Il direttore del museo di Casoria potrà continuare a bruciarle Dietrofront: le opere del museo Cam non possono essere vincolate o «bloccate». Il soprintendente di Napoli Stefano Gizzi avrebbe quindi preso, detta brutalmente, una cantonata. A sostenerlo è il suo superiore, il direttore generale campano per i beni culturali Gregorio Angelini che, in breve, asserisce: la collezione del sito d'arte contemporanea di Casoria non si può bloccare o commissariare, la legge non lo prevede in quanto si tratta di dipinti eseguiti meno di 50 anni fa. A dire il vero però, secondo il direttore del museo Antonio Manfredi, la lettura di alcuni passaggi sulla tutela delle opere contenuti nel Codice dei beni culturali sembrerebbe dar ragione a Gizzi. Riassunto della precedente puntata: il direttore del Cam due giorni fa ha ricevuto una missiva firmata dal soprintendente con la quale, decreto alla mano, lo Stato vincolava tutta l'arte custodita nel museo, anche al fine di evitare che venga bruciata. Manfredi infatti, per protesta contro le istituzioni, in diversi mesi ha distrutto col fuoco venti tele e installazioni artistiche (il cosiddetto «Cam Art War»). Il diktat di Gizzi prevede che la ricca collezione (oltre 850 pezzi) non possa essere toccata, neanche per allestire mostre in altri siti, in Italia o all'estero. Manfredi mugugna, si sente commissariato dal ministero ma, come si dice, dura lex. E invece no. Colpo di scena. Ieri la direzione regionale che fa capo ad Angelini diffonde una sintetica ma piccatissima nota in cui viene sconfessato l'operato della Soprintendenza partenopea, addirittura rimarcandone una fuga in avanti. «L'iniziativa di Gizzi si legge è consistita nel mero avvio del procedimento per altro non concordato con il direttore regionale, competente all'adozione dell'atto stesso». Non solo: «La Direzione regionale il 9 luglio ha espresso al Soprintendente parere negativo per mancanza dei presupposti di legge. Il Codice infatti consente di sottoporre a tutela "opere di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre 50 anni"». E quelle del sito di Casoria sono, appunto, tutte opere giovani. In conclusione, Angelini invita Gizzi e i suoi uffici «a dare tempestiva informazione al proprietario o detentore delle opere», cioè il direttore del Cam, «revocando il procedimento avviato». Ai piani alti dei tutori dell'arte infuria la tempesta. A Casoria invece si resta in stand by. Manfredi si dice «allibito». «Spero che le "parti" si mettano d'accordo al più presto spiega al Corriere Ma questo tira e molla, in ogni caso, dimostra l'approssimazione con cui spesso viene affrontato un tema delicato come la tutela, anche coercitiva, dei beni culturali nel nostro Paese. Oggi il quid pro quo capita al Cam domani, chissà, agli Uffizi?». In realtà, ripassando con attenzione le norme di prevenzione si scopre che le opere d'arte del museo d'arte contemporanea di Casoria in teoria possono essere vincolate, pur non avendo ancora 5o anni di «vita». «Forse ipotizza Antonio Manfredi per un banale scambio di commi del complesso testo di legge, la Soprintendenza avrà citato erroneamente un articolo al posto di un altro nell'avviso che mi è stato recapitato. Svista ora eccepita dalla Direzione regionale». Se la forma è imperfetta, la sostanza potrebbe non cambiare. II decreto legislativo 42 del 2004 da cui è scaturito il Codice dei beni culturali prevede infatti che in casi eccezionali la tutela statale possa scattare pure per collezioni di notevole pregio artistico, indipendentemente dal fatto che siano state create più di mezzo secolo fa. «E il pregio artistico della collezione del Cam è stato riconosciuto e messo nero su bianco dai dirigenti della Soprintendenza» aggiunge il numero uno del museo. «Dunque ironizza pare che ci lascino la possibilità di bruciare le opere a nostro piacimento. Devo dire che la Soprintendenza, anche se con una forzatura, appare più responsabile della Direzione Regionale di Angelini». Chi ha ragione? Valutare se le pitture esposte a Casoria sono a sette carati oppure croste è questione squisitamente soggettiva oppure prevale il criterio cronologico (più o meno di 5o anni)? Il braccio di ferro sul Cam nasce dalla inedita, detestabile o apprezzabile, intuizione di Manfredi: il rogo delle opere, tipo autodafé medievale, dove i chierici che condannano l'arte alla distruzione sono teoricamente le istituzioni locali, regionali e nazionali, incapaci di dare un futuro all'avamposto di Casoria, tra i pochissimi musei campani ad imporsi in Italia (la biennale di Venezia) e all'estero. Lo Stato vuole imporre adesso una sorta di no fire zone, un cessate il fuoco alla guerra dell'arte del Cam («Cam Art War») che se da un lato è benedetto basta incendi! dall'altro impedirebbe, col vincolo, di poter gestire al meglio le installazioni e le tele, per le mostre in giro per il mondo, vista la propensione globetrotter del direttore-fondatore. Staremo a vedere.