«L'industria della cultura e del turismo a Napoli deve fondarsi sul patrimonio della città e su politiche moderne, efficaci di promozione, gestione e partnership. Quello che immagino è un patto da sottoscrivere tra pubblico e privato per un grande progetto di adozione della cultura a Napoli. Così Antonella Di Nocera, assessore comunale alla Cultura, al Mattino. A un anno dall'insediamento della giunta arancione, i grandi eventi sono stati quasi tutti sportivi. «Ma ora si lavora ai progetti permanenti, tra beni culturale e turismo, anche elaborando percorsi nuovi per individuare risorse e coinvolgere la società civile. Io concentro il mio lavoro su questo». Antonella Di Nocera guida un assessorato comunale, quello alla Cultura, che finora, a un anno dall'insediamento a Palazzo San Giacomo, non è stato tra i più visibili della rivoluzione arancione. «Ma abbiamo molto in cantiere» spiega «e abbiamo definito i criteri generali della nostra politica culturale» Finora questa giunta ha promosso, quasi esclusivamente, eventi di natura sportiva (Coppa America, di beach volley, Giro d'Italia, Coppa Davis). Il piatto più strettamente culturale piange. «Gli eventi di questo genere stanno contribuendo a far viaggiare una nuova immagine della città. Era necessario. L'incremento dei flussi turistici lo dimostra. Ma accanto a questo si lavora ai progetti permanenti, vissuti da tutta la comunità cittadina e capaci di consolidare una vivibilità ordinaria, nonché per quell'indotto che proviene dal legame indissolubile tra beni culturali e turismo, anche elaborando percorsi nuovi per individuare risorse e coinvolgere la società civile. Io concentro il mio lavoro su questo». Per esempio? «Le risorse. I tempi in cui con i fondi ordinari si riusciva ad amministrare sono finiti per sempre. Il budget per la cultura è irrisorio, inverosimilmente esiguo rispetto al potenziale della città. È indispensabile attivare nuove modalità perché attraverso una visione nuova della funzione del patrimonio culturale. materiale e immateriale, si possa immaginare una città all'altezza del compito che le spetta». Si sente continuamente parlare di progetti da realizzare senza capire con quali investimenti. «L'industria della cultura e del turismo a Napoli deve fondarsi sul patrimonio della città e su politiche moderne, efficaci di promozione, gestione e partnership. Quello che immagino è un patto da sottoscrivere tra pubblico e privato per un grande progetto di adozione della cultura nella città di Napoli. Questa può avvenire in due modi». Quali? «Da un lato, per i progetti di minore dimensione ma diffusi sul territorio, costruendo una gestione partecipata tra il pubblico che si occupa del bene e della sua gestione patrimoniale, ed enti, gruppi di giovani, associazioni, cooperative». E l'altro modo? «Per i grandi edifici monumentali, ex conventi del centro storico che nascondono meraviglie, i cortili immersi tra le mura antiche, le aree archeologiche, gli ipogei e palazzi storici, servono azioni congiunte tra il pubblico, proprietario del bene (che non sempre è il Comune), e privati disposti ad investire sulla base di una progetto coerente con la scelta strategica di Napoli città culturale e turistica». State già pensando a qualcosa di specifico? «Penso al Cimitero delle Fontanelle e in generale nella Sanità che è diventata un esempio positivo in tal senso. Ma potrei citare tanti altri "attrattori": la zona Mercato con il complesso monumentale di Sant'Eligio e le altre chiese, del Carmine, Santa Croce, San Giovanni a Mare: proprio qui, con alcune risorse per un bando per i giovani del Wwf, apriremo dei laboratori su arte e mestieri. E poi l'area di Castel Capuano con Santa Caterina a Formiello, San Giovanni a Carbonara e i giardini di Re Ladislao. Oltre che naturalmente i Decumani, dove tra gli altri tesori teniamo aperto l'ex convento San Domenico Maggiore inaugurato nel Ma o, che in attesa dei fondi regionali per il Museo della Musica, può essere luogo di grande respiro per esposizioni e eventi di qualità. Dobbiamo realizzare il Parco della Memoria e della Resistenza, assicurare spazi adeguati alla collezione di Roberto De Simone, dare concretezza alla grande biblioteca di Gerardo Marotta, creare luoghi vivi nel presente perle eccellenze della storia di Napoli, da Eduardo, a Totò, a Caruso che sono poi luoghi di sicuro indotto turistico». Il Madre, che appartiene alla Regione, è stato parzialmente murato, senza che il Comune muovesse un dito. Ma pure il Pan che appartiene al Comune è un museo a dir poco inerte. «Vorrei chiarire una volta per tutte che il Pan non è un museo. Non ha mai avuto una collezione. L'aggettivo inerte, poi, non credo si addica a un luogo che ha visto oltre 50mila presenze nel corso di questo primo semestre 2012. Il Pan ha intrapreso un serio percorso di riappropriazione d'identità come casa dei linguaggi contemporanei che oggi dialoga con la Casina della Musica e della narrazione (nella Casina Pompeiana) e domani con la Casa del Cinema e della Comunicazione (nella Casina del Boschetto). Un polo delle arti contemporanee da grande capitale europea a ridosso del lungomare più bello del mondo». E il Madre? «L'esperienza del Madre è importante: ma tra i miei 500 file mentali aperti, almeno questo non c'è». Sognare è facile. Ma purtroppo, come in un gioco dell'oca, torniamo alle risorse. Da dove tirarle fuori? «È per questo che ho parlato di un patto sulla cultura. Ogni pezzo di città può diventare un nucleo autopropulsivo se parte un progetto mirato, senza attendere fondi che arrivano dopo anni e che intanto producono sfiducia e immobilismo, ma con le risorse vere e disponibili (economiche, umane, creative) da cui chi investe può toccare subito i risultati del proprio lavoro scatenando una reazione positiva. Quella che serve, capace di produrre motivazione, posti di lavoro, fiducia. Con l'ultima manovra di bilancio abbiamo finalmente approvato il regolamento delle sponsorizzazioni. Ora si deve superare la ritrosia della burocrazia a sperimentare questi nuovi essenziali strumenti». Assessore, ma in tutto questo, continuano a girare voci di un rimpasto comunale che la vedrebbe fuori della giunta. Tutto questo resterà nel cassetto? «Il rimpasto è l'ultima delle mie preoccupazioni. Ho conosciuto il sindaco nell'aprile dell'anno scorso e ho ammirato il suo coraggio nel conferire un incarico così importante a un'outsider della politica. Mi sono messa a disposizione della città e del sindaco, che in qualsiasi momento lo riterrà opportuno potrà restituirmi al mio lavoro e alla mia famiglia, ma sono sicura che se questo avverrà lo dirà a me non ai giornali. Credo che l'agenda e il lavoro di un amministratore non debbano essere dettati dagli annunci sui media: né i propri, né quelli degli altri».
napoli. Di Nocera: Monumenti da adottare avanti privati
L'assessore comunale alla Cultura, Antonella Di Nocera, sostiene che l'industria della cultura e del turismo a Napoli deve fondarsi sul patrimonio della città e su politiche moderne, efficaci di promozione, gestione e partnership. Ha definito i criteri generali della politica culturale della giunta e ha lavorato ai progetti permanenti, come la creazione di percorsi nuovi per individuare risorse e coinvolgere la società civile. Ha anche parlato di un patto tra pubblico e privato per un grande progetto di adozione della cultura a Napoli. Ha menzionato alcuni esempi di progetti, come il Cimitero delle Fontanelle, la zona Mercato, Castel Capuano e il Pan.
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