UN POLVEROSO campo di calcio in Basilicata, una coppia di escursionisti all' Alpe di Siusi, uno scorcio di Milano con le sagome di due gasometri, una piramide di cocomeri nella pineta di Follonica. Sono fotografie rigorosamente composte e capaci di evocare atmosfere intriganti ma il loro autentico valore è un altro. Sono state scattate per un progetto rivoluzionario - "Viaggio in Italia" - che il grande fotografo Luigi Ghirri aveva organizzato per rinnovare radicalmente l' immagine del paesaggio italianoe abbandonare sia la retorica del pittoresco che la ripetitività accademica. Si era nel 1984 e da tempo Ghirri rifletteva, riprendendo la lezione di Walker Evans, sulla necessità di "ripulire lo sguardo" e di guardare al paesaggio italiano in modo diverso, convinto come era che "l' Italia maggiore è quella minore". E infatti tutto nasce volutamente periferico: la mostra è esposta alla Pinacoteca Nazionale di Bari, il catalogo è affidato a un editore poco noto, Il Quadrante di Alessandria che in copertina mette una cartina dell' Italia che ogni studente delle elementari ha visto appese in aula. Il progetto accosta venti autori eterogenei ("è stato un incontro di persone alla ricerca di uno sguardo" ricorda uno di loro, Giovanni Chiaromonte) avvicinati da una filosofia così riassunta: "si tratta di vedere come una generazione di fotografi, lasciato da parte il mito dei viaggi esotici, del reportage sensazionale, dell' analisi formalistica, ha invece rivolto lo sguardo sulla realtà e sul paesaggio che ci sta intorno". Ripropone oggi quell' iniziativa il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello con una mostra curata da Roberta Valtorta che si inaugura oggi alle 18 alla Triennale in un dichiarato omaggio a Luigi Ghirri nel ventennale della scomparsa. Si tratta di un' operazione storica e filologica, come dimostrano anche le fotografie qui esposte con cui Giovanna Calvenzi documentò la mostra del 1984 e il relativo convegno, ma è soprattutto l' occasione per ricordare che "Viaggio in Italia" è stato il manifesto di una nuova visione originale di marca italiana poi proseguita, oltre che dai citati Ghirri e Chiaramonte, da Mario Cresci, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Vincenzo Castella, Vittore Fossati per citare i più noti. Le cento fotografie esposte (delle originali duecento) sono state restaurate e fanno parte del patrimonio del Museo di Cinisello che così mostra, pure in un momento di grandi ristrettezze che ne pregiudicano parte dell' attività, l' importanza del suo ruolo nella conservazione e valorizzazione. Osservare queste immagini significa riflettere su come era e come oggi è il paesaggio italiano perché accostando una strada che corre verso l' orizzonte, una finestra spalancata sul nulla, un muro di mattoni con un numero civico che non indica né un portone né una casa le fotografie divengono una perfetta metafora delle contraddizioni del nostro paese.