Il chiostro maiolicato d'ingresso è guardato a vista dai sei dipendenti del ministero applicati nello storico edificio di via Duomo, ma in organico al museo di Capodimonte. Il deserto del complesso monumentale dei Girolamini, chiuso al pubblico da tempo, si anima per una mattinata. Arriva il ministro Lorenzo Omaghi e incontra il procuratore capo Giovanni Colangelo che ècon il procuratore a g unto Gianni Melillo. Con loro, anche Mauro Giancaspro, direttore della biblioteca nazionale e custode giudiziario, senza alcuna gratifica economica aggiunta, della biblioteca dei Girolamini. Dopo il terremoto che due mesi fa ha portato all'arresto dell'allora direttore Massimo Marino De Caro, accusato di aver trafugato migliaia di rari volumi antichi, è arrivato il momento di fare il punto su un patrimonio artistico-culturale che farebbe invidia a qualsiasi città. E non a caso, durante la riunione, al portone si affacciano decine di turisti chiedendo di poter visitare il chiostro. Devono fare marcia indietro. Delusi e senza comprendere i motivi del rifiuto. Poco meno di un'ora nella sala della Quadreria dove spiccano i quadri di Francesco Solimena, Luca Giordano, Massimo Stanzione, per decidere il futuro del complesso monumentale, capire quando sarà riaperto al pubblico, verificare se ci sono soldi per mettere in sicurezza ambienti a rischio come il chiostro degli aranci che ha un'intera balaustra scoperta, comprendere il destino dei libri trafugati, ritrovati tra Veneto, Lombardia e Germania. La riunione termina, il ministro tecnico ai Beni culturali ammette che, alla luce di quanto è accaduto, al suo insediamento fu «un errore» confermare De Caro alla direzione della biblioteca dei Girolamini. Poi aggiunge: «Dobbiamo portare al più presto questo complesso, come altri dieci nella stessa situazione, alla fluitone del pubblico. Le risorse vanno trovate, ma i lavori potranno iniziare solo dopo il dissequestro». II ministro parla a raffica e si lascia andare a considerazioni: «L'attuale condizione è intollerabile. Abbiamo il sequestro giudiziario della biblioteca e situazioni logistiche di non sicurezza da sanare negli altri luoghi del complesso. In tempi ragionevoli affronteremo la questione, dando priorità alla biblioteca che portere mo agli antichi splendori». Sui libri trafugati e sulla gestione dell'allora direttore De Caro, rimasto in carica per undici mesi, oltre all'inchiesta giudiziaria della Procura di Napoli c'è un'indagine amministrativa del ministero. I due accertamenti vanno coordinati e nella riunione se ne è parlato. Spiega il procuratore capo Giovanni Colangelo: «Non possiamo certo ipotizzare i tempi della nostra inchiesta, che è molto complessa. Il ministero ha al lavoro una vera task force, che dovrà stimare anche il patrimonio culturale danneggiato. Per ora, tutto resta sotto sequestro e i tempi non siamo in grado di prevederli. La riunione è stata molto utile». Alla biblioteca nazionale sono appoggiati, sotto la custodia giudiziaria del direttore Giancaspro e delle funzionarie Alessandra Serena Lucianelli e Vittoria Colucci, i 2208 libri ritrovati in un deposito privato nel Veneto. Man mano che arriveranno gli altri libri, saranno sempre sistemati alla biblioteca nazionale in attesa del loro trasferimento ai Girolamini. Ci sono pezzi rari e di gran pregio. Come i nove volumi a pergamena dell'eAntichità di Ercolano» del 1757, o due tomi di Locke del 1749. C'è il problema biblioteca e c'è il destino del complesso monumentale che fu fondato nel 1586 dall'ordine religioso di San Filippo Neri. Gestione e proprietà non sono nelle stesse mani. Da qui la necessità di un raccordo. Spiega il ministro Ornaghi: Abbia-mo competenza su alcune cose, non su tutto il complesso. Ho detto no alla richiesta di celebrare un matrimonio qui, ma questo non significa che il ministero sia proprietario del complesso, di cui è titolare l'ordine religioso».