Una levata di scudi contro i tagli alla cultura previsti dalla spending review. Perché non si può mettere definitivamente al tappeto una risorsa del Paese, un patrimoniocheinvecevavalorizzato: «L'Italia ha bisogno di una vera rinascita culturale». È il cuore della lunga lettera-appello rivolta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidentedel Consiglio Mario Monti. Destinatari anche sindacati e partiti. Firmatari oltre cento intellettuali e associazioni del mondo dell'arte, della cultura e dello spettacolo che mettono in guardia contro gli effetti della revisione della spesa pubblica sulla tutela dei beni artistici e del territorio. Una stretta che riguarderà fondi e personale dei ministeri tra cui anche il Mibac (ministero dei Beni culturali). Quindi, dopo i professionisti,gli avvocati,i farmacisti e le imprese del farmaco, il mondo della ricerca, l'allarme tocca anche il già fragile mondo della cultura. Ieri la lettera-altolà che dice «no a nuovi tagli alla già boccheggiante tutela dei beni culturali e paesaggistici, al suo assurdo annegamento nell'apparato burocratico». Tra le firme più note quella di Vittorio Emiliani, Salvatore Settis, Alberto Asor Rosa, Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Furio Colombo, Chiara Valentia, Carmine Donzelli. Numero che continua a crescere in queste ore perché il rischio, avvertono, è che «nuovi colpi di accetta sui pochi fondi disponibili e nuovi vuoti nella rete della tutela aggraverebbero in modo irreversibile una situazione, già vicina al coma». La stretta infatti riguarderà conti e personale. Per ora le stime parlano per il Mibac di ulteriori riduzioni da 47,8 milioni per il bilancio 2o13 e9,4 milioni per il bilancio 2014. Su un bilancio da poco più di un miliardo e 37o milioni e circa 18mila dipendenti. «Noi non siamo contro lo snellimento del sistema o una riduzione di sprechi e duplicazioni che certamente ci sono state - precisa Vittorio Emiliani promotore dell'appello - ma queste cose vanno fatte con criterio, dopo uno studio attento dei numeri, la fretta può creare grossi problemi». Ma soprattutto mettere in ginocchio un sistema già duramente provato. Temi già sottolineati dal Manifesto per la Cultura lanciato dal Sole-24 Ore il i9 febbraio scorso per ribadire quanto «occorra una rivoluzione copernicana» nel rapporto tra cultura e sviluppo. «I fondi e il personale dedicati alla tutela del territorio non vanno toccati-incalza Emiliani-anzi la tutelava valorizzata». Insomma i beni culturali hannogià dato: no ai tagli, scrivono i cento intellettuali a Monti e Napolitano, sì invece «aduna vera rinascita culturale». Stigmatizzando facili luoghi comuni si sottolinea l'esigenza diuna «seria e trasparente politica di detassazione per le donazioni e per gli investimenti privati nei beni culturali». I firmatari dell'appello si dicono poi favorevoli «ad una riorganizzazione in senso tecnico» dell'amministrazione dei Beni culturali «che la renda più snella, che semplifichi le procedure di spesa ». Insomma, la stella polare deve essere «una vera, generalizzata politica di tutela dei beni culturali è l'opposto di una politica che riduce fondi, mezzi, strutture».culturali hannogià dato: no ai tagli, scrivono i cento intellettuali a Monti e Napolitano, sì invece «aduna vera rinascita culturale». Stigmatizzando facili luoghi comuni si sottolinea l'esigenza diuna «seria e trasparente politica di detassazione per le donazioni e per gli investimenti privati nei beni culturali». I firmatari dell'appello si dicono poi favorevoli «ad una riorganizzazione in senso tecnico» dell'amministrazione dei Beni culturali «che la renda più snella, che semplifichi le procedure di spesa ». Insomma, la stella polare deve essere «una vera, generalizzata politica di tutela dei beni culturali è l'opposto di una politica che riduce fondi, mezzi, strutture».