DOPO anni di separazione dalla vita della città, per la seconda volta in pochi mesi i Girolamini sono di nuovo alla ribalta della cronaca. Il silenzio reale e metaforico che ha segnato gli ultimi decenni della sua storia multicentenaria è stato interrotto solo da due eventi positivi: il 20 ottobre del 1994 l'inaugurazione del restaurato Aranceto nel Chiostro Grande e la riapertura della Biblioteca e nel 1995 della Quadreria. Subito dopo la abituale e provvidenziale coltre protettiva voluta dal Conservatore Padre Giovanni Ferrara ha di nuovo ricoperto la grande insula religiosa del centro antico lunga 180 e larga 68 metri, coni suoi giardini, i suoi chiostri, le sue chiese (due), la biblioteca e gli ambienti più propriamente monastici; questi ultimi in parte già in uso alla Curia e in parte alle segrete stanze del Conservatore stesso, che, ricordo, vigilava anche dall' alto, dalle finestre del primo piano, sugli spazi esterni del complesso. Le accuse rivolte in questi mesi agli intellettuali distratti, alla società civile disinteressata agli scempi perpetrati in questo luogo mi sono sembrate ingiuste avendo misurato personalmente, nel lungo periodo che mi ha vista impegnata nella progettazione e direzione del restauro dell' Aranceto, l' effetto generato dal voluminoso anello di chiavi legate alla severa tonaca di Padre Ferrara: un solco profondo tra il complesso e la città, colta da una involontaria amnesia per un luogo negato. Il privilegio di godere della fiducia di Padre Ferrara mi ha consentito però di comprendere anche la solitudine di un religioso legato profondamente alla storia del suo Ordinee di un funzionario statale consapevole della responsabilità del suo ruolo; privo di risorse economiche e umane e di un solido sostegno istituzionale, in qualità di Rettore dell' Oratorio di San Filippo Neri e di direttore della Biblioteca, ha protetto un immenso patrimonio (non si tratta solo della Biblioteca statale ma anche dei beni artistici oratoriani tra i quali l' archivio musicale) con il solo mezzo che aveva, la inaccessibilità di un luogo d' eccellenza, che era, tra l' altro, già oggetto di molteplici appetiti per la estensione, la ubicazione, la ricchezza. Il suo fine era anche quello di non mettere a repentaglio la permanenza della Congregazione dell' Oratorio nella storica sede napoletana voluta dal suo fondatore, il primo Rettore Padre Talpa, a partire dal 1586;è inequivocabile, d' altra parte, che la conservazione della originaria destinazione d' uso religiosa - i Girolamini sono uno dei pochi esempi napoletani, con il Monastero delle Trentatrè, di permanenza sino ad oggi della comunità fondatrice - ha consentito parimenti anche la conservazione di gran parte dei valori immateriali e materiali in esso custoditi. La finalità che ha perseguito Padre Ferrara ha rispettato, quindi, l' interesse del monumento e della città in quanto ha significato soprattutto garanzia della continuità storica e culturale. L' abbandono del complesso da parte degli Oratoriani significherebbe, a mio avviso, un impoverimento del nostro patrimonio. I vergognosi furti scoperti in questi mesi dimostrano che la tutela è un complicato mix di rigore e di vigilata liberalità. Da un lato, infatti, l'interdizione assoluta ha portato alla conservazione del patrimonio mobile custodito nel complesso ma anche ad un inevitabile isolamento, a una gestione priva di prospettive; in pochi anni si è giunti di nuovo alla chiusura della Biblioteca e al deperimento del giardino di agrumi e di fiori, che per qualche anno un appassionato signore inglese ha curato come volontario ricevendo persino i complimenti del presidente Carlo Azeglio Ciampi in visita alla Quadreria. Dall' altro la recente gestione "aperta" ci ha illusi per l' apparente disponibilità che aveva offerto ma ha subdolamente "liberato" dalle antichee polverose scansie centinaia di libri preziosi indirizzandoli verso altri lidi e permesso l' imbarbarimento del giardino con l' immissione di nuove piante scelte con casualità e piantumate con disordine in un impianto che faceva del suo rigoroso sesto uno dei punti di forza. Le ultime polemiche sull' utilizzazione privata dei due chiostri per un matrimonio si inseriscono con coerenza nell' attuale dibattito sulla partecipazione dei privati alla gestione di un bene monumentale; anche in questo caso la giusta misura dovrebbe essere il parametro di riferimento. Condivido le preoccupazioni espresse da molti, soprattutto temo il monopolio delle élite, auspico una attenzione ai livelli di allarme e soprattutto la forma ideale di gestione, quella dello Stato al cento per cento. Tuttavia è ben noto che la critica situazione nazionale fa intravvedere prospettive ben diverse, che potremmo accettare con maggiore serenità se la partecipazione privata alla gestione eo alla fruizione del bene assumesse un significato nuovo, quello cioè di una risorsa da attivare con rigorosa vigilanza, senza abbuoni di sorta ma con la consapevolezza che può contribuire alla salvaguardia del nostro patrimonio.
NAPOLI - GIRTOLAMINI - Suggerimenti per la gestione
Il complesso dei Girolamini, una storica insula religiosa nel centro di Napoli, è stato di nuovo alla ribalta della cronaca dopo anni di silenzio. Il 20 ottobre 1994, il restaurato Aranceto è stato inaugurato e la biblioteca e la Quadreria sono state riaperte. Tuttavia, la gestione del complesso è stata oggetto di critiche. Il Conservatore Padre Giovanni Ferrara ha voluto mantenere l'inaccessibilità del complesso per proteggere il patrimonio culturale e storico. Tuttavia, la gestione è stata considerata troppo rigida e isolata, e ci sono state accuse di furti e abbandono del complesso.
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