BOLOGNA, FERRARA, MANTOVA, MODENA E REGGIO EMILIA. Se la forte scossa del 20 maggio aveva messo in grave pericolo il patrimonio artistico dell'Emilia (cfr. lo scorso numero, p. 1), quelle terribili, superiori al quinto grado, che si sono succedute tra il 29 maggio e il 3 giugno lo hanno devastato. Tragico anzitutto il bilancio delle vittime, a oggi 27, cui si sono aggiunte centinaia di feriti e circa 15mila sfollati ospitati nelle tendopoli. In territori che, dal punto di vista economico, forniscono l' l del Prodotto interno lordo (Pil) italiano, un conto assai salato è pagato dal patrimonio culturale che, tra Emilia-Romagna e Lombardia, è capillarmente diffuso. Stando ai dati aggiornati a fine giugno, la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del-I 'Emilia-Romagna comunica che nelle quattro province più colpite (Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia) si sono prodotte 1335 segnalazioni di danni a beni mobili e immobili tutelati. Si tratta di 239 immobili di proprietà pubblica, 382 di appartenenza diocesana, 90 di proprietà privata e 25 archivi comunali e statali individuati dopo 332 sopralluoghi dei funzionari del Mibac. Dei 25 interventi ritenuti prioritari dalla Direzione regionale, di cui 14 terminati, ben 20 riguardano chiese: da quella di Casumaro (Fe) e della Natività Beata Vergine di Vigarano Mainarda (Fe) alla chiesa della Madonnina a Mirandola (Mo). Il pronto intervento del Mibac ha riguardato anche il contenuto degli edifici storici: finora sono stati recuperati 415 beni tra dipinti, sculture, arredi liturgici, paramenti e crocifissi. Molti centri storici dei Comuni lesionati hanno lo stesso aspetto che avevano, ricordano gli anziani, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale: la quasi totalità di chiese e palazzi storici risulta lesionata e un'altissima percentuale è a rischio crollo o necessita di interventi immediati di messa in sicurezza. Non va meglio nelle città capoluogo Mantova, Ferrara e Modena, dove praticamente ogni edificio antico del centro deL'hnbragat ra per mettete in si-carena I busto di Francesco I d'Este di Benid neo Galleria Estense a Modena, chiusa sta preoccupazione o è chiuso. Per il mantovano Palazzo Ducale, uno dei monumenti più celebri lesionati dal sisma primaverile, secondo le stime serviranno tra i 4 e i 5 milioni di euro per rimarginare le ferite che si sono verificate nelle zone della Corte nuova, della Sala dei marchesi, dei capitani e dei duchi e anche sullo Scalone d'Ercole, nella Galleria nuova e in quella del Pozzo. Intanto la soprintendente Giovanna Paolozzi Strozzi ha deciso di riaprire, per dare un segnale di ottimismo, cinque sale del palazzo gonza-ghesco al piano terra attraverso il Giardino dei Semplici. Ma i danni complessivi, per il solo patrimonio, salgono a centinaia di milioni di euro, con il ministro Lorenzo Orna-ghi che dichiara: «Il sisma è stato devastante. Le Soprintendenze stanno facendo un accurato lavoro considerando danno per danno». Il decreto di emergenza previsto dal Governo per i terremoti di maggio (pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» n. 131 del 7-6-2012) contempla 53 Comuni delle province di Modena, Bologna, Ferrara, Reggio Emilia, Rovigo e Mantova: per essi si fa riferimento (cfr. art. 4, comm. 2) alla «rimozione e ricovero dei beni culturali e archivistici mobili, di rimozione controllata e ricovero delle macerie selezionate del patrimonio culturale danneggiato, nonché per l'avvio degli interventi di ricostruzione, di ripristino, di conservazione, di restauro e di miglioramento strutturale del medesimo patrimonio, si provvede secondo le modalità stabilite d'intesa con il Ministero per i Beni e le Attività culturali, d'intesa con il presidente della Regione interessata, sia