con big player come Enel Greenpower e Edison. Tuttavia, la regione dipende fortemente dai produttori esteri di celle fotovoltaiche e impianti eolicoli.
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