All'indomani dell'intervento di Orsoni e Zaia su Passera, l'Enac riapre i giochi MESTRE. Sembra che un primo risultato Orsoni e Zaia l'abbiano già ottenuto. Sulla vicenda del Palais Lumière Enac ieri si è arrampicata sugli specchi, ma prima si è spalmata mani e piedi di olio lubrificante. Ha pubblicato nel suo sito un comunicato stampa striminzito nel quale smentisce di «aver proceduto ad alcuna "bocciatura" dell'opera, cosa che comunque esula dalle funzioni dell'Ente». Forse è un azzardo scrivere che il comunicato sia conseguenza diretta dell'intervento del sindaco di Venezia e del governatore del Veneto che l'altro ieri hanno chiamato il ministro dei Trasporti, Corrado Passera. Certo che appare come una retromarcia senza specchietto retrovisore. Il termine "bocciatura" usato da tutti gli organi di informazione è una sintesi che viene naturale dopo aver letto la lettera che l'Enac ha inviato a Regione e Comune e, per conoscenza, ad Enav e ai privati del gruppo di Pierre Cardin. «Poiché l'intervento proposto comporta una violazione della superficie orizzontale esterna a protezione della navigazione aerea, superando il limite della stessa di ben 110 metri circa, lo scrivente non può esprimere il proprio assenso alla realizzazione». E, in aggiunta, Enac ha scritto che tale lettera vale come parere per la Conferenza dei servizi convocata per domani (ma ovviamente annullata) «cui Enac non potrà presenziare». Come si riassumono tutte queste righe? Con "bocciatura" del Palais Lumiere. Il comunicato stampa di ieri non si ferma qui: «Il parere negativo riprende un precedente parere del 20 settembre 2011 e riflette le valutazioni dell'Ente sull'attuale quadro cognitivo». Era noto a tutti che Enac aveva già espresso un primo parere sfavorevole ma "l'attuale quadro cognitivo" non è fatto solo di quel che già si sapeva a settembre, perché nel frattempo, come ha scritto lo stesso Enac nella lettera di tre giorni fa, i privati gli hanno inviato nuova documentazione tecnica di approfondimento che, tra l'altro, prende in esame anche la prevista futura pista dell'aeroporto Marco Polo. Il parere espresso mercoledì scorso, dunque, si fonda pure sull'esame della nuova documentazione, e rimane negativo. Contrario alla torre di Pierre Cardin è anche Franco Miracco, consulente del ministero della Cultura fino a poco tempo fa di Giancarlo Galan, che definisce il progetto «né torre né grattacielo, piuttosto un mamozio impudente, un gigantesco trabiccolo su cui caricare di tutto e di più, tranne il buon gusto e la vera architettura contemporanea». Per Miracco è «inutile parlare di programmazione urbanistica, né di valori paesaggistici, tantomeno di un qualche avvio di una seria ipotesi di waterfront. Si va come la va».