per far fronte agli interventi urgenti, sia per l'avvio di una successiva fase di ricostruzione». A pagare lo scotto principale dopo i nuovi sismi sono i beni culturali del modenese: 14 Comuni (si tratta di Bomporto, Camposanto, Carpi, Ca-vezzo, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, Novi di Modena, Ravarino, San Felice sul Pana-ro, San Possidonio, San Prospero e Soliera) dove sono praticamente inagibili tutte le chiese, spesso racchiuse in «zone rosse» non accessibili, e la quasi totalità dei palazzi antichi. Compiere un triste sopralluogo nei Comuni terremotati vuole dire praticamente realizzare un «Guida rossa» del patrimonio identitario quasi cancellato. Sul territorio agiscono le diocesi di Mode-na-Nonantola e di Carpi e i rispettivi responsabili, don Adriano Tollari e Alfonso Garuti, ricordano che il 90-95 degli edifici sacri risulta inagibile perché lesionato parzialmente o totalmente oppure crollato. Alcune chiese sono più importanti di altre, dal punto di vista storico artistico. A Carpi il vescovo della città Francesco Cavina dice che è a rischio immediato la cupola del Duomo, nata a partire dal progetto di Baldassarre Peruzzi del 1514 e completata nel XVIII secolo: «La Cattedrale è inagibile e pericolante e richiede un intervento urgente di messa in sicurezza». Nei centri limitrofi è crollata una chiesa su tre. Lo è quasi per intero il Duomo di Mirandola, costruito a partire dal 1470 dai principi Pico, così come la chiesa di S. Francesco, una delle più antiche d'Italia dell'Ordine. Ma molto altro non esiste più, dalla torre dei Modenesi di Finale Emilia del Duecento, al Duomo di San Felice, alla settecentesca Parrocchiale di Camposanto, alla coeva torre civica di Novi. Per fortuna i tanti quadri e sculture qui conservati sono stati posti in salvo. Il sisma ha fatto sentire i suoi effetti anche sui beni culturali posti a molte decine di chilometri dall'epicentro, come a Padova, dove le scosse hanno accentuato lesioni già presenti in due cupole della Basilica del Santo. E c'è un ulteriore aspetto, poco ricordato perché spesso si tratta di patrimonio non vincolato: decine di ville e rustici di campagna ottocenteschi sono caduti, causando una perdita storica ingente. Di questo aspetto si stanno incaricando le Università di Bologna (la Facoltà di Architettura ha messo in piedi un laboratorio coordinato da Matteo Agnoletto) e Berlino. Forse, infine, non si sarebbe sentita la mancanza delle proteste del governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni che ha sottolineato in una lettera al Governo la scarsa attenzione per; danni estesi alle zone lombarde: «Per ora, spiega il politico, sono stati messi a disposizione fondi soltanto per l'Emilia-Romagna, ma non ho motivo per ritenere che non ci siano altri fondi, egualmente ingenti dal punto di vista proporzionale, per le popolazioni del mantovano. La giunta regionale ha gid stanziato 43 milioni». Il governatore dell'Emilia Vasco Errani è stato nominato dal Governo «commissario straordinario per la ricostruzione», mentre la Direzione regionale dell'Emilia-Romagna ha stabilito nel Palazzo Ducale di Sassuolo (dove operano restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure e dell'Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro, ex Icr) la sede del restauro delle opere d'arte mobili lesionate: è qui, ad esempio, anche il Trittico del '500 firmato da Bernardino Loschi, salvato a Finale Emilia, e presto arriveranno da Bomporto le statue della Crocifissione di Antonio Begarelli. Per quanto riguarda il mantovano, le 96 opere d'arte, provenienti dagli oltre 100 edifici sacri considerati a rischio nell'area terremotata, sono state temporaneamente collocate nel Museo di Palazzo Ducale a Mantova e nel Museo di Suzzara.