Siamo stracolmi di bellezza. Ma non ci crediamo. E non ci investiamo. Non la valorizziamo. Non ce ne prendiamo cura. Non a sufficienza, perlomeno. Un paradosso tutto italiano che il Censis ha voluto investigare, quantificare, contabilizzare. Risultato? «Il valore aggiunto prodotto dai settori legati al bello era quasi il 7 del Pil nel 2000, oggi è sceso al 4,7», sentenzia la ricerca che il Censis ha realizzato per conto della Fondazione Marilena Ferrari che da sempre si occupa di arte e di bellezza come strumento di crescita socio-culturale. Non era facile fare questa ricerca ed elaborare questi calcoli, perché bisognava andare a mettere insieme tutto il bello del nostro paese, dai gioielli ai quadri, dal cibo alle Dolomiti, al turismo, agli arredi, ai monumenti. Il Censis ci è riuscito. E ha scoperto che ogni anno il valore aggiunto prodotto dalla bellezza in Italia è pari a 74,2 miliardi di euro. E che questo settore, alla fine, dà lavoro a un milione e 37o mila persone. Nel 2000 i miliardi erano 82 e gli occupati del settore quasi un milione e mezzo. Non è difficile fare la sottrazione: in dieci anni il contributo è sceso, in termini reali e deflazionati, di circa 8 miliardi e gli occupati sono diminuiti di oltre settantamila unità. E un risultato deprimente, visto così. «Sarebbe bello che finisse la miopia tipicamente italiana di sottovalutare la valenza economica della bellezza», commenta Marilena Ferrari. Poi spiega: «E importante che ci si cominci a credere nella bellezza del nostro Paese perché investire in questo settore significa investire nel nostro futuro». Non sono parole a vuoto, quelle di Marilena Ferrari. E basta vedere i dati contenuti nella ricerca del Censis per capire. Cifre che ci dicono, ad esempio, che oggi il nostro Paese è al primo posto assoluto nella classifica del turismo culturale. E che nel 2011 anche la spesa dei turisti è aumentata di ben il 5,3. Nella classifica dei Paesi con la maggiore attività turistica nell'ultimo armo siamo passati dalla dodicesima alla decima posizione. Non solo: come esportatori di beni creativi l'Italia è al quarto posto del mondo con 23 miliardi di dollari. E fra i paesi del G8 siamo i primi esportatori del design con 19 miliardi di dollari. Eppure non riusciamo a sfruttare tutta questa bellezza. Forse basterebbe cominciare a guardare i conti del ministero che più si dovrebbe curare dei nostri gioielli: il ministero dei Beni Culturali. Il bilancio del dicastero di piazza del Collegio Romano negli ultimi dieci anni è diminuito addirittura del 36. E questo quando ben oltre il 30 dei turisti che arrivano nel nostro Paese hanno come unica meta proprio le città d'arte. Ma non è certo questo l'unico problema. Diamo uno sguardo alle produzioni dei settori belli. I gioielli? Noi abbiamo perso il 4,5 mentre gli Stati Uniti ne hanno guadagnato il 4. E le scarpe? Siamo riusciti a perdere il 4 nel settore che ci fa belli nel mondo intero. Anche l'arredamento ci ha dato non pochi problemi. Le tipiche piastrelle e maioliche italiane? La loro produzione è diminuita del 3,8 a fronte di un Paese come la Germania che ne ha guadagnato il 4. Uno smacco che con i tedeschi si è ripetuto anche in un altro settore dove siamo da sempre i leader mondiali: l'abbigliamento. L'Italia è riuscita a perdere 1'1,5 del mercato mondiale mentre la Germania ne ha guadagnato l'1,4. Non era mai successo prima di adesso.