Erose, troppo affollate, soffocate dal proliferare di porti e porticcioli turistici e soprattutto privatizzate. È questo l'identikit delle spiagge della Toscana tracciato dal dossier del Wwf, dove si denuncia con forza la scomparsa degli arenili pubblici e con libero accesso. Non esistono dati precisi che fotografano la situazione attuale, ma nelle pagine dedicate alla Toscana il report del Wwf evidenzia subito la mancanza di una normativa regionale che stabilisca una percentuale destinata per legge alle spiagge libere. In Liguria, ad esempio, c'è il vincolo del 40, in Puglia del 60, in Francia addirittura dell'80. Da noi niente, anche perché la Regione ha delegato ai Comuni le competenze in materia di concessioni sul demanio marittimo e attività balneare. Fatto sta che sull'intero territorio italiano gli stabilimenti sono raddoppiati nell'ultimo decennio, passando dai 5.368 del 2001 agli attuali 12.000, e che sdraie e ombrelloni a pagamento si trovano in media ogni 350 metri di costa. Due sono le situazioni emblematiche segnalate nel report: una riguarda l'Elba, l'altra il litorale pisano. Tra gli "alert" lanciati dall'associazione uno riguarda la riserva naturale Duna Feniglia (Grosseto) gestita dal corpo forestale dello Stato : «I bagnanti sono spesso in quantità eccessiva; i mezzi a motore per lo svuotamento dei cestini percorrono e danneggiano la duna. Il risultato è che la duna è gravemente danneggiata e la spiaggia è ormai vittima dell'erosione, un processo già avviato e accelerato 40 anni fa dalla costruzione dal vicino porto turistico di Cala Galera per il quale è letteralmente "dimagrito" il tratto di spiaggia a ridosso del promontorio di Ansedonia e si è insabbiata l'area a ridosso di Cala Galera e del porto stesso». (g.p.)
Il Wwf denuncia: gli arenili privati raddoppiati in dieci anni
Il Wwf ha pubblicato un dossier sulla situazione delle spiagge della Toscana, denunciando la scomparsa degli arenili pubblici e il proliferare di porti e porticcioli turistici. La Regione toscana non ha una normativa che stabilisca una percentuale destinata alle spiagge libere. In Liguria, ad esempio, c'è il vincolo del 40%, mentre in Puglia del 60%. Il dossier segnala anche la mancanza di un controllo efficace sulle attività balneare e la presenza di stabilimenti che si trovano in media ogni 350 metri di costa. Due situazioni emblematiche sono segnalate: la riserva naturale Duna Feniglia (Grosseto) e il litorale pisano.
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