Bella e impossibile. Con un patrimonio tra i più importanti del mondo eppure povera di mezzi. Creativa ma priva di «logica di sistema». Così appare l'Italia sotto i riflettori della Terza conferenza degli assessori alla Cultura e Turismo che si è aperta ieri a Roma. Eppure molto si muove sotto il fronte della cultura. Le tourist card, hanno valorizzato l'integrazione tra musei, trasporti e spettacoli. L'offerta culturale è in crescita; i consumi e visitatori in aumento. Ma la sfida gira ancora intorno a una parola d'ordine: competitività della marca Italia. Un'Italia carente, soprattutto, sul versante «sistema», cioè cultura di impresa, meritocrazia, sviluppo. Un sistema che veda collegati, come in un grande portale, Stato, regioni, enti locali. È intorno a queste linee che si è aperta la prima giornata di «Le città della cultura», organizzata da Federcultura. Collocata, non a caso, nell'Auditorium di Renzo Piano. Apertasi con il messaggio di Ciampi che ha sottolineato l'opportunità economica della cultura, alla conferenza hanno portato i loro saluti il ministro Urbani, con un invito a Comuni e Province per la creazione di un libro bianco sul patrimonio nazionale, per raddoppiare la spesa ora ferma allo 0,17 per cento del Pil. E Maurizio Barracco, patron di Federcultura, che invita a uscire dal mito dell'autofinanziamento. Urgente una riforma dell'Enit, che investe 24 milioni di euro, cifra che impallidisce dinanzi all'investimento di Francia e Spagna. Importante, per il ministro Baccini, la semplificazione della pubblica amministrazione.