Nel 1998 i Ds vi rinunciarono per ripianare i debiti, una stanza se la prese in affitto l'Udc L'ISOLOTTO DI MICHON RICOSTRUITO DAL PARTITO Palazzo Franceschi, oppure palazzo Michon. Oppure semplicemente l'isolotto. L'edificio ai civici 3 e 5 di via Borra, nato da una lottizzazione dei Medici datata 1691, balzò alle cronache quando la federazione livornese del Pci vi si insediò dopo uno straordinario lavoro di recupero: era la fine degli anni '80. La stanza da basso era stata adibita a sede della sezione Venezia, un'ala del pian terreno ospitava la redazione di Mattina, quotidiano locale abbinato all'Unità. La decisione di lasciare via Borra fu presa dai Ds nel 1998, quando il partito donò la propria sede alla direzione nazionale per contribuire al ripiano del debito. Ma prima del trasloco passarono almeno un paio d'anni. Dopo varie traversie e un utilizzo decisamente limitato, il destino volle che un altro partito fosse ospitato dall'isolotto: l'Udc che nel 2008 prese in affitto una stanza. Dopo il Paradisino tocca al Colonnello 4000 euro al metro Rinascono le residenze settecentesche della Venezia tra affreschi, ingressi signorili e interni di lusso LIVORNO Le ville d'Antignano ma anche i settecenteschi palazzi della Venezia. Tra i vecchi gioielli che rinascono (o sono appena rinati) uno di fronte all'altro ci sono anche il complesso dell'ex istituto Paradisino (datato 1696) d'angolo tra gli scali delle Barchette e via della Venezia e il palazzo Colonnello, (datato 1702) sugli scali del Ponte di Marmo. Se la rinascita del primo, operata da Bardi Edilizia, è cosa fatta e sono in vendita gli ultimi appartamenti degli oltre sessanta realizzati, il secondo ha visto proprio in questi giorni la "liberazione" di una delle due facciate dalle impalcature da parte della Consage. In questo caso saranno 22 gli alloggi in vendita dall'immobiliare Mei, che ha l'esclusiva sul palazzo. I prezzi? «Partiamo da quattromila euro al metro quadrato - spiega Roberto Mei, titolare dell'omonima agenzia -. Sotto, diventerebbe un boomerang, se si considerano gli interventi che abbiamo fatto che sono costati anche duemila euro al metro, mantenendo gli affreschi negli alloggi del primo e secondo piano, evitando i frazionamenti e conservando l'importante ingresso da cento metri quadrati». Un restauro simile a quello effettuato nel Paradisino, a fianco del quale è partito da pochi mesi il cantiere per un'ala nuova dell'edificio che si affaccerà su piazza del Luogo Pio. Quella cannonata sulla facciata Sul muro della Banca Commerciale il ricordo della resistenza agli austriaci LIVORNO Un buco nel muro e una data: 11 maggio 1849. Accanto a una finestra del primo piano, il lato sud del palazzo di proprietà della Banca Commerciale Italiana, ora Intesa San Paolo, reca la traccia di uno scontro a fuoco verificatosi nella zona dell'attuale piazza Cavour durante la disperata difesa di Livorno contro le soverchianti truppe austroungariche venute a restaurare la dominazione lorenese. Al momento di quello sparo, forse una cannonata di piccolo calibro, gli Austriaci avevano evidentemente già sfondato le difese a Porta San Marco ed essendo penetrati in città si accingevano a cancellare le ultime sacche di resistenza. Ma i richiami storici del palazzo non finiscono qui: sempre sulla stessa parete si staglia una lapide marmorea apposta nel dicembre del 1918 dalle associazioni patriottiche per ricordare il sacrificio di Guglielmo Oberdan, Cesare Battisti e Nazario Sauro, tutti e tre esponenti dell'irredentismo italiano ed impiccati dagli Austriaci, durante la Prima Guerra Mondiale, perché ritenuti traditori. Dai documenti dell'Archivio di Stato la costruzione del palazzo risale alla prima metà dell'800 quando via Cairoli si chiamava ancora "Via delle quattro cantonate" e in quell'area sorgeva il "Casone", ovvero una caserma, situato a ridosso dell'estremità meridionale della fortificazione medicea: un bastione che sarà abbattuto in base al progetto di allargamento della città avviato nel 1828 da Luigi de Cambray-Digny, direttore delle Reali Fabbriche Lorenesi. E' così che nasce la piazza del Casone (poi piazza Cavour), mentre seguendo l'andamento del Fosso (che sarà rettificato nel tratto lato mare) sorgono diversi fabbricati. Uno di questi è appunto il palazzo che sarà della Commerciale Italiana, innalzato di certo prima del 1846 e noto all'epoca come palazzo Sajech-Rodocanacchi. Nel 1880 l'edificio risulta passato ad Emanuele Pandely Rodocanacchi e quindi, nel 1889, al conte Michelino Rodocanacchi Ralli, un personaggio molto interessante: a lui si deve infatti la prima esperienza livornese di costruzione automobilistica dando vita nel 1905, presso la sua villa di Monterotondo, alla Mrr, un'officina meccanica che produsse in tutto sei vetture, fra limousine e tonneau. Nel 1902 il palazzo passò infine alla Banca Commerciale Italiana. Fu nel primo dopoguerra che via Cairoli si trasformò nell'attuale "via delle banche" con la demolizione degli edifici fatiscenti della zona attuata col Piano Regolatore del Centro cittadino del 1926, alla cui realizzazione collaborò, fra gli altri, l'ingegnere livornese Gino Cipriani, già alto dirigente dell'Ina a Roma, e col quale sorsero il Palazzo delle Poste, il Palazzo della Galleria ed i Palazzi di Santa Giulia e di San Francesco, oltre a ridisegnare l'abside del duomo apponendovi una grande fontana non più esistente. Ora le fusioni tra banche potrebbero cancellare altre sedi storiche dopo quella della Comit. Roberto Riu Dall'Accademia ad Antignano il risiko delle ville da sogno I CANTIERI IN CITTA' Villa Comel, che qualcuno chiama anche villa Caruso, è stata costruita sul viale d'Antignano attorno al 1903 e tornerà a nuova vita nel marzo 2013. Venduti dall'immobiliare Mei tutti gli appartamenti (circa 250 metri quadri l'uno), prezzo 6000, 6500 euro al metro. Villa Orlando, appartenuta a Giuseppe Kaiser, sul viale Nazario Sauro 14, datata seconda metà dell'Ottocento, è una delle strutture più belle della zona Accademia. Divisa in appartamenti, alcuni con parco, uno con torretta e terrazza, sono affidati all'agenzia Macchia. Il vecchio Paradisino e quello che è stato ribattezzato l'Ultimo nato, che si affaccia su piazza Anita Garibaldi. L'antica struttura nasce nel 1696 come ospedale femminile su disegno del principe Ferdinando, divenendo poi dimora della famiglia Filicchi e istituto religioso. Ora ospita appartamenti di lusso. Il complesso ottocentesco di Villa Pendola è costituito da tre edifici inseriti all'interno di un grande giardino. A loro saranno affiancati altri quattro edifici. Aurelia 2008 srl, proprietaria della struttura, ha affidato la ristrutturazione al Gruppo Bardi. La vendita è curata da Cti. Si va sui 6000 euro al metro.