ROMA. Tutti in piazza a Roma il prossimo 21 febbraio perché «la cultura costa ma l'incultura costa di più». Con queste parole d'ordine si terrà a piazza del Pantheon l'appuntamento clou di una lunga serie di manifestazioni che attraverseranno l'Italia in sostegno di quella «vertenza spettacolo» aperta circa un anno fa dall'Agis ed ora arrivata ad un momento cruciale. Di fronte ai tagli al Fus (il Fondo unico per lo spettacolo) e alla paralisi totale del settore alla quale il ministro Urbani non ha saputo dare alcuna risposta, l'Associazione di categoria si mobilita insieme a tante altre sigle del mondo dello spettacolo. In prima fila il «Comitato permanente di agitazione», raggruppamento di tutte le forze operative del cinema italiano - dagli autori, Anac, ai produttori indipendenti, agli elettricisti, ai macchinisti di scena fino agli scenografi e ai direttori di fotografìa - che anticipa l'appuntamento del 21 con un'altra grande mobilitazione al teatro Eliseo: lunedì 14 febbraio ore 21.30 Carla Fracci, Salvatore Accardo, Michele Campannella, sotto la «conduzione» di Ugo Gregoretti, animeranno una serata di «lotta» contro le politiche culturali di questo governo. O meglio, contro il «genocidio culturale» messo in atto da questo governo. Questo, infatti, è il tema centrale della vertenza dello spettacolo. Lo ribadisce Maurizio Scaparro, numero due dell'Agis: «Dobbiamo far capire anche ai media che siamo molti di più di qualsiasi audience televisiva. Dobbiamo dire a testa alta che il nostro è un lavoro importante e che lo spettacolo e la cultura sono un patrimonio per l'intero Paese». Non diversamente anche il presidente dell'Agis, Alberto Francesconi che sottolinea la necessità «che gli italiani ricostruiscano la coscienza civile dello spettacolo, altrimenti finiremo per diventare un paese solo di Grandi Fratelli, Isole dei Famosi e Ristoranti». Per questo, oltre ai grandi nomi della cultura e dello spettacolo che hanno già aderito - da Dario Fo ad Ennio Morricone -, le iniziative sono aperte soprattutto alla partecipazione del pubblico che può firmare l'«appello» sul sito www.agisweb.it, dove si legge: «lo spettacolo è un bene essenziale per i cittadini, che incide direttamente: sulla qualità della vita, sulla crescita civile, sull'aumento del benessere sociale, culturale ed economico. Uscire di casa è civiltà». Una «civiltà», invece, compromessa gravemente dalle politiche di questo governo. «Quando abbiamo cominciato a lanciare l'allarme, poco meno di un anno fa - spiega Alberto Francesconi - l'attenzione da parte delle istituzioni è stata immediata, tanto da aprire con noi un tavolo di consultazione al ministero sulle problematiche del Fus. Ma a distanza di pochi mesi la risposta è stata solo di tagli». Secondo le stime dell'Agis per il Fondo mancano nominalmente 35 milioni di euro, ma di fatto almeno 60, perché quest'anno sono in elenco anche enti e istituzioni prima finanziati con altre risorse. Risultato: un'«incertezza insostenibile» in tutti i campi dell'intrattenimento col rischio di lasciare a casa i 200.000 operatori del settore. Quindi via alle iniziative concrete. Alle battaglie di piazza che vanno sotto il nome di «Cento città per la cultura»; da Benevento a Corno, da Milano a Catanzaro un'infinità di manifestazioni, raccolte di firme e spettacoli, per fermare lo smantellamento dell'industria culturale del paese. A cominciare da Roma, dicevamo, dove al Pantheon, il 14 febbraio alle, 12, si daranno appuntamento tutti gli orchestrali italiani per un grande concerto in difesa della musica, così nel cuore di questo governo che ha in progetto di toglierla anche dall'insegnamento scolastico.