La pinacoteca cittadina non riaprirà prima di metà 2014: i lavori sarebbero dovuti terminare prima a fine 2010 e poi a metà 2013. Una lunga storia di ritardi e pasticci Saltarelli: «Abbiamo ereditato un cantiere pieno di problemi» Sei anni senza la Carrara. Era martedì 3 giugno 2008 quando la Pinacoteca ha chiuso i battenti, con l'obiettivo di riaprire, rinnovata e funzionale, a fine 2010. Di ritardo in ritardo, ora la scadenza ultima è il 31 maggio 2014. Fanno appunto 6 anni: in una parola sola, un incubo. Un grande restauro che ha portato con sé grandi problemi e ha privato la città di uno dei suoi gioielli più preziosi. La più importante raccolta civica del Paese, come l'aveva definita (a ragione) un quotidiano nazionale presentando una mostra delle sue opere a Roma. Una delle tante destinazioni che in questi anni di forzata chiusura hanno visto protagonisti i capolavori della Carrara: forse tra le più vicine, visto che sono state esposte anche in Australia e negli Usa. Un'ottima scelta dal punto di vista delle relazioni culturali e del prestigio internazionale, sperando lo sia stata altrettanto per la conservazione delle opere. Tempi più che raddoppiati Ma torniamo ai 6 anni di lavori, un tempo decisamente folle per un restyling in sostanza i tempi sono più che raddoppiati rispetto al previsto. Una cosa mai vista per un cantiere comunque iniziato e mai sostanzialmente sospeso del tutto. Alessio Saltarelli, assessore ai Lavori pubblici non è proprio d'accordo: «Abbiamo ereditato un cantiere con molti, troppi problemi, e in perenne stato di guerra» spiega. Un duplice riferimento: al fatto che i lavori li aveva iniziati l'amministrazione Bruni e alle forti tensioni che si sono registrate negli anni passati tra progettisti, direzione lavori e impresa. La romana Salini, non proprio l'ultima arrivata «Ci sono stati poi i problemi della barchessa», ricorda l'assessore. Leggi un cedimento strutturale dell'edificio dovuto ad errori di progettazione, secondo la Salini: poco più di una crepa frutto del lavoro non eccelso dell'impresa, per Palafrizzoni. Un braccio di ferro che si è chiuso un anno fa, e che è costato alle casse comunali un aumento del 25 per cento dei costi: da 5 a 6,2-6,3 milioni. La questione Creberg «E poi abbiamo scoperto che sotto scorreva l'acqua e che sostanzialmente la Carrara era senza fondazioni» aggiunge Saltarelli. Sorprese che magari fanno sorgere interrogativi sulla bontà del lavoro dei progettisti, ma sarebbero problemi di Palafrizzoni che, dopo aver accettato le riserve della Salini, in cuor suo pensava di poter davvero mantenere la tabella di marcia annunciata dal sindaco Franco Tentorio e dall'assessore alla Cultura Claudia Sartirani a fine ottobre 2011: ovvero la riapertura a metà del 2013. Saltarelli continua a sfogliare il cahier de doléance: «Tecnicamente la Salini ci ha assicurato che rispetterà le scadenze, e che quindi a fine novembre consegnerà il cantiere». Ne è sicuro assessore? «Ora come ora non sono sicuro di niente». Ed è indubbiamente condivisibile come posizione. «La verità è che speravamo che la convenzione con il Credito Bergamasco andasse diversamente», prosegue. E qui si apre la seconda parte di questa tormentata vicenda, quella che in tutti i modi l'inchiesta de L'Eco di Bergamo dell'ottobre 2011 aveva cercato di portare all'attenzione pubblica. E in primis del Comune. «Speravamo di non dover far noi la gara, ma che pensasse a tutto il Creberg: avremmo risparmiato tempo», spiega Saltarelli. Banca che ha messo 1 milione 250 mila euro per il nuovo allestimento, progettazione compresa. Ma che ha sempre fatto capire in ogni modo che della gara si sarebbe dovuto occupare il Comune: con i tempi tecnici del pubblico, che a Palauffici dovrebbero conoscere bene. «Ora dobbiamo fare noi il bando, e questo ci porta via dei mesi ulteriori» conclude amaro Saltarelli. Morale, ci si rivede a fine maggio 2014, con l'obiettivo di tentare il colpo un mese prima. Tra le altre cose sarà tempo di campagna elettorale di Palafrizzoni, tanto per gradire. Ma soprattutto sarà tempo di riabbracciare Pisanello, Velasquez, Bellini, Mantegna, Raffaello, Tiziano e Lotto, solo per fare qualche nome. Da brivido. Un pezzo della nostra storia che tornerà finalmente a casa: sei lunghi anni dopo.