La Banca centrale europea, la Commissione europea, la Corte del Conti. Tutte e tre hanno espresso il proprio apprezzamento per la spending review del governo Monti che, quindi, incassa con il plauso internazionale anche la il placet della massima magistratura contabile: in una giornata cruciale e dopo un week end segnato da polemiche, è un bel successo. Anche se queste istituzioni, che hanno parlato spendendo l'autorità dei loro rispettivi vertici, non è che si siano sperticate in lodi prolisse: una battuta ciascuno, ma netta e incontrovertibile. «La spending review consentirà all'Italia di raggiungere gli obiettivi di bilancio». Punto. Non una parola di più. Ma a pronunciare questa frase è Mario Draghi e l'uditorio è quello del parlamento europeo di Strasburgo, dove le parole contano e il peso specifico di quelle di Draghi viene soppesato in tutta la sua rilevanza. A Bruxelles, nel frattempo, il vicepresidente della Commissione europea, 011i Rhen, fa sapere attraverso il suo portavoce Simone O'Connor come «il decreto legge sulla spending review sia in linea con le raccomandazioni dell'Ecofin». E questo mentre il presidente Monti è a Bruxelles proprio per una riunione dell'Eurogruppo e oggi parteciperà a quella dell'Ecofm: un viatico. In questo quadro è arrivato anche l'apprezzamento del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, secondo il quale la revisione di spesa in atto è «uno dei primi provvedimenti in cui si va verso una revisione qualitativa della spesa, ed è l'inizio di un procedimento virtuoso che la Corte ha sempre auspicato». Il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, ha parlato agli industriali a Mestre, e nel replicare alle polemiche del leader di Confindustria, Squinzi, ha sottolineato l'apprezzamento che viene da organismi internazionali alle misure del governo: «Guai a non valorizzare il lavoro fatto, che l'Europa ci riconosce e che certe volte, come l'altro giorno, ci viene un po' banalizzato». I partiti, dopo avere esaminato il decreto assegnato in prima lettura alla Commissione Bilancio del Senato, fanno le prime valutazioni. «Scelte dolorose ma inevitabili. Bisogna essere comprensivi con il Governo» ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Fabrizio Ciechitto, Presidente dei deputati Pdl, chiede parità di trattamento con il Pd. «Il Pd può modificare in Parlamento i provvedimenti, mentre il Pdl non può perché interviene la mozione di fiducia». Le autonomie locali, che vedono assottigliarsi il loro bilancio già più volte eroso, si dispongono ad un contenzioso aspro: il leghista Zaia, governatore del Veneto, annuncia che ricorrerà alla Corte Costituzionale contro il provvedimento. Il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, si impegna a garantire ai cittadini tutti i servizi sanitari. Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sel, stigmatizza la norma come «una manovra di indole tra-montiana». Va registrata anche la protesta di un gruppo di intellettuali che ha inviato una lettera sia al capo dello Stato che al presidente del Consiglio, per rivedere i tagli alla cultura: «No a nuovi tagli alla già boccheggiante tutela dei beni culturali e paesaggistici. No al suo assurdo annegamento nell'apparato burocratico». A firmare l'appello, alte personalità della vita intellettuale italiana, da Vittorio Emiliani a Salvatore Settis, da Alberto Asor Rosa a Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Furio Colombo, Chiara Valentini, Carmine Donzelli.