Ai titolari spetta decidere nei prossimi tre mesi come realizzarli. Si salvano soltanto gli Interni Roma. Non solo riduzioni mirate, chiusure di società. accorpamento di enti. I ministeri saranno messi a dieta anche con tagli "orizzontali" già utilizzati nel passato, anche se la modulazione è differenziata tra ministero e ministero. Con due diverse norme, articolate in due tabelle, i ministero dovranno tagliare 2,1 miliardi a partire dal 2013. Il decreto sulla spending review pubblicato in Gazzetta, e da subito in vigore, contiene anche un'altra novità, rispetto al testo finale, nei due articoli "tecnici" aggiunti alla fine, il "saldo" è diverso da quello indicato dal governo al termine del consiglio dei ministri. I risparmi indicati nell'articolo di "copertura" si fermano infatti a circa 3,8 miliardi nel 2013, contro i 4,5 miliardi inizialmente indicati per "finanziare" lo stop all'aumento di due punti dell'Iva dall'inizio di ottobre. Sostanzialmente immutato, invece, è l'impatto per il 2013, che si attesta attorno ai 10,5 miliardi, e per il 2014, quando si superano gli 11,1 miliardi di euro. Parte dei risparmi vengono realizzati proprio con poste contabili per ora solo indicate a danno dei ministeri, che dovranno però decidere se rimodulare gli importi o come stabilire una diversa ripartizione dei tagli. Non c'è una decisione di taglio "lineare" percentuale uguale per tutti, ma certo viene fissato un importo generico a cui il diverso dicastero dovrà adeguarsi. La prima norma riguarda i risparmi sulle spese di beni e servizi, che sono già stati identificati e peri quali i ministeri avranno tempo solo fino al 10 settembre per proporre una differente ripartizione. Si tratta di 121 milioni per il 2012 che salgono a 615 milioni nei due anni successivi. Ma la scure più tagliente è quella che si abbatterà con la prossima legge di stabilità. L'ulteriore risparmio, in termini di deficit pubblico, è di poco superiore a 1,5 miliardi l'anno per i triennio 2013-15. La cifra è appostata e in attesa di migliore definizione, ma non è un impegno meno imperativo per i ministeri. Viene infatti stabilito che "i ministri competenti propongono in sede di predisposizione del disegno di legge di stabilità gli interventi corretti necessari per realizzare gli obiettivi" fissati dalla tabella. Ma anche che "nelle more, il ministro dell'Economia è autorizzato ad accantonare e rendere indisponibili, nell'ambito delle spese rimodulabili, un ammontare di spesa pari a quello indicato". Come dire, i tagli sono questi, ai ministri spetta decidere, nei prossimi tre mesi, come realizzarli. In totale si tratta di 4,5 miliardi: 1.574 milioni nel 2013, per poi salire a 1574,5 milioni nel 2014 e nel 2015. L'unico a salvarsi è il ministero degli Interni. Già dal prossimo anno, per citare i capitoli maggiori, si va dai 615 milioni del ministero dell'Economia (che fa però da ministero di spesa anche per i dicasteri senza portafoglio e per le altre articolazioni dello Stato centrale) ai 203 milioni della Difesa, dai 178 milioni per la parte Infrastrutture del ministero dello Sviluppo economico ai 157 di quello dell'Istruzione e a 128 di quello della Difesa. Più sottili i tagli agli altri ministeri che, del resto, hanno una minore quota di spesa pubblica. La riduzione è di 45,4 milioni perla parte "Industria" del ministero dello Sviluppo economico, di 41,6 milioni per il ministero del Welfare, di 23 milioni per gli Affari esteri, di 19,8 milioni per l'Ambiente, di 13,6 per le Politiche agricole, di 47,8 per i Beni culturali e di 55,3 mln per la Salute.