A Montecitorio è crollata una porzione della volta di un salone. Non in un locale qualsiasi: in quello dove, il 2 giugno 1946, fu proclamata la Repubblica, con la lettura ufficiale dei dati del referendum istituzionale; si chiama «della Lupa», perché un bronzo ritrae appunto quella di Roma, con i gemelli che succhiano il latte. E per fortuna che è successo di notte, e quindi sotto non c'era nessuno: il salone ospita spessissimo manifestazioni, anche riunioni istituzionali. Ieri mattina, invece, gli addetti al palazzo hanno trovato per terra dei calcinacci, caduti dal soffitto alto 14 metri. Appartenevano al dipinto di Ignazio Perricci che si intitola «Allegoria di Roma», del 1884. «E' crollato circa un metro quadrato di una zona periferica, quasi senza figurazioni: c'erano solo l'ala di un angelo e una porzione di cielo», dice la direttrice regionale dei Beni culturali Federica Galloni, appena tornata da un sopralluogo con la soprintendente per i Beni architettonici di Roma, Maria Costanza Pierdominici, e tanti altri: «C'era il segretario generale della Camera dei Deputati, vari funzionari». La sala è la più ampia dell'ala berniniana; appartiene alla parte antica del palazzo, non all'ampliamento eseguito dal 1908 al 1918 da Ernesto Basile, quando la città diventa la Capitale d'Italia: siamo ancora (progetto del 1653, lavori conclusi appena nel 1694: le lungaggini c'erano già allora) quando l'immobile era sede dei tribunali pontifici, voluti qui da Innocenzo XII Pignatelli, e perciò si chiamava la Curia Innocenziana. Chi vorrà, potrà sprecare le battute: il Parlamento va in pezzi (e non è vero), o il crollo di Roma (intesa come la Allegoria). Ma la questione è invece più seria. Dice ancora Galloni: «La volta è sospesa a una travatura; non dovrebbe presentare problemi statici o strutturali: è stata oggetto d'un profondo consolidamento a cavallo degli Anni 50 e 60». Architetto, allora perché? «Penso a una contrazione della muratura, dovuta forse anche al gran caldo; a dei problemi quasi fisiologici». Oggi, la direzione regionale monterà un ponteggio, alto 14 metri: «Metteremo in sicurezza l'intero affresco, con un tavolato sospeso; ed esamineremo almeno i detriti di maggiore misura, per studiare se è possibile una parziale anastilosi», restauro con i frammenti originali. E poi? «La Camera cercherà dei fondi, forse al Provveditorato alle opere pubbliche, per il vero e proprio restauro: noi, infatti, non possediamo le risorse necessarie per farlo». Siamo al primo piano del palazzo, quello nobile. Accanto è la Biblioteca del Presidente della Camera, dove appunto si riunisce l'Ufficio di Presidenza. L'affresco occupa solo la parte centrale della volta: il resto è a motivi geometrici, con dei costoloni; frutto dell'aspetto che le si volle dare subito dopo l'Unità. Il danno non è grave; però costituisce una sorta di cartina di tornasole di tanti problemi che, in Italia, affannano i Beni culturali. L'artista è quasi un Carneade: neppure citato nei sette volumi del Dizionario dei Pittori Einaudi. Perricci nasce a Monopoli nel 1837 e muore a Napoli nel 1907. Più che un pittore, era un decoratore: nel 1856, affresca la volta di Castel Capuano a Napoli, il tribunale, la Sala della Gran Corte; in città avrebbe dopo insegnato Pittura ornamentale e decorativa all'Istituto di Belle Arti, e lavorato a lungo. Tanti altri palazzi; poi è al soldo dei Savoia. Progetta la culla di Vittorio Emanuele III; lavora alla Villa Reale di Monza; ma il suo acuto è la trasformazione della sala da pranzo dei principi Umberto e Margherita al Quirinale nella Sala da Ballo stile Luigi XV, la Sala degli Specchi. Due suoi dipinti vanno in mostra a Torino per l'Esposizione Universale del 1880; e quella di Montecitorio è una tra le sue opere estreme. Però, spiega l'architetto Galloni, «per evitare danni del tipo dell'attuale, servirebbero controlli e manutenzione. Anzi, in palazzi così grandi e importanti, occorrerebbe un piano di manutenzione, per dire, elemento per elemento, che cosa occorre fare, e con quale periodicità. Se no, si corre sempre dietro all'emergenza. Per intanto, ho chiesto che si compia una verifica anche delle altre volte del palazzo». E il nodo è proprio qui: in Italia, si è perduta la virtù della manutenzione, come usa chiamarla un grande studioso, Bruno Toscano. Anche perché i Beni culturali non hanno più né il personale, né i fondi. Quelli per la tutela, poiché di loro parliamo, erano quasi 336 mila euro nel 2004; oggi, invece, sono appena 131.339. In 11 anni, le risorse ministeriali, dallo 0,39 per cento del bilancio dello Stato, sono ormai decadute allo 0,19: percentuali da Anni 70, quando troppi musei erano chiusi, o, comunque, aperti fino alle 14. Nel 2000 erano oltre due milioni di euro; oggi, quasi il 40 per cento in meno. L'organico denuncia numerosi vuoti, e l'età media del personale ha raggiunto i 55 anni: non è nemmeno più possibile la banale «trasmissione dei saperi». Ora che questo stato di cose è entrato direttamente nel Palazzo (inteso come Montecitorio), qualcuno si accorgerà che la situazione si è fatta davvero insostenibile per quello che (una volta) i «grandtouristi» chiamavano il «Belpaese»?
CEDE AFFRESCO DELL'800 ALLA CAMERA. NESSUNO PROTEGGE PIU' LA NOSTRA ARTE
A Montecitorio, il salone della Lupa è stato colpito da un crollo della volta, che ha causato danni a un affresco di Ignazio Perricci, realizzato nel 1884. La direzione regionale dei Beni culturali ha annunciato che un ponteggio sarà montato per proteggere l'affresco e che un'indagine sarà condotta per studiare la possibilità di un restauro parziale. La Camera dei Deputati ha annunciato che cercherà di trovare fondi per il restauro, ma la situazione dei Beni culturali in Italia è critica, con risorse ridotte e personale invecchiato. La mancanza di manutenzione e di fondi sta causando danni a molti siti culturali. La situazione è considerata insostenibile e richiede una soluzione urgente.
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