«Sia ben chiaro il cemento armato con il quale è stato trasformato negli anni Trenta questo edificio non è e non vuole essere un alibi, ma è altresì vero che ci offre libertà di manovra». Ippolito Pestellini Laparelli è il rappresentante dello Studio Orna dell'archistar Rem Koohlaas. E lui ad avere - su mandato dell'architetto olandese - la "patata bollente" del Fontego dei Tedeschi. «Ci hanno chiesto di salvaguardare anche i coppi - sottolinea con un pizzico di ironia - senza pensare che questi nella maggior parte riportano incisa la data del 1950, oppure del 1965...». Ma al di là delle battute, Pestellini ha ribadito come il Fontego, dalla metà dell'Ottocento in poi, e soprattutto dagli anni Trenta del Novecento, sia stato radicalmente trasformato. «11 problema è che si difende un'immagine di Venezia eo del Fonte-go che non è. E una sorta di "feticcio" che però non ha alcuna caratura reale. Attraverso i nostri rilievi abbiamo potuto verificare che le testimonianze antiche sono veramente esigue (giochi incisi sul marmo delle balaustre, ad esempio), ma in realtà fino a tempi recenti, gli interni del Fontego sono stati radicalmente modificati ad uso e consumo delle Poste».